di Silvia Grosso

San Giovanni Crisostomo: lì dove Oriente e Occidente si incontrano rievocando la "Bari bizantina"
BARI – Nella zona più a ovest di Bari Vecchia, ai margini del centro storico, fa capolino uno dei più antichi e affascinanti templi religiosi del capoluogo pugliese: la piccola Chiesa di San Giovanni Crisostomo. Un luogo dove Occidente e Oriente si incontrano, rievocando la “Bari bizantina”: quel periodo storico in cui la città, tra l’876 e il 1071, fu eletta a Catepanato, ovvero massima espressione politica dell’Impero Romano d’Oriente.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Qui infatti si celebra una particolare liturgia greco-bizantina e l’interno ricorda più un tempio ortodosso che cattolico, con tanto di colorata iconostasi. E poi c’è il sottosuolo, che nasconde i resti della vecchia San Giovanni Prodromos, eretta proprio durante la dominazione del popolo venuto da Costantinopoli.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Siamo così andati a visitare questa inconsueta chiesetta, da molti residenti ancora oggi chiamata “San Giovanni a mare”, per via della sua vicinanza all’Adriatico. (Vedi foto galleria)

Percorrendo via Ruggiero II Normanno, costeggiamo l’entrata di Santa Chiara per accedere nella via omonima. E proprio qui, all’ombra del campanile barocco della suddetta chiesa, si cela la minuta San Giovanni Crisostomo.   

Come detto il santuario originario fu fatto erigere nel 1032 con il nome di San Giovanni Prodromos (in greco “Battista”) dalla famiglia Passaro, per essere poi ceduto all’arcivescovo Elia. Oggi, come la maggior parte degli edifici della città pre-Normanna, giace tristemente al di sotto della pavimentazione del tempio “nuovo”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Il monumento che vediamo è comunque molto antico: fu infatti costruito nel tardo XIII secolo e curato nel corso del tempo dalle famiglie Tresca-Carducci e Calò-Carducci. Si presenta ai nostri occhi con la sua facciata cuspidata in conci regolari di un bianco vivo, alternato a un colore più scuro dato dall’umidità.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Nel prospetto è inglobato sulla destra un basso campanile a vela, mentre al centro si apre una finestrella rettangolare. Il portale, molto ampio, è il risultato della ricostruzione avvenuta nel Dopoguerra, a causa dei danni subiti durante il conflitto mondiale. Conserva però nell’archivolto tracce delle pietre originali a denti di sega.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Proprio nella seconda metà del 900 il santuario cambiò nome. Nel 1957 infatti si trasformò da Battista in Crisostomo per volere del vescovo Enrico Nicodemo, che la affidò al “papàs” Giuseppe Ferrari, destinandola così alla liturgia di rito bizantino. “Papas” è l’appellativo dei sacerdoti della Chiesa greco-ortodossa e di quelli delle diocesi cattoliche “orientali” dell’Italia meridionale.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

La decisione della Curia non fu casuale. All’epoca c’era infatti bisogno di dare un punto di riferimento spirituale a quei profughi sbarcati a Bari nel Dopoguerra, esiliati perché ritenuti troppo “italiani” dai nuovi governi nazionalisti di Jugoslavia, Romania, Grecia e Turchia. Persone che si riunirono a partire dal 1956 nel cosiddetto “Villaggio Trieste”, nei pressi della Fiera del Levante. L’affidamento nacque proprio quindi dall'esigenza di fornire adeguata assistenza pastorale a chi, pur restando cattolico, aveva appreso la fede cristiana nella cultura e nel rito greco.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)


Non ci resta ora che entrare, per venire così avvolti in un’atmosfera che ci trasporta nel vicino Oriente. La lingua greca risuona nei canti della lunga liturgia e a dominare la parete di fondo dell’unica navata è l’imponente iconostasi lignea del XX secolo, davanti alla quale il sacerdote officia la messa tenendo le spalle rivolte verso i fedeli.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Divisa tradizionalmente in tre fasce decorate, presenta raffigurazioni di Gesù, della Madonna, dei dodici apostoli e di San Giovanni Crisostomo. Alla sommità campeggia una Croce bifacciale su cui sono dipinte la Crocifissione e l’Anastasi (nome greco della Resurrezione di Cristo e di quella finale dei morti).Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Alle pareti, che trasudano umidità da tutti i pori, sono appoggiate delle sedute lignee, mentre sollevando lo sguardo notiamo due differenti soffitti. Per il presbiterio è evidente una volta a crociera tardo- medievale, la navata mostra invece una copertura di legno posta dopo i restauri del Dopoguerra.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

E tra icone, candele, scritte in greco e crocifissi (il tutto suggestivo ma decisamente moderno), la chiesa conserva anche elementi antichi. Tra questi una lapide commemorativa in marmo nero di inizio 700 dedicata a Cecilia Carducci, morta a 34 anni e facente parte della famiglia fondatrice del sito.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

E poi soprattutto un ambone composto da una lastra in pietra decorata risalente al XIII secolo. È ornata con diversi motivi vegetali che vanno a formare un grosso albero i cui rami ricurvi creano una croce bizantina. Accanto a essa, rispettivamente a destra e a sinistra, sono raffigurati due animali fantastici: un grifo con gli artigli su un cinghiale e un leone con la zampa su un caprone.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Infine c’è il tesoro sotterraneo, la chiesa bizantina, i cui resti sono posti al di sotto del pavimento in marmo realizzato nel Dopoguerra. Ci avviciniamo alla parete destra, lì dove alla base di due archi a tutto sesto sono visibili tre pilastri appena affioranti dal piano di calpestio. Questi, quasi sicuramente, facevano parte del precedente tempio a tre navate e corrispondevano alle colonne che dividevano la navata centrale da quella laterale.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Al centro del pavimento è poi ben delineato un cerchio, la cui forma è stata pensata per sostituire una precedente grata semi-aperta. Pare infatti che, prima degli ultimi lavori di ristrutturazione, il sito fosse visibile e che venisse utilizzato come ossario. «Quando mio padre era bambino e giocava con la palla nella piazzetta, aveva sempre timore di avvicinarsi alla chiesa a causa della grande grata del pavimento che faceva intravedere resti di ossa umane», ci conferma il 50enne barese Giovanni, residente in zona.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Perché a differenza di altri antichi templi visitabili come Sant'Angelo di Mammacaro posta sotto la chiesa del Carmine, Sant’Apollinare situata ai piedi del Castello Normanno-Svevo o il Monastero di San Benedetto che caratterizza i sotterranei di San Michele, San Giovanni Prodromos è stata di fatto, colpevolmente, “seppellita”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

E così solo degli accurati lavori di scavo potrebbero riportare alla luce quello che è un importante pezzo della gloriosa “Bari bizantina”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

(Vedi galleria fotografica)

Nel video alcuni momenti della liturgia greco-bizantina che ha luogo nella chiesa di San Crisostomo:



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