di Laura Villani - foto Antonio Caradonna

Il quartiere Murat: tra negozi e uffici i gioielli sopravvissuti nel "centro" di Bari
BARI – È dopo la città vecchia la zona più antica di Bari, realizzata a partire dal lontano 1813 e disegnata come una perfetta scacchiera. Parliamo ovviamente del quartiere Murat: il cosiddetto “centro”. Un rione che seppur storico conserva molto poco dei fasti del passato. La fame edilizia del Dopoguerra portò infatti all’abbattimento di tanti degli edifici ottocenteschi che coloravano questa parte del capoluogo pugliese e alla demolizione di capolavori in stile liberty quali l’ex palazzo della Gazzetta o l’“albergo diurno” di corso Vittorio Emanuele.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Murat diventò così solo il quartiere dello shopping, fu riempito di alti obbrobri architettonici utili a contenere negozi, uffici e appartamenti e dimenticò il suo glorioso passato. Anche se in realtà, tra una vetrina e l’altra, è possibile ancora oggi scorgere dei gioielli sopravvissuti alla demolizione selvaggia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Si tratta di edifici di inizio secolo restaurati e valorizzati (a differenza di quelli del vicino rione Libertà), di strutture in stile eclettico, di splendidi portoni, di storiche scuole e antiche chiese. Siamo così andati a farci un giro per le parallele e perpendicolari del “centro”, in cerca della sua bellezza nascosta. (Vedi foto galleria)

Il nostro punto di partenza è corso Vittorio Emanuele. Qui, all’angolo con corso Cavour, una grossa lapide posta all’angolo del grattacielo noto come “palazzo della Motta” ricorda l’inizio dei lavori del borgo, avvenuto il 25 aprile 1813. Gli storici raccontano che Gioacchino Murat, allora re di Napoli, abbia lasciato cadere una gemma nel punto dove sarebbe sorta la prima struttura, promettendo di fare di Bari “una grande e bella città”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Inbocchiamo a questo punto corso Cavour, soffermandoci sulla parte murattiana e tralasciando la già analizzata zona che delimita il quartiere Umbertino. Si tratta di una via famosa negli anni 60 per i tanti bar serali qui presenti e ora caratterizzata dalla convivenza tra una miriade di negozi ed edifici dalla grande storia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

È il caso dell’immobile ubicato al civico n.11, il più antico di tutto il borgo, ultimato tre anni dopo la posa della prima pietra. Si tratta di un fabbricato neoclassico dal prospetto giallo incastrato tra una modernissima sede bancaria e una gelateria.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Proseguiamo di qualche metro per raggiungere l’angolo con via Piccinni, dove fa bella mostra di sé uno dei più riusciti esempi di liberty di Bari: un palazzo del 1911 contraddistinto da due finte torri laterali aggettanti e da una fascia di piastrelle in ceramica decorata con motivi floreali che funge da parapetto alle finestre dell’ultimo piano.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

All’angolo con via Putignani è invece presente un fabbricato color crema fatto costruire dal commerciante Nicola Scattarelli nel 1915. Costellato da balconcini con parapetti balaustrati, è dotato di finestre dai timpani triangolari e arrotondati e ricche decorazioni soprattutto sul portone in rovere, uno dei più significativi della città.

Chiude il corso un ultimo particolare isolato che vive all’ombra del ponte XX Settembre, lì dove i negozi si diradano e sorgono due storiche scuole superiori: il liceo Scacchi e l’istituto Pitagora. Il primo fu progettato dall’architetto Pietro Trotti come abitazione attorno al 1882 e si caratterizza con un prospetto elegante verniciato di giallo pallido e per le decorazioni antropomorfe e floreali del portale e il cornicione. L’adiacente Pitagora fu invece terminato nel marzo 1930. Di ispirazione neoclassica, presenta una facciata in bugnato nella fascia inferiore e di colore salmone nei piani superiori.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci spostiamo ora sulla parallela via Melo da Bari, dove tra via Caduti di via Fani e via Prospero Petroni si trova un notevole edificio neo-liberty del 1895 costruito dall’architetto Pasquale di Rienzo che oggi appare quasi composto da tre fabbricati diversi per via delle facciate di colori differenti (rispettivamente fumo, bianco e grigio con striature). Mostra uno zoccolo in pietra bocciardata, un primo piano con intonaco listato a bugne e preziosi balconcini balaustrati poggiati su mensole riccamente decorate.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Raggiungiamo ora la vicina Stazione centrale, quasi identica a com’era al momento della sua edificazione, risalente al 1864 con la sua facciata beige e bianca e la pensilina in stile liberty. Ce la lasciamo alle spalle per superare la fontana di piazza Aldo Moro e farci una passeggiata nella grande piazza Umberto I, area verde punto di ritrovo di “coloro che non sanno dove andare” e posto dove un tempo, nella struttura della Goccia del latte, le balie nutrivano i neonati baresi.  


