di Isabella Dentamaro - foto Paola Grimaldi

Molfetta, la Madonna della Rosa: quella chiesa-torre in cui ci si difendeva dai briganti
MOLFETTA – Più che un luogo religioso sembra una piccola fortezza, con tanto di caditoia, strette finestre e struttura a forma di torre. È questa la descrizione della Madonna della Rosa: una particolarissima e antica chiesa situata a Molfetta, in provincia di Bari. (Vedi foto galleria)

Per visitarla ci muoviamo dal centro del paese marinaro per imboccare la provinciale 55 che conduce a Bitonto. Ed ecco che all’incrocio con viale Madonna della Rosa ci ritroviamo, sulla destra, davanti alla chiesa omonima: si presenta con un colore rosa pallido, protetta da una bassa cancellata.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

La osserviamo: è di fatto una torre. Ha una struttura compatta e massiccia, con pareti alte e le cui finestre, piccole e strette, si trovano solo nella parte superiore dell’edificio. Sulla facciata si trova addirittura una caditoia in pietra: elemento architettonico tipico delle costruzioni difensive, che serviva in caso di attacco a versare acqua bollente o gettare sassi contro chi tentava di sfondare l’ingresso dell’edificio.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

A ricordare che siamo di fronte a un luogo sacro c’è il piccolo campanile a vela posto sulla fiancata destra: ha fornice centrale ad arco a tutto sesto con sommità conclusa da un piccolo timpano/pinnacolo con copertura a falde e croce apicale.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

E poi c’è la la nicchia posta sul portone che custodisce l’affresco della Madonna col Bambino, rappresentati con alcune rose tra le mani. Il fiore è da secoli uno dei simboli associati alla Vergine Maria e richiama la devozione legata alla sua figura.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ma perché la chiesa ha questa particolare struttura? Ce lo spiega l’esperta Lucrezia Modugno, vicepresidente della cooperativa FeArt (Fede, Arte e Turismo) e gestore del Polo culturale Diocesano di Molfetta.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«In passato qui non c’erano abitazioni ma solo campi coltivati - racconta Lucrezia -. Cappelle come questa permettevano ai contadini di riunirsi per la messa e per i momenti di vita comunitaria. L’aspetto solido e quasi difensivo dell’edificio fa pensare però che avesse altre funzioni: in caso di incursione di briganti ad esempio, chi si trovava nei campi poteva rifugiarsi all’interno della chiesa per proteggersi dagli assalti».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Anche le origini dell’edificio rimandano al rifugio e alla difesa. Secondo la leggenda, infatti, nel ‘400 un pellegrino benestante proveniente da Bitonto, dopo aver visitato il santuario della Madonna dei Martiri di Molfetta, fu assalito dai briganti lungo la strada che collegava i due paesi. Proprio in quel momento la Madonna gli apparve indicandogli un nascondiglio tra i cespugli di rose. Il miracolo lo salvò dall’aggressione e quel luogo divenne presto simbolo di protezione per i viandanti che percorrevano quella strada. In ricordo di quell’episodio venne così costruita una cappella votiva dedicata alla Madonna della Rosa.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Leggende a parte la chiesa è attestata nei documenti alla fine del Cinquecento – sottolinea Modugno–. In quegli anni il vescovo di Molfetta, Majorano Majorani, ne affidò la gestione al Capitolo della Cattedrale».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)


Si tratta quindi di una costruzione antica: solo il colore rosa è frutto di una scelta più recente, pensata per distinguere la chiesa dalle ville che oggi caratterizzano la zona circostante.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Non ci resta ora che entrare. Varcato il portone in legno, l’interno rivela un piccolo e raccolto ambiente organizzato in un’unica aula senza navate e coperto da una volta a crociera.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

In una nicchia situata sopra l’altare si trova un altro affresco della Madonna della Rosa, restaurato nel 2006. «Un tempo però qui c’erano altre due raffigurazioni oggi non più visibili – spiega Lucrezia –. Erano dipinte su delle ante a vetro e rappresentavano Santa Barbara e Sant’Agata. In un contesto rurale come questo, la prima era invocata come protettrice dei fulmini e degli incendi, mentre la seconda veniva associata alla protezione contro calamità naturali ed eventi violenti».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Su una parete opposta è affisso solo un quadro (di recente fattura) che ritrae Corrado di Baviera, patrono della città di Molfetta. L’esperta ci informa che le opere che in passato decoravano l’edificio sono state trasferite nella Pinacoteca situata all’interno del Museo Diocesano.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Si tratta di cinque tele raffiguranti i Misteri dolorosi, attribuiti alla bottega del pittore Nicola Porta, allievo del maestro Corrado Giaquinto e databili tra la fine del XVII e il XVIII secolo – spiega –. Inoltre nel museo sono conservati alcuni oggetti devozionali provenienti dalla cappella: ex voto del Settecento donati dai fedeli alla Madonna. Molti di questi presentano forme floreali, come una collana decorata con piccole roselline».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

L’altare riunisce elementi di epoche diverse. La parte superiore è di realizzazione recente, mentre la struttura inferiore in pietra sembra riferirsi alla prima fase di vita della chiesa. In due angoli si conservano invece un’acquasantiera e un tabernacolo in pietra, entrambi del Settecento, ancora oggi utilizzati.

