di Marco Montrone

Quali sono le 10 squadre pił importanti del calcio italiano?
Quali sono le 10 squadre più importanti del calcio italiano? Quelle che possono definirsi più prestigiose, più di successo? Una domanda semplice, che non trova però una risposta facile. Otto club possono sicuramente definirsi più rilevanti degli altri (Inter, Milan, Juventus, Torino, Roma, Lazio, Napoli e Fiorentina) e questo per via delle loro vittorie e per il fatto di aver partecipato quasi sempre al campionato di serie A. Ma per gli altri due il discorso si fa piuttosto complicato.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

La nona squadra italiana – Possiamo tranquillamente affermare che sino agli anni 70 alle 8 compagini predette si aggiungeva il Bologna. Il club emiliano per vari decenni rappresentò infatti una valida alternativa allo strapotere lombardo-piemontese, riuscendo a raggiungere per ben 7 volte il primo posto in classifica.  Dagli anni 80 però i rossoblu sono scivolati nel più completo anonimato, non hanno più raggiunto posizioni di vertice nel calcio italiano, subendo anche fallimenti, retrocessioni (persino in serie C) e un incredibile alternarsi di presidenti.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

A prendere il posto lasciato “libero” dal Bologna cinquant’anni fa, fu sin da subito la Sampdoria. La squadra nata nel 1946 dalla fusione di Sampierdarenese e Andrea Doria, dopo aver navigato per lungo tempo tra le seconde file, esplose letteralmente negli anni 80. Questo grazie alla presidenza di Paolo Mantovani, che rivoluzionò completamente l’organico societario e tecnico, portando alla nascita di quella “bella stagione” che condusse allo scudetto del 1991 e alla finale di Coppa dei Campioni del 1992.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Nel nuovo millennio, dopo un’inaspettata retrocessione nella serie cadetta, la squadra genovese, pur non tornando più ai livelli degli 80 e 90, è riuscita comunque a rimanere tra le prime 10 squadre italiane, arrivando 5° nel 2005, 6° nel 2008, 4° nel 2010 e 7° nel 2015. Negli ultimi anni però, dopo l’addio del presidente Riccardo Garrone, la Sampdoria è entrata ufficialmente in crisi e dopo una serie di risultati non all’altezza è nuovamente in serie B.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ora bisognerà capire se per i blucerchiati si tratta solo di un periodo di assestamento o se invece il calcio italiano rimarrà orfano per sempre di una della sue protagoniste indiscusse. E in quest’ultimo caso chi prenderà il suo posto.   

La decima squadra italiana – Qui il discorso si fa ancora più arduo. La decima “forza” del calcio italiano infatti c’è sempre stata, ma ha cambiato nome di decennio in decennio.

Se infatti sino agli 50 il Genoa rappresentava una certezza del pallone nostrano (parliamo tra l’altro della più antica società calcistica del Bel Paese), nei decenni successivi la squadra ligure non è più riuscita a raggiungere traguardi da “top club”. Scivolata spesso in serie B, ha conosciuto solo sporadicamente il successo.

E a sostituire il Genoa si sono alternate diverse squadre. Tra gli anni 60 e 70 fu la volta del Cagliari. La squadra sarda, costruita attorno al talento di Gigi Riva, segnò positivamente quel periodo grazie a uno scudetto (del 1970) e diversi ottimi piazzamenti, come il secondo posto del 1969 e il quarto del 1972. Una volta finita l’epoca di “rombo di tuono” il Cagliari ritornò però alla vita di sempre, divisa tra B ed A.


La fine degli anni 70 vide invece l’avvento del Perugia “dei miracoli”. La squadra umbra diretta dal presidente Franco D’Attoma e allenata da Ilario Castagner, dopo essere stata promossa in A per la prima volta, inanellò una serie di sorprendenti risultati che la portarono a sfiorare lo scudetto nel 1979, per poi tornare nella serie cadetta nel decennio successivo.

Tricolore che invece riuscì ad aggiudicarsi il Verona. Il club veneto, il cui miglior piazzamento della storia era stato un settimo posto nel 1977, divenne uno dei protagonisti degli anni 80. Dopo un 4° e un 6° posto, nel 1985 divenne campione d’Italia, in un torneo che tra l’altro vedeva le squadre avversarie schierare calciatori quali Maradona, Platini, Zico e Rumenigge.

La favola del Verona e del suo mister Osvaldo Bagnoli finì presto, al contrario di quella del Parma. La squadra emiliana, che non aveva mai partecipato a un campionato di serie A, dal 1991 al 2004 divenne assoluta protagonista del calcio nostrano. Il Parma entrò di diritto a far parte delle prime 10 squadre italiane grazie a una serie di successi tra cui citiamo le tre coppe Italia, la coppa delle Coppe del 1993 e le coppe Uefa del 1995 e del 1999. Il tutto con piazzamenti di rilievo in campionato, come il secondo posto del 1997.

Il destino del Parma seguì purtroppo quello del suo patron Calisto Tanzi, proprietario della Parmalat: grande azienda che andò incontro a una bancarotta fraudolenta con tanto di arresto del suo proprietario. 

A prendere il posto lasciato vacante dal Parma ci pensò all’inizio del nuovo millennio l’Udinese. La squadra friulana non era in realtà una “novizia” del calcio italiano, ma in passato pur provandoci (negli anni 80 prese addirittura Zico), non era mai riuscita a imporsi tra le cosiddette “grandi”.

Nel nuovo millennio però, grazie a una maggiore organizzazione e agli investimenti del patron Giampaolo Pozzo, i bianconeri cominciarono a fare sul serio. Tra il 2003 e il 2013 il club riuscì a entrare quasi sempre tra i primi 7 posti della serie A, concludendo il 2005 al quarto posto e il 2012 al terzo.

L’Udinese gode ancora di buona salute, partecipa regolarmente al massimo campionato italiano, ma da un po’ di anni a questa parte si sta accontendando di piazzamenti di centro classifica. Al contrario dell’Atalanta, ad oggi senza ombra di dubbio una delle dieci squadre italiane.

La compagine di Bergamo, dopo una vita passata tra A e B, negli ultimi tempi sta conoscendo una decisa stabilità. Da quando infatti è stata comprata dal presidente Antonio Percassi, la Dea non ha conosciuto più alti e bassi, ma anzi, ha cominciato a recitare il ruolo di protagonista.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

I risultati parlano per lei: 4° nel 2017, 3° nel 2019, 2020 e 2021, 5° nel 2023. E in mezzo anche il raggiungimento nel 2020 dei quarti di Champions League (e degli ottavi nel 2021). Difficile parlare di “caso”, ma solo di notevole capacità organizzativa e programmatica.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ad oggi è lecito pensare che l’Atalanta possa rimanere tra le grandi, prendendo, chissà, il posto della sfortunata Sampdoria.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Nella foto: una sfida tra Lazio e Torino del 1975


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