Tra Molfetta e Bari sulle tracce di Giaquinto: il pittore che portò la Puglia nel cuore dell'Europa
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mercoledì 22 aprile 2026
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di Isabella Dentamaro - foto Paola Grimaldi
Nato nel 1703, Giaquinto mosse i primi passi artistici in Puglia, per poi arrivare a dipingere per prestigiose corti d’Europa. Le sue opere sono infatti sparse tra Roma, Torino, Napoli e Madrid, anche se tanti dei suoi lavori possono essere ammirati nel Barese, in particolar modo nella Pinacoteca di Bari (che prende il suo nome) e nel Museo Diocesano di Molfetta. (Vedi foto galleria)
Quest’ultimo ospita nove dipinti di Giaquinto, oltre a quasi duecento disegni preparatori e bozzetti legati alla sua bottega e alla cerchia dei suoi allievi. In occasione dei 260 anni dalla morte del pittore (avvenuta nel 1766), il Museo ha tra l’altro avviato un programma celebrativo dedicato a Giaquinto che include visite guidate nei luoghi che ne conservano la memoria artistica.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Siamo quindi andati a visitare la galleria, ubicata in via Entica della Chiesa, nel centro storico di Molfetta.
Ad accoglierci ci sono il direttore del museo, don Michele Amorosini e lo storico dell’arte Francesco De Nicolo, che ha curato il percorso dedicato a Giaquinto. È quest’ultimo a introdurci nel mondo di Corrado.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«La sua arte si colloca tra il tardo barocco e il rococò, fase di passaggio in cui la pittura abbandonò progressivamente i toni più drammatici per aprirsi a composizioni più leggere e luminose - afferma l’esperto -. Corrado fu una figura chiave del Settecento europeo e il suo lavoro fu segnato da una crescita costante e dalla costruzione di uno stile personale fatto di equilibrio, luce e colore».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
De Nicolo ci mostra i primi due dipinti: la Madonna della Pietà e la Vergine Annunciata, entrambi del 1727. Appartengono ai primi anni del pittore, che esordì nella bottega di Saverio Porta, artista molfettese, per poi entrare in contatto con la scuola pittorica di Napoli.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«Il suo apprendimento si sviluppò attraverso l’imitazione dei modelli, secondo una pratica comune dell’epoca - sottolinea la nostra guida -. In questi primi lavori si percepisce l’influenza dei grandi maestri del tempo, in particolare di Francesco Solimena, il più importante esponente della pittura napoletana del 700 da cui apprese la costruzione solida delle figure. Ma anche di Luca Giordano, riconoscibile soprattutto per l’uso della luce e la resa dinamica delle composizioni».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
In questa fase i contrasti appaiono marcati, l’impostazione drammatica, con un forte uso del chiaroscuro. Elementi che si osservano anche nel dipinto San Nicola Pellegrino, del 1731.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Dopo gli anni di formazione napoletana Giaquinto cominciò a spostarsi tra le principali città artistiche italiane, tra cui Torino (dove lavorò per la corte sabauda) e Roma, nella quale il suo linguaggio conobbe una svolta decisiva.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Nella Capitale la sua pittura divenne più chiara e immediata nella costruzione. Questo cambiamento è evidente in opere come il San Michele che abbatte Lucifero, conservato nei Musei Vaticani e nell’affresco dell’Apparizione della Croce nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Lo spazio si organizza con maggiore ordine e la vivacità barocca si combina con un nuovo equilibrio nella composizione.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Anche a Molfetta sono conservati dipinti appartenenti a questo periodo del pittore. Dalla Presentazione di Gesù al tempio al Mosè riceve le tavole della legge, passando per l’Allegoria della Giustizia e l’Allegoria della Prudenza.
«Nel Museo si trova anche un Sant’Ercolano del 1741: un possibile studio preparatorio per la tela dei Martiri di Porto, conservata nella chiesa di San Giovanni Calibita a Roma – spiega De Nicolo –. E soprattutto Gesù Buon Pastore, del 1745: opera in cui l’artista raggiunge una piena maturità espressiva. La pennellata è veloce e sicura, i contorni sono più morbidi e la luce si diffonde, rendendo la figura quasi eterea».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Con lo storico ci rechiamo ora nella Cattedrale Santa Maria Assunta, situata nei pressi del Museo, per andare ad ammirare una grande pala d’altare intitolata Assunzione della Vergine. Il dipinto fu realizzato da Giaquinto poco prima della sua partenza per la Spagna, commissionata dal vescovo di Molfetta.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«In questo lavoro – afferma la guida – la grandiosità del barocco si fonde con la delicatezza del rococò. Al centro della composizione c’è la Vergine Maria che, avvolta da una luce dorata, viene assunta in cielo. Ai piedi della scena, attorno al sepolcro vuoto, si dispongono San Nicola con piviale e pastorale, in basso San Corrado (patrono di Molfetta), insieme con Sant’Antonio di Padova, San Pietro e San Paolo».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
La carriera di Giaquinto raggiunse il punto culminante con il trasferimento in Spagna nel 1753, quando venne chiamato a Madrid come pittore di corte e direttore della Real Academia de San Fernando, diventando anche il maestro di grandi pittori come Goya. «Non si può comprendere Goya senza conoscere Giaquinto», avverte De Nicolo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
A Madrid si confrontò con grandi cicli decorativi, come quelli del Palazzo Reale, dove realizzò affreschi monumentali. E realizzò anche dipinti su tela, oggi conservati al Museo del Prado, tra cui l’Allegoria della Giustizia e della Pace e la Deposizione dalla Croce, dove il suo linguaggio raggiunge una sintesi piena: luce, colore e composizione si fondono in un equilibrio definito dando vita a immagini vivide.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Dopo quasi un decennio trascorso in Spagna, Giaquinto rientrò in Italia per stabilirsi alla corte di Ferdinando IV a Napoli, lì dove morì nel 1766. Tracce di questo periodo si conservano nella Pinacoteca di Bari che prende il nome proprio dal pittore molfettese.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Qui infatti, oltre a cinque opere riguardanti la maturità romana (come San Nicola salva i naufraghi e la Natività di San Giovanni Battista), trovano posto due degli ultimi lavori di Corrado: Ulisse e Diomede nella tenda di Reso e il Trionfo di Giuseppe, quest’ultimo probabilmente realizzato nell’anno della sua morte. Epitaffio di un grande artista che ha portato la pittura pugliese nel cuore dell’Europa.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
(Vedi galleria fotografica)
In copertina (foto di Saliko) l'Autoritratto di Corrado Giaquinto conservato ad Ajaccio
© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



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