La cappella è infatti attiva: la messa domenicale viene celebrata da un sacerdote inviato dal capitolo della Cattedrale. Fissato sull’architrave di una porta laterale si può osservare proprio lo stemma del capitolo, che raffigura un cavallo senza briglie.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Mentre si è ormai persa una consuetudine che ha caratterizzato la chiesa per secoli – racconta Lucrezia prima di salutarci –. Risale almeno al Seicento e si svolgeva il martedì successivo al lunedì dell’Angelo. Era una sorta di “Pasquetta dei poveri”: i fedeli si recavano qui in pellegrinaggio per un momento di devozione alla Madonna, trattenendosi poi nelle campagne circostanti per trascorrere una giornata di festa, all’ombra di questa particolare chiesa».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

(Vedi galleria fotografica)


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Per visitarla ci muoviamo dal centro del paese marinaro per imboccare la provinciale 55 che conduce a Bitonto...
....ed ecco che all’incrocio con via Madonna della Rosa ci ritroviamo, sulla destra, davanti alla chiesa omonima: si presenta con un colore rosa pallido, protetta da una bassa cancellata
La osserviamo: è di fatto una torre. Ha una struttura compatta e massiccia, con pareti alte...
...e le cui finestre, piccole e strette, si trovano solo nella parte superiore dell’edificio
Sulla facciata si trova addirittura una caditoia in pietra: elemento architettonico tipico delle costruzioni difensive...
...serviva in caso di attacco a versare acqua bollente o gettare sassi contro chi tentava di sfondare l’ingresso dell’edificio
A ricordare che siamo di fronte a un luogo sacro c’è il piccolo campanile a vela posto sulla fiancata destra...
...ha fornice centrale ad arco a tutto sesto con sommità conclusa da un piccolo timpano/pinnacolo con copertura a falde e croce apicale
E poi c’è la la nicchia posta sul portone...
...custodisce l’affresco della Madonna col Bambino, rappresentati con alcune rose tra le mani. Il fiore è da secoli uno dei simboli associati alla Vergine Maria e richiama la devozione legata alla sua figura
Ma perché la chiesa ha questa particolare struttura? Ce lo spiega l’esperta Lucrezia Modugno, vicepresidente della cooperativa FeArt (Fede, Arte e Turismo) e gestore del Polo culturale Diocesano di Molfetta
«L’aspetto solido e quasi difensivo dell’edificio fa pensare che avesse altre funzioni: in caso di incursione di briganti ad esempio, chi si trovava nei campi poteva rifugiarsi all’interno della chiesa per proteggersi dagli assalti», dice l'esperta
Non ci resta ora che entrare. Varcato il portone in legno, l’interno rivela un piccolo e raccolto ambiente organizzato in un’unica aula senza navate...
...e coperto da una volta a crociera
In una nicchia situata sopra l’altare si trova un altro affresco della Madonna della Rosa, restaurato nel 2006
Su una parete opposta è affisso solo un quadro (di recente fattura) che ritrae Corrado di Baviera, patrono della città di Molfetta
L’esperta ci informa che le opere che in passato decoravano l’edificio sono state trasferite nella Pinacoteca situata all’interno del Museo Diocesano
Si tratta di cinque tele raffiguranti i Misteri dolorosi, attribuiti alla bottega del pittore Nicola Porta e databili tra la fine del XVII e il XVIII secolo
Inoltre nel museo sono conservati alcuni oggetti devozionali provenienti dalla cappella: ex voto del Settecente donati dai fedeli alla Madonna
Molti di questi presentano forme floreali, come una collana decorata con piccole roselline
L’altare riunisce elementi di epoche diverse. La parte superiore è di realizzazione recente, mentre la struttura inferiore in pietra sembra riferirsi alla prima fase di vita della chiesa
In due angoli si conservano invece un’acquasantiera...
...e un tabernacolo in pietra, entrambi del Settecento, ancora oggi utilizzati
La cappella è infatti attiva: la messa domenicale viene celebrata da un sacerdote inviato dal capitolo della Cattedrale. Fissato sull’architrave di una porta laterale...
...si può osservare proprio lo stemma del capitolo, che raffigura un cavallo senza briglie



Isabella Dentamaro
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