di Silvano Dragonieri*

Il primo tratto fu inaugurato nel 1966, l'ultimo nel 1975: la storia delle autostrade pugliesi
BARI - Per chi oggi viaggia abitualmente tra le province di Bari, Bat, Foggia e Taranto imboccando l’A14 o l’A16, appare difficile immaginare un tempo in cui la Puglia non fosse collegata al resto d’Italia da alcuna autostrada. Eppure fino alla metà degli anni 60 la regione era raggiungibile soltanto attraverso lunghe statali come la 16 Adriatica e la 90 Appulo-Campana: strade lente, ricche di attraversamenti cittadini e congestionate dal traffico pesante. All’epoca percorrere la Penisola verso nord poteva richiedere anche più giorni.

L’arrivo delle autostrade segnò un passaggio epocale: fu il momento in cui la Puglia smise di essere percepita come una periferia lontana e iniziò ad affacciarsi sulla modernità italiana.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

La prima autostrada a raggiungere il territorio pugliese fu l’allora A17: il collegamento Napoli–Bari. Il primo tratto creato in Puglia fu il segmento Canosa–Bari Zona Industriale, inaugurato il 4 aprile 1966. Due anni dopo, il 25 novembre 1968, entrò in funzione anche la tratta Bari Zona Industriale–Circonvallazione, completando così il collegamento autostradale tra Canosa e il capoluogo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Intanto da ovest l’A17 avanzava dagli Appennini verso il Tavoliere. Superata l’Irpinia, tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70, si completarono infatti i tratti che portavano la carreggiata nel Subappennino dauno. Venne così ultimata la discesa verso Candela, permettendo all’A17 di congiungersi al sistema autostradale già attivo tra Canosa e Bari.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Nel frattempo prendeva forma quella che sarebbe diventata la vera colonna vertebrale della mobilità pugliese: la A14 Adriatica. Il suo arrivo fu progressivo. Il primo tratto pugliese, Foggia–Canosa, venne inaugurato nel 1972, collegando finalmente la regione al Nord Italia tramite un percorso veloce e moderno. Ma il momento decisivo fu il 1973, quando l’apertura della lunga tratta Ancona–Foggia completò l’Adriatica fino alle porte del Tavoliere. Da quel giorno la Puglia entrò ufficialmente nel grande asse che univa Bologna al Sud Italia.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Nel 1975 il sistema autostradale italiano fu oggetto di una grande razionalizzazione di sigle e percorsi. L’A17 scomparve dalle mappe: il suo troncone principale, Napoli–Canosa, divenne l’attuale A16 Napoli–Canosa, mentre la tratta Canosa–Bari fu inglobata nella nuova A14 Bologna–Taranto.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

La motivazione ufficiale fu la necessità di dare continuità topografica all’asse adriatico, ma in molti parlarono anche di ragioni “scaramantiche”: il numero 17, si diceva, non portava bene. Curiosamente a Bari, in alcune zone cittadine (come ad esempio all’incrocio  tra via Crispi e via Brigata Bari), ci sono ancora i vecchi segnali indicanti l’autostrada per Napoli come A17 e non A16.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)


Altra curiosità. Lo svincolo di innesto tra le due autostrade, vicino Canosa e Cerignola, ha conservato la sua configurazione originaria: chi arriva dalla A16 si immette sulla carreggiata principale dell’Adriatica dalla corsia di sinistra, retaggio di un’epoca in cui si immaginava che il traffico verso Napoli sarebbe stato superiore a quello verso Bologna.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

L’ultimo tratto ad essere realizzato fu quello in direzione Taranto. Quel percorso, che avrebbe dovuto costituire il primo segmento di un futuro prolungamento verso lo Ionio fino a Sibari (progetto mai realizzato per mancanza di fondi e per mutate priorità nazionali) venne completato rapidamente. L’autostrada tuttavia non raggiunse mai realmente la città dei due mari: ancora oggi si ferma alcuni chilometri prima, nel territorio di Massafra, dove termina ufficialmente con il casello denominato “Taranto Nord”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Nel 1975, nel giro di pochi mesi, furono così inaugurati tre tratti consecutivi: prima Bari Nord–Bari Sud, poi la discesa verso Gioia del Colle e infine il collegamento con il tarantino.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Oltre alla rilevanza viaria, il progetto colpì per un elemento innovativo: l’intero tracciato della A14 venne “vestito di verde”. Per consolidare i terreni e rendere meno impattante l’autostrada furono piantati oltre 5 milioni di arbusti e migliaia di alberi ad alto fusto, tra cui un’impressionante quantità di oleandri che ancora oggi identificano visivamente l’autostrada pugliese.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Gli oleandri furono scelti perché resistono al caldo, alla siccità e ai terreni poveri, richiedendo pochissima manutenzione. Inoltre la loro chioma fitta creava una barriera naturale che riduceva l’abbagliamento e stabilizzava lo spartitraffico, migliorando sicurezza e integrazione paesaggistica.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

L’impatto sulla vita della regione fu enorme. In pochi anni i tempi di percorrenza si ridussero drasticamente: si poteva raggiungere Bologna in una giornata e Napoli in poche ore. Il turismo estivo conobbe un’esplosione senza precedenti, le aziende iniziarono a muovere merci più rapidamente e le aree industriali di Bari e Gioia del Colle acquisirono una nuova centralità.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Un cambiamento che ridisegnò il modo di viaggiare, di lavorare, di vivere. E che ancora oggi racconta, chilometro dopo chilometro, la trasformazione di una terra che ha imparato a essere (e a sentirsi) meno lontana.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

In foto come si presentava il casello autostradale di Bari Nord nel 1975.

* Silvano Dragonieri è uno scrittore barese
 


© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Lascia un commento


Powered by Netboom
BARIREPORT s.a.s., Partita IVA 07355350724
Copyright BARIREPORT s.a.s. All rights reserved - Tutte le fotografie recanti il logo di Barinedita sono state commissionate da BARIREPORT s.a.s. che ne detiene i Diritti d'Autore e sono state prodotte nell'anno 2012 e seguenti (tranne che non vi sia uno specifico anno di scatto riportato)