di Giancarlo Liuzzi - foto Paola Grimaldi

Conversano, il Monastero dei santi Cosma e Damiano: trionfo del più fastoso barocco
CONVERSANO – Un tempio ornato da affreschi, stucchi dorati e pregiati dipinti, trionfo del più fastoso barocco napoletano. È la descrizione del Monastero dei Santi Cosma e Damiano, complesso religioso secentesco che sorge nel centro storico di Conversano. (Vedi foto galleria)

Chiamato “San Cosma” (o “San Cosmo”) dagli abitanti della cittadina in provincia di Bari, sorse agli inizi del ‘600 come casa di accoglienza per fanciulle in difficoltà. Divenuto successivamente monastero, fu ampliato e arricchito di sfarzosi fregi e opere d’arte dalla nobile e potente famiglia Acquaviva d’Aragona. Quest’ultima governò la contea di Conversano per secoli, dotandola di chiese, conventi, residenze e luoghi di caccia come il Castello di Marchione e la “Piscina del Conte”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Il monastero, retto prima dall’ordine delle Cappuccinelle e dalla fine dell’800 dalle Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia, ha mantenuto inalterato il suo fascino fino ai nostri giorni.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Normalmente chiuso al pubblico per gran parte dei suoi ambienti, è stato aperto in occasione delle giornate Fai di Primavera. Ci siamo quindi accodati al Gruppo Sud Est Barese della fondazione per raccontare la storia di San Cosma, aiutati dalle informazioni forniteci dallo storico Antonio Fanizzi.

Siamo dunque nel centro storico di Conversano in largo San Cosma. Davanti a noi si erge il massiccio complesso costruito sui resti di edifici nei quali, nel 1616, la contessa di Conversano Caterina Acquaviva d’Aragona creò un luogo di accoglienza per ragazze in difficoltà.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Dopo pochi anni, tra il 1633 e il 1636, la struttura venne ampliata e trasformata in monastero per volontà del conte Giangirolamo II, figlio di Caterina, e della moglie Isabella Filomarino. I due lo intitolarono ai santi Cosma e Damiano, ai quali erano molto devoti a seguito della nascita miracolosa del loro primogenito, chiamato proprio Cosmo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Il monastero inglobò così la medievale chiesa di San Matteo e parte della cinta muraria della cittadina, ben riconoscibile nella parte posteriore del complesso, su via Stefano Martino. Qui un muraglione a scarpa, scandito da arcate, funge da base del sovrastante edificio contraddistinto da finestroni e mensoloni litici.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

In alto, sull’angolo sinistro del prospetto, notiamo anche la statua di san Cosma con la palma del martirio, posta in una nicchia. Sopra di essa è presente una misteriosa iscrizione legata a una leggenda. Si racconta infatti che in quel punto sia nascosto un tesoro: il primo però che proverà ad avvicinarsi per impossessarsene cadrà e morirà. 

Torniamo sui nostri passi e raggiungiamo la facciata laterale della chiesa, contraddistinta da quattro eleganti finestre. Sul tetto spicca il campanile, di oltre 30 metri di altezza, diviso in due ordini con lesene a capitelli corinzi e coronamento a cipolla. Il torrino, di ispirazione borrominiana, rappresenta insieme a quello del vicino monastero di San Benedetto un unicum in tutto il territorio, in quanto costruito sia in pietra che in mattoni.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

La facciata principale della chiesa si mostra con un aspetto molto semplice. Sul portone in legno è impostato un timpano spezzato con uno stemma abraso: ospitava un tempo l’effige degli Acquaviva d’Aragona, rimossa a seguito dell’abolizione della feudalità nel 1806. Quest’ultimo è sovrastato in asse da una grande finestra con lesene laterali.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ma è all’interno che ci aspetta il vero spettacolo artistico. Varcata la soglia restiamo a bocca aperta ammirando la navata della chiesa. È interamente ricoperta da un susseguirsi di stucchi e dorature che fanno da cornice a raffinati affreschi, altari e dipinti: un autentico trionfo del più fastoso barocco napoletano.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Pensare che agli inizi del ‘900, nell’epoca della “sbarocchizzazione”, questi arredi furono completamente ricoperti da pesanti vernici scure, rimosse solo a partire dal 2000.  


La decorazione fu ideata dal pittore napoletano Paolo Finoglio, chiamato a Conversano dal conte Giangirolamo II. A seguito della morte dell’artista, nel 1645, i lavori furono completati nel 1650 dai suoi allievi Cesare Francanzano, Carlo Rosa e Francesco Altobello, come riportato in una delle lunette della volta.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Su quest’ultima, limitata da una fascia con volti di putti, sono raffigurati dieci riquadri con alcune scene del martirio e dei miracoli dei santi Medici. Nell’undicesimo invece, quello centrale, (l’unico realizzato interamente da Finoglio) vi sono i due santi che ascendono al cielo in compagnia di san Francesco, sant’Antonio e santa Chiara.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ai quattro angoli, sorretto da figure celestiali tra tendaggi, cornucopie e corone, campeggia lo stemma degli Acquaviva d’Aragona con lo scudo Filomarino, le due casate dei promotori. Nella controfacciata vi sono invece le raffigurazioni di san Francesco, a cui è ispirata la regola del monastero, e santa Elisabetta d’Ungheria, protettrice delle Cappuccinelle. 

