di Salvatore Schirone

Omicida e suicida: la vita di Filippo Cifariello, l'artista che ha scolpito "mezza Bari"
BARI – Le sue opere sono conosciutissime da tutti i baresi e campeggiano nei giardini e nei palazzi più importanti della città, eppure il suo nome ai più non dice nulla: d’altronde le istituzioni gli hanno dedicato solo una brevissima via nel quartiere San Paolo. Stiamo parlando dello scultore Filippo Cifariello, colui che ha scolpito "mezza Bari" e autore tra l'altro della statua equestre di re Umberto I, posta nella piazza omonima, simbolo del murattiano.

Un artista che ha segnato la vita del capoluogo pugliese tra la fine dell’800 e l’inizio del 900. I lavori di Cifariello sono presenti all’interno di piazza Garibaldi (il busto dell’economista Salvatore Cognetti de Martiis), nella sala Massari del Comune (la scultura del sindaco Giuseppe Re David), nell’androne del Palazzo della Provincia (il ritratto di Araldo di Crollalanza) e infine ai piedi Palazzo dei Lavori Pubblici che ospita la giunta regionale. Qui, in una nicchia, fa bella mostra di sé il “Costruttore”, che spavaldo sfida il vento che abitualmente spira sul Lungomare Nazario Sauro. (Vedi foto galleria)

Nato a Molfetta nel 1864, Filippo iniziò la sua carriera nella piccola bottega artigianale del padre per poi dare vita a un girovagare che lo porterà a frequentare le principali corti europee. Non è un caso infatti che alcune sue opere siano conservate nei musei di Budapest, Düsseldorf e Berlino.

Nel 2014 un’accurata biografia scritta dallo storico Nicola Mascellaro (“Filippo Cifariello. La vita, l’arte, gli amori”) ha reso finalmente giustizia a questo maestro dimenticato, rivelando anche aneddoti riguardanti la sua esistenza.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A partire dalla storia della statua di piazza Umberto, dedicata al re ucciso il 29 agosto del 1900. Fu l’amico Martino Cassano, fondatore e direttore del Corriere delle Puglie, a lanciare l’idea di affidare proprio a Cifariello la realizzazione del monumento. I lavori durarono cinque anni, ma quando mancavano pochi giorni all’inaugurazione, lo scultore doveva ancora essere pagato.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


La ratifica della delibera di spesa veniva infatti sempre rimandata per i più svariati motivi e così la notte del 20 maggio del 1905 l’artista “prese provvedimenti”. Dopo aver assoldato due facchini entrò nel cantiere della piazza e fece smontare dall’opera la coda del cavallo e la sciabola del re. Ripose poi tutto in una botte che andò a nascondere in un deposito di via Capruzzi. La storia del furto fece subito il giro della città, causando l'imbarazzo dell’amministrazione comunale. Ma qualcuno capì: e così dopo cinque giorni venne finalmente consegnato all’autore il compenso di 32mila lire.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Conclusione: il mattino del 28 maggio coda e sciabola ricomparvero “magicamente” al loro posto e l’11 giugno la statua fu inaugurata alla presenza del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena.

Ma la vita di Filippo cambiò proprio quell’anno. È il 10 agosto 1905 quando il silenzio che avvolge la pensione Mascotte di Napoli viene squarciato da cinque colpi di rivoltella esplosi dall’artista contro sua moglie: la bellissima cantante di varietà francese Maria de Browne.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ne seguì un lungo processo, ma alla fine l’imputato fu assolto per “infermità mentale”, aiutato anche dalla natura dell’omicidio, che verrà archiviato come “delitto passionale”. La Browne fu infatti dipinta come donna avida di denaro e di avventure, abisso di vizi e perdizioni, colpevole di aver umiliato e tradito il suo sposo, colui che l’aveva strappata agli squallidi cabaret parigini.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma il dolore e il rimpianto per la scomparsa della compagna amata segneranno profondamente il maestro. In un busto-autoritratto del 1933 da lui donato alla Pinacoteca Provinciale (assieme ad altri 42 calchi originali in gesso), Cifariello appare con il volto gonfio e stanco: i segni della sua decadenza fisica e spirituale. Un declino che lo porterà a suicidarsi il 5 aprile del 1936, nel suo studio di Napoli, ponendo fine a una vita tormentata.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica di Alessandro Palermo)

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Salvatore Schirone
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  • Sante Rubino - Certo è che noi baresi non sappiamo quasi niente della nostra Città. Da "Barinedita" ne ho imparate davvero tante in piu'. Grazie
  • antonio arky - Bellissima e tormentata Storia, privata e dell'Arte, di questo grande e anonimo, ai più, Artista. Complimenti alla Redazione.
  • BARINEDITA - Grazie a tutti per i complimenti!

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