Viaggio nella Pinacoteca di Bari: splendido museo che sta uscendo dal suo isolamento
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venerdì 6 marzo 2026
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di Giancarlo Liuzzi - foto Paola Grimaldi
La sua storia è antica. L’ente fu infatti istituito il 12 luglio 1928 nel Palazzo del Governo di corso Vittorio Emanuele, dove furono raccolte 150 opere di chiese e conventi soppressi nel XIX secolo, oltre a dipinti e statue derivanti da lasciti e acquisizioni. Nel 1936 la collezione fu trasferita nel Palazzo della Provincia, ma con il passare degli anni e l’arrivo di nuove opere, divenne necessario trovare nuovi spazi. Si optò quindi per l’ampliamento dell’intero quarto piano dell’edificio, che fu completato nel 1964.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
La galleria, nonostante la sua importanza, ha dovuto però scontrarsi nel tempo con una serie di criticità che ne hanno rallentato la sua valorizzazione. La Pinacoteca è infatti lontana dal centro e dai principali circuiti turistici cittadini, convive da sempre con uffici pubblici e non dispone di spazi adatti a esporre tutta la collezione, in buona parte nascosta nei suoi depositi. Ma negli ultimi anni, grazie a mostre e riallestimenti, la Giaquinto è uscita finalmente dal suo isolamento, divenendo un punto di riferimento culturale di Bari.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
La raggiungiamo al civico 27 del lungomare Nazario Sauro, lì dove svetta il monumentale Palazzo della Provincia. Completato nel 1935, su progetto dell’architetto Saverio Dioguardi e dell’ingegnere Luigi Baffa, è contraddistinto dall’alta torre dell’orologio che lo sovrasta.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Una volta entrati la scenica scalinata in marmo ci conduce al quarto piano dove, su 2000 metri quadri, si snodano le esposizioni della Pinacoteca. Il museo conserva 300 opere realizzate tra l’XI secolo ad oggi.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Il primo ambiente ospita manufatti di età medievale (XI-XIV secolo) acquisite nel 1967 grazie alla Soprintendenza. Osserviamo frammenti scultorei, grifi, leoni alati, il Capitello con sfingi della bottega di Acceptus e il Capitello degli schiavi del Maestro della Cattedra dell’Abate Elia, datati tra l’XI e XII secolo e provenienti dalla Cattedrale di Bari.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Tra questi trova spazio Il tema del doppio, moderna opera dello scultore Francesco Granito. Vi sono poi rare tavole dipinte del XIII secolo, raffiguranti le vite di Santa Margherita e San Nicola: arrivano da Bisceglie e sono due delle tre icone agiografiche sopravvissute in tutta la Puglia.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Preziosi e di grande impatto sono anche i vasti lacerti di affreschi (XIII - XIV secolo) con raffigurazioni di santi un tempo ospitati nella cripta di San Nicola di Faggiano (Taranto) e i raffinati polittici quattrocenteschi dei veneti Antonio e Bartolomeo Vivarini. Provenienti da chiese di Altamura, Andria e Surbo raffigurano vari santi tra cui distinguiamo San Nicola che regge il libro con le tre sfere.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
In una grande teca vi è poi la cinquecentesca Natività in pietra di Paolo da Cassano. Una saletta termoregolata custodisce la suggestiva tela di San Pietro martire (fine XV secolo) trafitto da un pugnale e una roncola: è di Giovanni Bellini e nasconde sul retro disegni dell’artista.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Scorgiamo anche alcune statue in gesso dello scultore molfettese Filippo Cifariello tra cui il suo Autoritratto e la massiccia Annunciazione dell'amore, presentata alla Biennale di Venezia del 1899, che “gode” della vista sull’Adriatico.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Passiamo nel corridoio orientale dove è possibile ammirare pregevoli dipinti del XVI e XVII secolo. Vi sono opere di scuola veneta, come le Madonne con Bambino tra santi: una di Paolo Caliari detto “Il Veronese” e l’altra di Paris Bordon. Notevole l’ampio olio su tela San Rocco e gli appestati del grande pittore veneziano Jacopo Tintoretto: un tempo si trovava nella cappella della famiglia Effrem, in Cattedrale.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Il corridoio successivo è occupato dallo scenografico presepe Caleno allestito, fino agli inizi del ‘900, nell’omonimo palazzo del quartiere Picone. Qui sono esposte soltanto 85 delle statue che lo componevano: le restanti 400 sono nei depositi.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Sul lato apposto vi sono invece ritratti di Antonio Piccinni, oli su tela di Mario Prayer, e i barcaioli veneziani di Raffaele Armenise. Fa seguito un’ampia collezione di ceramiche del XVII-XVIII secolo: piatti, albarelli e brocche prodotte tra Grottaglie, Laterza e Caltagirone.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Superata la moderna Il pozzo dei desideri di Ada Costa, oltre la quale spiccano le tele secentesche dei pugliesi Nicola Gliri e Andrea Miglionico, accediamo a vari ambienti in cui sono esposti dipinti realizzati tra il ‘700 e l’800.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Ci sono opere di Corrado Giaquinto (L'imperatore Teodosio penitente dinanzi a Sant'Ambrogio), La Lettura di Francesco Netti e la vivacissima Porte Saint-Denis a Parigi di Giuseppe De Nittis. Qui colpisce anche la tenera scultura Il riposo di Raffaele Belliazzi.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Un ulteriore corridoio è occupato dalla collezione Grieco: 50 quadri dell’800 e i primi del ‘900 tra cui spiccano paesaggi di Giorgio Morandi, un silenzioso viottolo di Pelizza da Volpedo e i “fantastici” Cavalli di Giorgio De Chirico, già esposti nel MoMa di New York.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
La Sala del Novecento ospita infine l’arte contemporanea. Tra le opere più note vi è 9 mq di pozzanghere di Pino Pascali: piattaforma in truciolato laccato che esprime la creatività ludica dell’artista e il legame con l’acqua e con Polignano a Mare. Oltre questa vediamo astratte creazione di artisti odierni come Jasmine Pignatelli, Franca Maranò e Iginio Iurilli.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Conservati negli archivi vi sono poi le 2000 cartoline di inizio XX secolo del fondo Spina e il fondo fotografico Simone: 14.000 lastre in vetro di località del Meridione.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Come detto però non tutto il patrimonio della Pinacoteca è visibile: data la carenza di spazi ben 2500 opere sono purtroppo stipate nei magazzini. Tra queste numerosi busti di Cifariello e la scultura in bronzo della Vittoria Alata salvatasi dalla distruzione dell’ex Palazzo della Gazzetta.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«Abbiamo però in programma una grande riorganizzazione dei depositi che vorremmo rendere visitabili al pubblico – afferma Micaela Paparella, consigliera della Città Metropolitana e delegata alla valorizzazione della Pinacoteca –. E non solo: proprio per sopperire alla carenza di spazi prevediamo l’annessione di ambienti del terzo piano, l’apertura di un terrazzino panoramico e della sala che già ospita il presepe di Raffaele Spizzico. Il tutto per permettere a baresi e turisti di vivere appieno questo splendido museo».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
(Vedi galleria fotografica)
© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita


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