Al di sotto della volta notiamo i bombati matronei, dai quali le religiose di clausura assistevano alle funzioni. Sulle pareti laterali si aprono invece otto cappelle con raffinati altari ornati da splendidi dipinti del Finoglio. Sulla destra troviamo una raffinata cantoria in legno, decorata con riquadri di santi, il martirio di san Gennaro (o dei santi Medici) e un miracolo di san Domenico.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Sulla sinistra invece vediamo una tela con sant’Antonio e il battesimo di Cecilia e Valeriano i cui volti, pare, ritraggano i committenti Giangirolamo II e Isabella. Qui notiamo anche un saggio effettuato su un pilastro che mostra la precedente colonna in pietra dalla chiesa di San Matteo, sul quale fu costruita quella attuale.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Nella cappella adiacente, un tempo dedicata a santa Filomena, vi è dalla fine dell’800 la statua di santa Rita che, proprio a Conversano, operò il terzo miracolo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Superata una balaustra in marmo raggiungiamo il presbiterio. Di fronte a noi si staglia l’imponente altare maggiore decorato da colonne corinzie tortili con tralci di vite, statue di putti, affreschi e bordure dorate. Al centro spicca una tela di san Cosma e Damiano in estasi, opera del romano Alessandro Turchi, detto l’Orbetto, con ai lati le statue di san Francesco e santa Elisabetta d’Ungheria.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Santi raffigurati anche sulle porte lignee dell’altare delle reliquie, posto sul lato sinistro, realizzato nel 1656 da Nicola Gliri. All’interno sono conservati diversi busti di santi coi rispettivi resti, tra cui i santi Medici, e una teca contenente il teschio di san Giuliano. Impreziosisce il manufatto la tela cinquecentesca della Madonna della Purità.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Sul lato opposto si trova invece un’ampia tela raffigurante la Vergine che incorona santa Rosalia. A commissionarla fu la prima badessa del monastero: suor Rosalia (Violante) Filomarino, figlia illegittima di Francesco, unico fratello di Isabella Filomarino.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Lasciamo l’opulenta chiesa per aprire una porticina che ci conduce nel silenzioso chiostro del complesso dal quale poi una scala porta ai vani superiori. Raggiungiamo così una piccola stanza: la camera da letto della badessa. L’ambiene contiene pochi arredi ma, alzando lo sguardo, si resta affascinati dallo splendido soffitto unghiato interamente affrescato da Nicola Gliri.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Realizzato su commissione della badessa Rosalia Filomarino, il cui stemma è raffigurato alla base della decorazione, raffigura dieci santi e religiosi nei riquadri laterali. Al centro invece vi è l’Assunzione della Vergine con ai piedi santi francescani. L’ambiente viene anche chiamato “camera della principessa” poiché ospitò nei suoi ultimi anni di vita Beatrice Guevara, vedova del principe Tommaso Filomarino.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Un’ulteriore scala ci conduce infine nell’ultimo sorprendente luogo del monastero. Si tratta di un ambiente voltato, con un foro centrale, che illumina una sottostante costruzione alta oltre dieci metri. Siamo all’interno del medievale torrione di San Matteo facente parte della cinta difensiva della città e ormai interamente inglobato nella struttura del complesso religioso, da secoli scrigno di bellezza barocca della nobile Conversano.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

(Vedi galleria fotografica)


© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita
Siamo dunque nel centro storico di Conversano in largo San Cosma. Davanti a noi si erge il massiccio Monastero dei Santi Cosma e Damiano
Tra il 1633 e il 1636 la struttura venne ampliata inglobando la medievale chiesa di San Matteo e parte della cinta muraria della cittadina, ben riconoscibile nella parte posteriore del complesso, su via Stefano Martino
Qui un muraglione a scarpa, scandito da arcate...
...funge da base del sovrastante edificio contraddistinto da finestroni e mensoloni litici
In alto, sull’angolo sinistro del prospetto, notiamo anche la statua di san Cosma con la palma del martirio, posta in una nicchia
Sopra di essa è presente una misteriosa iscrizione legata a una leggenda. Si racconta infatti che in quel punto sia nascosto un tesoro: il primo però che proverà ad avvicinarsi per impossessarsene cadrà e morirà
Torniamo sui nostri passi e raggiungiamo la facciata laterale della chiesa, contraddistinta da quattro eleganti finestre
Sul tetto spicca il campanile, di oltre 30 metri di altezza, diviso in due ordini con lesene a capitelli corinzi e coronamento a cipolla
La facciata principale della chiesa si mostra con un aspetto molto semplice.  Sul portone in legno è impostato un timpano spezzato...
...con uno stemma abraso: ospitava un tempo l’effige degli Acquaviva d’Aragona, rimossa a seguito dell’abolizione della feudalità nel 1806
Quest’ultimo è sovrastato in asse da una grande finestra con lesene laterali
Varcata la soglia restiamo a bocca aperta ammirando la navata della chiesa. È interamente ricoperta da un susseguirsi di stucchi e dorature che fanno da cornice a raffinati affreschi, altari e dipinti: un autentico trionfo del più fastoso barocco napoletano
La decorazione fu ideata dal pittore napoletano Paolo Finoglio, chiamato a Conversano dal conte Giangirolamo II
A seguito della morte dell’artista, nel 1645, i lavori furono completati nel 1650 dai suoi allievi Cesare Francanzano, Carlo Rosa e Francesco Altobello, come riportato in una delle lunette della volta
Su quest’ultima, limitata da una fascia con volti di putti, sono raffigurati dieci riquadri con alcune scene del martirio e dei miracoli dei santi Medici
 Nell’undicesimo invece, quello centrale, (l’unico realizzato interamente da Finoglio) vi sono i due santi che ascendono al cielo in compagnia di san Francesco, sant’Antonio e santa Chiara
Ai quattro angoli, sorretto da figure celestiali tra tendaggi, cornucopie e corone, campeggia poi lo stemma degli Acquaviva d’Aragona con lo scudo Filomarino, le due casate dei promotori
Nella controfacciata vi sono invece le raffigurazioni di san Francesco, a cui è ispirata la regola del monastero...
...e santa Elisabetta d’Ungheria, protettrice delle Cappuccinelle
Al di sotto della volta notiamo i bombati matronei, dai quali le religiose di clausura assistevano alle funzioni
 Sulle pareti laterali si aprono invece otto cappelle con raffinati altari ornati da splendidi dipinti del Finoglio
Sulla destra troviamo una raffinata cantoria in legno, decorata con riquadri di santi...
...il martirio di san Gennaro (o dei santi Medici)...
...e un miracolo di san Domenico
Sulla sinistra invece vediamo una tela con sant’Antonio...
...e il battesimo di Cecilia e Valeriano...
...i cui volti, pare, ritraggano i committenti Giangirolamo II e Isabella
Qui notiamo anche un saggio effettuato su un pilastro che mostra la precedente colonna in pietra dalla chiesa di San Matteo, sul quale fu costruita quella attuale
Nella cappella adiacente, un tempo dedicata a santa Filomena, vi è dalla fine dell’800 la statua di santa Rita che, proprio a Conversano, operò il terzo miracolo
Superata una balaustra in marmo raggiungiamo il presbiterio. Di fronte a noi si staglia l’imponente altare maggiore...
...decorato da colonne corinzie tortili con tralci di vite...
...statue di putti, affreschi e bordure dorate
Al centro spicca una tela di san Cosma e Damiano in estasi opera del romano Alessandro Turchi, detto l’Orbetto...
...con ai lati le statue di san Francesco e santa Elisabetta d’Ungheria
Santi raffigurati anche sulle porte lignee dell’altare delle reliquie, posto sul lato sinistro, realizzato nel 1656 da Nicola Gliri
All’interno sono conservati diversi busti di santi coi rispettivi resti, tra cui i santi Medici...
...e una teca contenente il teschio di san Giuliano
Impreziosisce il manufatto la tela cinquecentesca della Madonna della Purità
Sul lato opposto si trova invece un’ampia tela raffigurante la Vergine che incorona santa Rosalia. A commissionarla fu la prima badessa del monastero: suor Rosalia (Violante) Filomarino
Lasciamo l’opulenta chiesa per aprire una porticina che ci conduce nel silenzioso chiostro del complesso...
...dal quale poi una scala porta ai vani superiori
Raggiungiamo così una piccola stanza: la camera da letto della badessa. L’ambiene contiene pochi arredi ma, alzando lo sguardo...
...si resta affascinati dallo splendido soffitto unghiato interamente affrescato da Nicola Gliri
Realizzato su commissione della badessa Rosalia Filomarino, il cui stemma è raffigurato alla base della decorazione, raffigura dieci santi e religiosi nei riquadri laterali. Al centro invece vi è l’Assunzione della Vergine con ai piedi santi francescani
Un’ulteriore scala ci conduce infine nell’ultimo sorprendente luogo del monastero. Si tratta di un ambiente voltato, con un foro centrale...
...che illumina una sottostante costruzione alta oltre dieci metri. Siamo all’interno del medievale torrione di San Matteo (dal nome dell’antica chiesa adiacente) facente parte della cinta difensiva della città



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