Da qui possiamo ammirare alla nostra sinistra il grandioso e prezioso Palazzo dell’Ateneo, sede dell’Università barese che col suo prospetto color crema è presente in città dal 1890.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Proseguiamo quindi per via Sparano, la più nota strada dello shopping barese oggi al centro di un contestato lavoro di “restyling”. In ristrutturazione è anche l’edificio simbolo di questa arteria: Palazzo Mincuzzi, costruzione liberty che si staglia dal 1928 all’angolo con via Putignani. Commissionato dall’omonima ditta di abbigliamento (ma ora di proprietà di una multinazionale dei vestiti), è caratterizzata dall’iconica cupola su timpano che reca il nome dei committenti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A un solo isolato di distanza si trova la chiesa di San Ferdinando, voluta da re Ferdinando II di Napoli nel 1843 ma completamente rifatta nel 1934, quando assunse l’aspetto massiccio e marcatamente laico attuale, col suo color ocra e i tre alti arconi che si aprono all’ingresso. Al suo interno sono conservate notevoli tele settecentesche.

Superato ad angolo con via Piccinni il Palazzo della Rinascente, progettato in stile art nouveau dall’architetto Rampazzini nel 1924 e sede per 80 anni dell’omonima catena di negozi, accediamo sul maestoso corso Vittorio Emanuele. Qui hanno sede alcuni dei più importanti edifici ottocenteschi della città. Ad angolo con via Roberto da Bari non si può ignorare la facciata tripartita del maestoso Teatro Piccinni, uno dei rari spazi pubblici previsti dall’originario piano Gimma, inaugurato nel 1854 e in ristrutturazione da anni.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Di fronte al politeama si staglia invece l’imponente Palazzo della Prefettura, di severo stile neoclassico. Progettato dopo che nel 1806 Bari “strappò” a Trani il titolo di capoluogo di provincia, si presenta con un prospetto di colore bianco e rosso, scandito da finestre timpanate e coronato da un cornicione al centro del quale si eleva la particolare torretta dell’orologio.

Siamo ora all’angolo di piazza Massari, dove incontriamo Palazzo Diana. Sede della banca della famiglia omonima fino al suo fallimento avvenuto a fine 800, ha un caratteristico colore rosso mattone e un portone dalla cornice di pietra bianca affiancato da quattro semicolonne della stessa tonalità.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Lo superiamo per andare a osservare sulla nostra sinistra una curiosa chiesetta neogotica: è l’ex cappella dell’imponente Palazzo Barone Ferrara che le sorge accanto. Questo edificio fu progettato nel 1843 per il nobile signore che gli diede il nome ed evidenzia con un grande portale incluso tra due colonne dal capitello ionico. Sede di una scuola elementare per diversi anni, dal 2007 ospita una banca.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Prima di lasciare il corso non possiamo però non perderci nella miriade di dettagli del prospetto di Palazzo Fizzarotti, che troviamo sulla destra poco oltre l’angolo con via Quintino Sella. Ricchissimo esempio di neogotico veneziano nonché il più noto tra gli edifici in stile eclettico del capoluogo pugliese, si contraddistingue anche per la ricchezza di simboli esoterici.

Altro esempio di stile eclettico è Palazzo Ingami Scalvini, ubicato nella perpendicolare via Cairoli ad angolo con via Putignani. Costruito nel 1923 è costellato anch’esso di richiami massonici inseriti in una struttura di stile medievale.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Torniamo ora indietro nell’area universitaria incontrando la recentemente ammordernata piazza Cesare Battisti e ricevendo l’”abbraccio” dell’ingresso concavo dell’ex Palazzo delle Poste. Costruito durante il Regime Fascista tra il 1931 e il 1934 per ospitare uffici postali e telegrafici, oggi è stato restituito a nuova vita come centro polifunzionale dipendente dall’Università di Bari.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Lo costeggiamo fino a raggiungere via Crisanzio, strada puntellata di fabbricati affascinanti. Ad esempio all’angolo con via De Rossi (che qui cambia nome in via Beata Elia di San Clemente dove ha sede il monastero di San Giuseppe) si trova un palazzo di stile eclettico dai colori rosa pallido e acceso. Costruito nel 1924, accompagna un’architettura schematica e funzionale a dettagli più fantasiosi e peculiari come i mascheroni che sovrastano le finestre e le nicchiette contenenti figure mitologiche.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Continuiamo a percorrere via Crisanzio superando l’elegante edificio bianco e crema che si trova sull’angolo opposto, che con i suoi quattro livelli coniuga neoclassicismo e liberty con una geometria più severa, fino a entare in pieno rione Libertà. E qui termina il nostro viaggio nel “murattiano”, quartiere simbolo di una Bari antica, elegante e vivace, ma spesso anche poco attenta alla propria storia.  

(Vedi galleria fotografica)

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Laura Villani
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