di Marco Montrone

Graziamonte, Quattro Bocche, San Lioce: i nomi e la storia delle antiche contrade di Bari
BARI – La Bari di fine 800/inizio 900 era molto diversa da come la conosciamo noi oggi. Era costituita dal centro storico e dall’ottocentesco quartiere murattiano, circondati dal mare e dalla campagna. Al di là della ferrovia si trovavano infatti solo alcune fabbriche e poi ampie zone coltivate e non, percorse da lunghe arterie che collegavano il centro urbano ai paesi limitrofi. Queste aree erano le cosiddette “contrade”.

Ognuna aveva un nome specifico: da Graziamonte a Padreterno, passando per Quattro Bocche e San Lioce. Ad abitarle erano sia contadini ma anche tanti borghesi, che nella seconda metà dell’800 avevano sfruttato tanto spazio costruendosi splendide dimore immerse nel verde dove andare a soggiornare durante la primavera e l’estate.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Le contrade furono però cancellate dalla mappa cittadina quando nel corso del secolo scorso Bari si allargò a dismisura, andando a sostituire alberi e piante con edifici e nuovi quartieri.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Siamo quindi andati alla ricerca di questi luoghi scomparsi, limitandoci per ragioni di spazio solo al sud del centro. (Vedi foto galleria)

Contrada Graziamonte Si trattava di una contrada che si estendeva tra gli attuali quartieri Japigia e San Pasquale, comprendendo il primo tratto di via Caldarola, la zona oggi percorsa dai binari delle ferrovie sud-est, via Amendola (all’epoca via Capurso), via Celso Ulpiani, fino ad arrivare a Via Re David.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Una parte di Bari ricordata oggi per via delle numerose ville storiche che ancora la contraddistinguono. Da Villa De Sario (su via Caldarola), a Villa Maria Luisa, Villa La Rocca, Villa Grassi, Villa Giordano (su via Celso Ulpiani), a Villa Roth (in una traversa di via Quarto).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La stretta e tortuosa via Celso Ulpiani (un tempo stradella Graziamonte) mantiene ancora oggi quel tratto “bucolico” che un tempo caratterizzava tutta l’area. Qui è tra l’altro presente anche una chiesetta rurale di fine 800: Santa Maria dell’Assunta, un tempio che nel 1982 ha ospitato Madre Teresa di Calcutta.  

Contrada Pezze del Sole La contrada comprendeva la parte più meridionale del quartiere San Pasquale, Mungivacca e un pezzo del rione Japigia. Siamo di fatto sull’antica via di Capurso, attuale via Amendola, arteria in eterna trasformazione ma caratterizzata dalla presenza di alcune grandiose ville d’epoca, tra cui Villa Bonomo e Villa Lorusso.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

C’è ancora una strada che la ricorda: collega via Amendola alla zona 45 di Japigia, oltrepassando, grazie a un passaggio a livello, i binari delle ferrovie sud-est. Viuzza che accoglie persino una rarissima fattoria con tanto di pecore e capre.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Contrada San Lorenzo Qui di bucolico non è rimasto granchè. Siamo nella prima parte di Carrassi, quella più vicina all’extramurale e segnata dalla presenza dell’ex caserma Rossani e dei Villini postelegrafonici. Oltre alla campagna comprendeva un tempo grandi e famose fabbriche, abbattute a partire dal Secondo Dopoguerra per far spazio a ponti e alti palazzi. 

C’è comunque ancora una stradina che porta il nome dell’area: collega corso Benedetto Croce (un tempo via per Carbonara) a via Giulio Petroni. Ospitava anche una chiesetta omonima del 1909, distrutta nel 1968.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Contrada Casoria Proseguendo sulla via vecchia per Carbonara si entrava in contrada Casoria, lì dove nel Secondo Dopoguerra è nata la Carrassi più popolare, segnata da strade quali via Piave, via Isonzo, via Montegrappa o via Pasubio. Proprio all’altezza di queste ultime due, su corso Benedetto Croce, si erge il cancello di uno degli edifici che caratterizzava questa zona in passato: l’elegante ma in perenne restauro Villa Vittoria.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Contrada Padreterno – Superato l’attuale viale Papa Giovanni XIII, la strada per Carbonara conduceva in contrada Padreterno, il cui nome è ancora oggi ricordato da una particolare edicola votiva situata al n.272 della via (che in questo tratto prende il nome di corso Alcide De Gasperi).


