di Giancarlo Liuzzi - foto Paola Grimaldi

Loseto, la chiesa del Santissimo Salvatore: antica, completamente affrescata, ma poco valorizzata
BARI – Una piccola e graziosa cappella del XIV secolo, tra le poche in città ancora decorata da preziosi affreschi, che giace però dimenticata nel periferico quartiere Loseto di Bari. È questa la descrizione della chiesetta del Santissimo Salvatore: un tempio religioso rurale che, nonostante la sua lunga e interessante storia, è chiuso al pubblico, privo di illuminazione interna e vittima di degrado e vandalismo. (Vedi foto galleria)

Noi siamo andati a visitare questo particolare edificio (di proprietà del Comune di Bari): ci siamo riusciti a grazie alla disponibilità di don Massimo Dabbicco, parroco della nuova chiesa del Salvatore inaugurata nel 2000 in via Raffaele Perrone.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Raggiungiamo quindi la cappella percorrendo viale Trisorio Liuzzi, in direzione sud, e svoltando su via Monsignor Jolando Nuzzi. Un basso muretto a secco sovrastato da alti pini delimita l’area del giardino don Vito Marotta, al cui centro fa bella mostra di sé l’antica chiesa.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Si mostra con una muratura in conci calcarei irregolari, ampie arcate a sesto pieno sul lato sinistro e una minuta abside con tanto di finestrella e tetto in tegole sul retro. È anche affiancata da un cortiletto cinto da un muro con ingresso a timpano.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Osservando la facciata principale notiamo come la struttura della cappella, oggi squadrata, sia stata costruita su un’originale impianto cuspidato, terminante con un campaniletto a vela, realizzato in epoche successive. Il portale lunato d’ingresso, che include una porta blu in ferro con croce dorata, è sormontato da un oculo in asse.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

L’edificio sembra essere leggermente affossato nel terreno, segno che in passato il piano di calpestio doveva essere più basso dell’attuale. Il tempio ha infatti origini antichissime. Leggenda vuole che la sua costruzione sia legata a un episodio funesto che colpì Loseto secoli addietro.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Nel 1345 Gazzotto De Dinisiaco, conte di Loseto, partecipò con altri congiurati all’uccisione di Andrea d’Ungheria, marito della regina di Napoli Giovanna d’Angiò. Tre anni dopo, nel 1348, il re Luigi, fratello di Andrea, giunse in Italia per vendicarne l’assassinio. Rase al così suolo Terlizzi, Ruvo e anche Loseto, dove sterminò quasi tutti gli abitanti. I losetani che sopravvissero dovettero ricostruire completamente l’abitato. E a memoria di quei giorni venne realizzata, nel 1418, questa chiesa dedicata al Salvatore, posta sul suolo dove i cittadini uccisi erano stati sepolti.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

In realtà analisi sugli affreschi presenti all’interno hanno rivelato come l’edificio esistesse già agli inizi del XIV secolo, ben prima dell’episodio del 1348. Questo però non sminuisce l’importanza della cappella, che nel corso dei secoli ha rappresentato un vero e proprio punto di riferimento per il borgo. Basti pensare nel 1817 venne addirittura adibita a cimitero cittadino.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Una decina d’anni fa la chiesa venne anche restaurata e fu inglobata nel parco che attualmente la ospita. Eppure, nonostante le cure ricevute in passato, San Salvatore è oggi poco valorizzata. É chiusa al pubblico, non è dotata di illuminazione interna ed è di fatto privata di manutenzione.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Noi come detto siamo riusciti a visitarla solo grazie alla disponibilità di don Massimo Dabbicco. È lui infatti ad aprirci il piccolo portone permettendoci di accedere a piccolo ambiente di circa 35 metri quadri voltato a botte. (Vedi video)


Una volta dentro ci guardiamo intorno. Se la parete destra è priva di decorazioni, la sinistra e l’abside mostrano degli stupendi affreschi di santi realizzati tra l’inizio del XIV e il XVI secolo, ridipinti in più occasioni.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

L’aula infatti, nel 1958, venne interamente ritoccata con smalto a tempera da Bartolino Fasano, pittore di Valenzano, il quale, su commissione di alcune famiglie della zona, riadattò anche i precedenti affreschi. Attorno alle figure religiose furono realizzate delle fasce policrome con fregi e panneggi, mentre la zona absidale fu imbiancata a calce con fiorellini azzurri.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Gli ultimi restauri hanno però rimosso le pesanti ridipinture e recuperato le originarie figure. Sul muro sinistro contiamo sette riquadri nei quali riconosciamo al centro una Madonna con Bambino affiancata da un Cristo in trono benedicente, intento a reggere il libro delle Sacre Scritture. Ai lati vi sono due santi francescani: il primo è in ginocchio con una croce sul petto, il secondo regge un volume con la mano sinistra. Ai piedi di quest’ultimo è ancora leggibile la firma dell’audace restauratore che ridecorò la chiesa.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Più a destra è raffigurata santa Lucia, con la palma del martirio e i bulbi oculari nella mano sinistra e infine, forse, san Pietro. Sulla muratura in basso è poi presente un elemento a volute con decori vegetali e altre piccole tracce di affreschi.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ci avviciniamo all’altare, realizzato in pietra e stucco, che si mostra in pessimo stato di conservazione con crepe e rotture in più punti. Alcuni elementi, come i putti laterali che ornavano l’ara, sono stati rubati in passato. La statua del Cristo che regge in globo, un tempo al centro del manufatto, è stata invece spostata nella moderna chiesa del Salvatore.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Sulla parete di fondo è raffigurata un’Annunciazione: riconosciamo un angelo sulla sinistra che indica, sulla destra, una sbiadita Vergine con alle spalle un edificio. In basso intravediamo anche diverse iscrizioni graffite sul muro e altre tracce frammentarie di antiche decorazioni.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Nel catino absidale infine è rappresentata una Deesis con il Cristo centrale affiancato da san Giovanni Battista e dalla Vergine che, nelle decorazioni del 1958, fu trasformata in un Gesù barbuto.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ai piedi delle figure notiamo una stretta finestrella. «Purtroppo da quel varco i vandali gettano spesso all’interno cartacce e rifiuti – ci confida don Massimo -. Siamo quindi stati costretti a chiuderla con una tavola di legno».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Anche nel cortiletto adiacente alla struttura, un tempo cimitero del rione, osserviamo rifiuti, scritte vandaliche ed erbacce. Un degrado che occulta le botole presenti sul pavimento, sotto il quale si nascondono gli antichi ossari in cui vennero raccolti i resti dei defunti, sepolti nella chiesa del San Salvatore.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

