di Renato Filannino

Paghe basse, lunghe trasferte, situazioni pericolose, poca tutela: è il difficile lavoro degli steward
BARI - «Ero presente a Roma-Slavia Praga del 2023 all’Olimpico, quando un collega fu picchiato dai tifosi ospiti. Nel caos generale finimmo il turno molto tardi, eravamo stanchi e scossi, volevamo solo tornare a casa». Questo è il racconto del 22enne barlettano Michelangelo, che da tre anni a questa parte svolge il lavoro di steward negli stadi. Gli steward sono quegli addetti alla sicurezza e all’ordine pubblico che per legge devono essere impiegati durante manifestazioni sportive di massa, come le partite di calcio.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Un lavoro quest’ultimo che si svolge tra mille difficoltà. Orari massacranti, paghe non all’altezza del compito e soprattutto il rischio di trovarsi in situazioni scomode e pericolose da gestire senza protezione di qualsiasi genere.

Ma facciamo un passo indietro. In Italia la gestione del pubblico degli impianti sportivi sino a una ventina d’anni fa era affidata esclusivamente alla Polizia. Dopo l’uccisione dell’ispettore Filippo Raciti durante Catania–Palermo, il 2 febbraio 2007, si rese però necessario un coinvolgimento dei club al fine di fornire un aiuto alle forze dell’ordine.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Sull’esempio di ciò che avveniva in Inghilterra già dal 1990, nacque così la figura dello steward da stadio, introdotta dal Decreto Amato del 2007. Dal 1° marzo 2008 fu quindi resa obbligatoria per legge la presenza, durante le partite, di personale ausiliario con compiti organizzativi, preventivi e di assistenza.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Da allora ci si è abituati alla presenza negli stadi degli steward, immancabilmente vestiti con una casacca gialla fluorescente. Li si vede all’entrata per i controlli di biglietti e documenti, sugli spalti mischiati tra il pubblico e anche a bordocampo, di solito con lo sguardo rivolto verso le curve. 

Si tratta di personale civile che, dopo aver frequentato dei corsi tenuti da agenzie di sicurezza, enti di formazione e talvolta dai club stessi, ha la possibilità di essere impiegato dalle società (spesso tramite agenzie) con retribuzione variabile e generalmente a chiamata.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Non si tratta di compensi altissimi, considerando anche che spesso ci toccano lunghi viaggi per raggiungere i luoghi degli eventi – sottolinea il 23enne pugliese Angelo, steward da quattro anni –. È capitato anche di dover raggiungere di notte, in pullman, città come Milano. E la paga è sempre la stessa: per una partita di Serie A o Serie B si aggira intorno ai 70 euro».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Se c’è bisogno di reclutare steward che vivono a mille chilometri di distanza, vuol dire solo una cosa: sul mercato del lavoro c’è poca offerta di tali figure. I motivi sono proprio le basse paghe, ma anche le condizioni in cui queste persone devono lavorare. Gli steward infatti sono figure addette alla sicurezza ma senza reali poteri di intervento.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)


Si tratta di semplici “controllori” che operano come servizio ausiliario della Polizia. Le società organizzano infatti il servizio approvato dal Gos (Gruppo operativo sicurezza che funge da raccordo tra club, steward e forze dell’ordine), ma sono poi sempre gli agenti i soli a poter intervenire in caso di problemi o disordini. In caso di risse, lanci di oggetti o violenze può intervenire infatti solo la polizia, chiamata dagli steward.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Naturalmente questo comporta una serie di problematiche: sono tanti i racconti di steward capitati in situazioni molto pericolose. Come il già citato Michelangelo, presente durante Roma-Slavia Praga del 26 ottobre 2023, quando un collega venne aggredito dai tifosi ospiti.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Non ho ancora capito, dopo tanto tempo, cosa avvenne esattamente – racconta il ragazzo –. So però che durante quella partita eravamo tutti in ansia: gli ultras cechi erano ubriachi ed estremamente violenti. La polizia ci consigliò semplicemente di evitare di guardarli, ma evidentemente ciò non bastò a garantire la nostra incolumità. Il turno si concluse quasi tre ore oltre il previsto a causa dei disordini. Per chi come me doveva poi affrontare sei ore di pullman per tornare a casa, si trattò di una vera prova di resistenza. Pagata 60 euro».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

A raccontarci un’altra esperienza traumatica è il 21enne pugliese Francesco, steward da tre anni, che lavorò durante il derby Lazio–Roma del 10 gennaio 2024.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Mi trovavo ai divisori che separavano la curva sud della Roma dalla tribuna della Lazio – ricorda –. Da una parte all’altra si lanciavano bicchieri di birra, monetine e fumogeni e noi eravamo costretti a stare lì, nonostante il rischio di essere colpiti fosse molto alto. Un fumogeno passò a pochi centimetri dalla mia testa: fu orribile».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Poi c’è il 25enne Nicola, steward da 4 anni, che ci racconta la sua esperienza durante Milan–Chelsea del 2022.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Ero allo stadio San Siro quando a un certo punto tre uomini cercarono di passare da un varco non consentito – rammenta –. Cercai di impedirglielo in qualche modo, ma il risultato fu che venni spinto per terra e i giovani passarono indisturbati. Naturalmente nelle vicinanze non c’erano agenti di polizia. Quando segnalai l’episodio al capo unità, quest’ultimo si limitò a fare uscire i tre, non ascoltando la mia richiesta di denunciarli. Mi sentii impotente quel giorno e poco tutelato proprio da chi avrebbe dovuto proteggermi».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
 


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