L’immagine era inglobata nella struttura di una chiesetta del 1894 abbattuta nel corso degli anni. Anche qui c’è poco che ricordi la campagna di un tempo, tranne una villa situata su corso Alcide de Gasperi quasi ad angolo con viale Kennedy: villa Ombrosa, che oggi ospita l’istituto religioso Sacro Costato.

Contrada Torre di Vrunnolo – Una contrada che comprendeva una larga area che andava dalla via di Carbonara (come detto attuale corso Alcide de Gasperi) sino alla via per Valenzano (via Fanelli), inglobando l’attuale zona delle Casermette.

I segni di questa antica area sono ben evidenti dalle numerosissime ville antiche ancora qui presenti, in quella che forse era il lungo più ambito dalla ricca borghesia di un tempo. Su corso Alcide de Gasperi troviamo ad esempio Villa Lucia e Villa Alberotanza, su via Fanelli invece il Casino ex Ferrero e soprattutto la magnificente Villa Anna. Qui sopravvive anche un tempietto che nel 900 diede il nome al neonato quartiere di San Pasquale.

Contrada Carducci e Contrada Torre Cinieri – Altre due contrade separavano il centro urbano di Bari da Carbonara. La prima era la Carducci, nella zona dove sorge Villa Rotondo. La seconda, quasi all’entrata del “paese del pane”, è quella dove si ergono Villa Galbiati e la chiesetta rurale di Sant’Anna. 

Contrada Quattro Bocche (Torre Rossa) – Ci spostiamo ora nell’odierno quartiere Picone. L’area a ridosso dell’extramurale che si estendeva poi per tutto il Quartierino era denominata Contrada Quattro Bocche (o Torre Rossa).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ad attraversarla c’era la vecchia via per Bitritto, che oggi assume il nome di via delle Murge. Ancora oggi si tratta di un rione poco popolato e caratterizzato dalla presenza di numerosi resti di vecchie industrie e opifici.


Naturalmente anche qui non mancano edifici storici. Si segnalano in particolare la grande Villa Romanazzi, il palazzotto del 1822 che ospita il Conservatorio, l’imponente Villa De Grecis e infine la settecentesca e purtroppo abbandonata Masseria Dottula.

Contrada Torre Bella - Sempre seguendo il percorso della via per Bitritto si entrava in contrada Torre Bella. La zona è quella che circonda l’attuale via Bellomo e poi quella via Bitritto che affianca la chiesa di Santa Fara, lo stabilimento della Birra Peroni, fino ad arrivare allo Stadio San Nicola, che sorge proprio in via Torrebella. 

Ancora oggi è caratterizzata da ampie aree non edificate e contraddistinta da ipogei, masserie e numerosi stabili d’epoca. Tra i principali: Villa Torrebella, Villa Massimi-Losacco (ex discoteca Renoir), Villa Lucae, Masseria Arbinetto e Villa Elena.

Contrada dei Cappuccini - Ancora più a sud, seguendo il percorso di via Bitritto, si entrava poi in Contrada dei Cappuccini, la zona che oggi affianca la tribuna ovest del San Nicola. Tra i fabbricati più importanti (spesso abbandonati), ci sono l’ottocentesca Villa Starita, che fu anche sede del primo circolo ippico di Bari e Masseria La Monaca, nei pressi di Parco Adria. Quest’ultima è una struttura del XIII secolo completamente in rovina. 

Contrada San Lioce – Parallela a via Bitritto si estendeva infine la via del Picone (oggi via Camillo Rosalba), chiamata così perché affiancava il corso dell’omonima lama. Siamo praticamente nell’odierno quartiere Poggiofranco. A ricordare la contrada c’è anche una via: S.Lioce, che in molti (persino il Comune) erroneamente chiamano Saverio Lioce. Simbolo del tempo che fu è la splendida Villa Costantino, il più bell’edificio inutilizzato di Bari.   

(Vedi galleria fotografica)


© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Marco Montrone
Scritto da

Lascia un commento
  • arkydesign - Complimenti, davvero. Ottima ricostruzione di un passato purtroppo ai più sconosciuto e oramai nel pieno oblio. Un passato ricco di storia cui è sopravvenuto un presente anonimo e disgustoso che la ha letteralmente cancellata con un'urbanizzazione selvaggia e speculativa, un vero Peccato! Il denaro, sterco del demonio, ha vinto e continua imperterrito a farlo!
  • Imma - Che bell'articolo! tante volte passiamo davanti a queste bellissime ville e nemmeno ce ne accorgiamo. E' un peccato che molte di esse sono ormai abbandonate. Andrebbero acquisite dal comune e recuperate... Utopia