di Giancarlo Liuzzi - foto Rafael La Perna

Piazzale Locchi: quell'angolo di Bari che racconta la storia dei quartieri Carrassi e San Pasquale
BARI – Un angolo della città adibito da sempre a parcheggio e a strada a scorrimento veloce, ma che racconta la storia dei quartieri Carrassi e San Pasquale di Bari. Parliamo di piazzale Vittorio Locchi, uno slargo all’apparenza anonimo che però a ben vedere è circondato da una masseria ottocentesca, da vicoletti pittoreschi, da edicole artistiche e da eleganti villini. (Vedi foto galleria)

L’area è posta proprio al confine tra Carrassi e San Pasquale: rioni del capoluogo pugliese nati tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 che, a causa della foga edilizia innescatasi a Bari a partire dal Dopoguerra, hanno perso i tratti originari che li caratterizzavano.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Piazzale Locchi però, come detto, è riuscito a conservare alcune particolarità della Bari “extramurale”. Ben venga quindi che sia stato inserito nell’ambito del progetto di riqualificazione di via Postiglione e via Amendola. Lavori che trasformeranno l’area in un nuovo luogo di comunità con arredi, giostrine e verde urbano attrezzato, eliminando la sosta auto selvaggia che l’aveva caratterizzata fino ad oggi.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Per accedere a piazzale Locchi, partendo da Parco 2 Giugno, imbocchiamo viale della Repubblica. Dopo 600 metri giriamo a destra, per ritrovarci all’interno dello slargo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Notiamo subito come la zona sia leggermente sopraelevata. Siamo infatti sul Mons Iudeorum (Monte dei Giudei), una collinetta abitata sin dall’età romana dalle comunità ebraiche e utilizzata anche a scopo funerario. Nella prima metà del ‘900 nel sottosuolo furono trovati diversi ipogei e catacombe contenenti lastre tombali e sepolture datate tra il VI e il IX secolo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Se i preziosi reperti vennero recuperati e sono oggi visibili nei musei cittadini, gli ambienti sotterranei furono invece interrati e su di essi costruiti alti palazzi residenziali.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Proprio quelli che svettano con il loro cemento sulla nostra destra. Uno dei condomini è però arricchito da una nicchia dorata posta tra due portafiori in ferro. Si tratta di una edicola religiosa del pittore Umberto Colonna raffigurante la Madonna con Bambino. L’opera, inaugurata il 12 settembre 1954, si trovava originariamente su un tronetto marmoreo prima di essere affissa al muro, in seguito alla costruzione del palazzo dove è collocata.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Sulla sinistra invece piazzale Locchi ha tutt’altro aspetto, caratterizzato com’è da edifici ben più antichi: tra i primi a nascere in questa zona cittadina.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Partiamo dai due villini ex postelegrafonici in stile liberty che si affacciano sullo slargo. Sono tra i pochi rimasti delle venti dimore realizzate tra il 1922 e il 1924, la maggior parte delle quali demolite tra gli anni 60 e 70.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)


Le eleganti residenze con giardino, ispirate alle Garden cities inglesi di metà Ottocento, furono innalzate per fornire alloggio ai funzionari della “Postelegrafonica”. Di colore chiaro e sviluppati su due livelli con mansarda, colpiscono per i raffinati decori che ne impreziosiscono la facciata e per i minuti ma verdeggianti cortili cinti da graziose cancellate.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Spostando il nostro sguardo sulla destra ecco un massiccio edificio di color salmone dall’aspetto ottocentesco. Dell’immobile, oggi abitato, non abbiamo molte informazioni: sappiamo che veniva chiamato Masseria Barbera e che a metà del secolo scorso risultava di proprietà della famiglia Santamato.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Negli anni 50 e 60 davanti a questo fabbricato noi ragazzi del quartiere ci incontravamo per giocare – ricorda l’80enne Saverio Sabini, residente a Carrassi -. Allora c’era anche una pompa di benzina della Fina e un muretto in pietra su cui trascorrevano ore intere dopo lunghe partite di calcio».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Di certo si tratta di uno degli edifici più antichi di Carrassi e San Pasquale, costruito quando qui c’era solo tanta campagna. Vista la vicinanza con arterie importanti che conducevano nei paesi limitrofi, è possibile che trattasse di una stazione di posta per cavalli, utilizzata da commercianti e viaggiatori che percorrevano le vie rurali.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

La dimora sembra come divisa in due. La parte anteriore ha una facciata dal colore salmone con finiture bianche ed è contraddistinta da tre ampi finestroni architravati con persiane scure e da una lunga balconata che sovrasta il grande cancello di ingresso.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

La parte interna invece, che si sviluppa attorno a una corte, si presenta invece con muratura a vista e finestre ad arco. Alzando lo sguardo scorgiamo, in alto sulla destra, addirittura un piccolo torrino.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ci spostiamo ora sul lato sinistro della struttura che si affaccia su via Leopoldo Franchetti. Qui un’arcata in bugnato diamantato, forse l’antico ingresso, è sovrastata da un balcone sorretto da massicci mensoloni.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Alle spalle dell’immobile ci imbattiamo invece in una finestra murata, nascosta da piante, che custodisce una testa di leone. Mentre un grazioso putto veglia su un ingresso secondario, costituito da una porticina grigia.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