(Vedi galleria fotografica)

Nel video (di Giancarlo Liuzzi e Gaia Agnelli) la nostra visita alla chiesa rurale del Santissimo Salvatore:



 


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Raggiungiamo quindi la cappella del Santissimo Salvatore percorrendo viale Trisorio Liuzzi, in direzione sud, e svoltando su via Monsignor Jolando Nuzzi
Un basso muretto a secco sovrastato da alti pini delimita l’area del giardino don Vito Marotta...
...al cui centro fa bella mostra di sé l’antica chiesa
Si mostra con una muratura in conci calcarei irregolari, ampie arcate a sesto pieno sul lato sinistro...
...e una minuta abside...
...con tanto di finestrella e tetto in tegole sul retro
È anche affiancata da un cortiletto cinto da un muro...
...con ingresso a timpano
Osservando la facciata principale notiamo come la struttura della cappella, oggi squadrata, sia stata costruita su un’originale impianto cuspidato...
...terminante con un campaniletto a vela, realizzato in epoche successive
Il portale lunato d’ingresso, che include una porta blu in ferro con croce dorata, è sormontato da un oculo in asse
L’edificio sembra essere leggermente affossato nel terreno, segno che in passato il piano di calpestio era più basso dell’attuale
Don Massimo Dabbicco ci apre il piccolo portone permettendoci di accedere a piccolo ambiente di circa 35 metri quadri...
...voltato a botte
Se la parete destra è priva di decorazioni, la sinistra e l’abside mostrano degli stupendi affreschi di santi realizzati tra l’inizio del XIV e il XVI secolo, ridipinti in più occasioni
L’aula infatti, nel 1958, fu interamente ritoccata con smalto a tempera da Bartolino Fasano, pittore di Valenzano, il quale riadattò anche i precedenti affreschi, storpiando le figure originarie. Attorno alle figure religiose furono realizzate delle fasce policrome con fregi e panneggi...(dal libro Bari sotto chiave a cura di N. Lavermicocca)
...la zona absidale fu invece imbiancata a calce con fiorellini azzurri (dal libro Bari sotto chiave a cura di N. Lavermicocca)
Gli ultimi restauri hanno però rimosso le pesanti ridipinture e recuperato le originarie figure. Sul muro sinistro contiamo sette riquadri nei quali riconosciamo al centro una Madonna con Bambino affiancata da un Cristo in trono benedicente, intento a reggere il libro delle Sacre Scritture
Ai lati vi sono due santi francescani: il primo in ginocchio con una croce sul petto, il secondo regge un volume con la mano sinistra
Ai piedi di quest’ultimo è ancora leggibile la firma dell’audace restauratore che ridecorò la chiesa
Più a destra è raffigurata santa Lucia, con la palma del martirio...
...e i bulbi oculari nella mano sinistra
Sulla muratura in basso è poi presente un elemento a volute con decori vegetali...
...e altre piccole tracce di affreschi
Ci avviciniamo all’altare, realizzato in pietra e stucco...
...che si mostra in pessimo stato di conservazione...
...con crepe e rotture in più punti
Alcuni elementi, come i putti laterali che ornavano l’ara, sono stati rubati in passato. La statua del Cristo che regge in globo, un tempo al centro del manufatto, è stata invece spostata nella moderna chiesa del Salvatore
Sulla parete di fondo è raffigurata un’Annunciazione...
...riconosciamo un angelo sulla sinistra che indica, sulla destra...
...una sbiadita Vergine con alle spalle un edificio
In basso intravediamo anche diverse iscrizioni graffite sul muro e altre tracce frammentarie di antiche decorazioni
Nel catino absidale infine è rappresentata una Deesis con il Cristo centrale...
...affiancato da san Giovanni Battista...
...e dalla Vergine...
...che, nelle decorazioni del 1958, fu trasformata in un Gesù barbuto, (dal libro Bari sotto chiave a cura di N. Lavermicocca)
Ai piedi delle figure notiamo una stretta finestrella. «Purtroppo da quel varco i vandali gettano spesso all’interno cartacce e rifiuti – ci confida don Massimo -. Siamo quindi stati costretti a chiuderla con una tavola di legno»
Anche nel cortiletto adiacente alla struttura, un tempo cimitero del rione, osserviamo rifiuti, scritte vandaliche ed erbacce
Un degrado che occulta le botole presenti sul pavimento, sotto il quale si nascondono gli antichi ossari in cui vennero raccolti i resti dei defunti, sepolti nella chiesa del San Salvatore



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