La restante parte dell’edificio è chiusa da un ampio cancello oltre il quale intravediamo alcuni locali a piano terra con antiche arcate sovrapposte, in parte murate.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ritorniamo sui nostri passi e, ripercorrendo via Franchetti, notiamo come l’angolo con via Galiani sia caratterizzato da una graziosa e bassa palazzina. Ha un basamento in pietra e un elegante ingresso angolare impreziosito da un timpano spezzato con al centro un decoro floreale. Dopo una recente ristrutturazione appare oggi di color rosso, mentre fino a poco tempo fa era tinteggiata di verde.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Imbocchiamo infine la stretta e breve via Galiani, la quale in soli 40 metri accoglie il prospetto laterale di uno dei villini ex postelegrafonici, una villetta rosa a un piano e infine una palazzina di inizio 900 su tre livelli. Un “piccolo mondo antico” sopravvissuto a decenni di distruzioni e di nuove edificazioni.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

(Vedi galleria fotografica)


© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita
Un angolo della città adibito a parcheggio e a strada a scorrimento veloce, ma che racconta la storia dei quartieri Carrassi e San Pasquale di Bari
Parliamo di piazzale Vittorio Locchi, uno slargo circondato da una masseria ottocentesca, da vicoletti pittoreschi, da edicole artistiche e da eleganti villini
L’area è posta proprio al confine tra Carrassi e San Pasquale: rioni che hanno perso i tratti originari che li caratterizzavano. Piazzale Locchi però è riuscito a conservare alcune particolarità della Bari “extramurale”
Ben venga quindi che sia stato inserito nell’ambito di un progetto di riqualificazione che lo trasformeranno in un nuovo luogo di comunità con arredi, giostrine e verde urbano attrezzato
Per accedere a piazzale Locchi, partendo da Parco 2 Giugno, imbocchiamo viale della Repubblica. Dopo 600 metri giriamo a destra...
...per ritrovarci all’interno dello slargo
Notiamo subito come la zona sia leggermente sopraelevata. Siamo infatti sul Mons Iudeorum (Monte dei Giudei), una collinetta abitata sin dall’età romana dalle comunità ebraiche e utilizzata anche a scopo funerario
Nella prima metà del ‘900 nel sottosuolo furono trovati diversi ipogei e catacombe contenenti lastre tombali e sepolture datate tra il VI e il IX secolo
Se i preziosi reperti vennero recuperati e sono oggi visibili nei musei cittadini, gli ambienti sotterranei furono invece interrati e su di essi costruiti alti palazzi residenziali
Proprio quelli che svettano con il loro cemento sulla nostra destra
Uno dei condomini è però arricchito da una nicchia dorata posta tra due portafiori in ferro...
...si tratta di una edicola religiosa del pittore Umberto Colonna raffigurante la Madonna con Bambino. L’opera, inaugurata il 12 settembre 1954, si trovava originariamente su un tronetto marmoreo prima di essere affissa al muro
Sulla sinistra invece piazzale Locchi ha tutt’altro aspetto, caratterizzato com’è da edifici ben più antichi
Partiamo dai due villini ex postelegrafonici in stile liberty che si affacciano sullo slargo
Sono tra i pochi rimasti delle venti dimore realizzate tra il 1922 e il 1924, la maggior parte delle quali demolite tra gli anni 60 e 70
Le eleganti residenze con giardino, ispirate alle Garden cities inglesi di metà Ottocento, furono innalzate per fornire alloggio ai funzionari della “Postelegrafonica”
Di colore chiaro e sviluppati su due livelli con mansarda, colpiscono per i raffinati decori che ne impreziosiscono la facciata e per i minuti ma verdeggianti cortili cinti da graziose cancellate
Spostando il nostro sguardo sulla destra ecco un massiccio edificio di color salmone dall’aspetto ottocentesco. Dell’immobile, oggi abitato, non abbiamo molte informazioni: sappiamo però che veniva chiamato Masseria Barbera
La dimora sembra come divisa in due. La parte anteriore ha una facciata dal colore salmone con finiture bianche ed è contraddistinta da tre ampi finestroni architravati con persiane scure...
...e da una lunga balconata...
...che sovrasta il grande cancello di ingresso
La parte interna invece, che si sviluppa attorno a una corte, si presenta invece con muratura a vista e finestre ad arco
Alzando lo sguardo scorgiamo, in alto sulla destra, addirittura un piccolo torrino
Ci spostiamo ora sul lato sinistro della struttura che si affaccia su via Leopoldo Franchetti
Qui un’arcata in bugnato diamantato, forse l’antico ingresso, è sovrastata da un balcone sorretto da massicci mensoloni
Alle spalle dell’immobile ci imbattiamo invece in una finestra murata, nascosta da piante...
...che custodisce una testa di leone
Mentre un grazioso putto...
...veglia su un ingresso secondario, costituito da una porticina grigia
La restante parte dell’edificio è chiusa da un ampio cancello...
...oltre il quale intravediamo alcuni locali a piano terra...
...con antiche arcate sovrapposte, in parte murate
Ritorniamo sui nostri passi e, ripercorrendo via Franchetti, notiamo come l’angolo con via Galiani sia caratterizzato da una graziosa e bassa palazzina. Ha un basamento in pietra e un elegante ingresso angolare...
...impreziosito da un timpano spezzato con al centro un decoro floreale. Dopo una recente ristrutturazione appare oggi di color rosso, mentre fino a poco tempo fa era tinteggiata di verde
Imbocchiamo infine la stretta e breve via Galiani, la quale in soli 40 metri accoglie...
...il prospetto laterale di uno dei villini ex postelegrafonici, una villetta rosa a un piano...
...e infine una palazzina di inizio 900 su tre livelli. Un “piccolo mondo antico” sopravvissuto a decenni di distruzioni e di nuove edificazioni



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