di Federica Calabrese

La chiesa e il monastero di San Benedetto: sito leggendario celato in un angolo di Bari
BARI – Un luogo che unisce grande storia e incredibile bellezza, ma che resta ancora oggi difficilmente visitabile e quindi sconosciuto alla maggioranza dei cittadini. Parliamo dell’angolo di Bari Vecchia che accoglie i resti della chiesa e del monastero di San Benedetto, strutture religiose medievali inglobate nel complesso barocco di San Michele Arcangelo. Un sito leggendario: basti pensare che qui nel 1087 vennero ospitate le ossa di San Nicola in attesa della costruzione della Basilica.

Anni fa vi raccontammo già di questo posto nascosto, anche se riuscimmo a visitarne solo una parte, per via di alcuni lavori di ristrutturazione all’epoca ancora non completati. Così oggi abbiamo deciso di ritornarci, per documentare con informazioni più approfondite e foto professionali questa chicca celata tra le viuzze della città antica.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per raggiungere il luogo imbocchiamo strada dè Gironda, via che collega corso Vittorio Emanuele a piazza Mercantile. Superato l'incrocio con strada Vallisa, dopo pochi passi ci ritroviamo sulla destra davanti a un piccolo slargo situato di fronte alla stazione dei Carabinieri. Ed è proprio qui che viene ospitato il settecentesco complesso di San Michele, con la sua chiesa e l’attiguo palazzo ristrutturato nel 2016.

Decidiamo di far partire il nostro viaggio proprio dall’edificio che conserva i resti del monastero benedettino fondato nel 978 dall’abate Geronimo. La facciata, intonacata di bianco e conclusa da un cornicione a spiovente, è caratterizzata da una parte superiore con due finestroni allungati e sormontati da piccoli archivolti. In quella inferiore il portone, inquadrato da due pilastri, presenta un architrave a semicerchio.

Il fabbricato, oggi sede della Fondazione Petruzzelli, non è però visitabile al pubblico: riusciamo ad accedervi solo grazie a un permesso speciale. Varcando la soglia e salendo qualche gradino di marmo chiaro, ci troviamo così nell’interno completamente imbiancato e quasi spoglio. Le imponenti colonne laterali disegnano un lungo corridoio coperto da volte a crociera che ci permette di accedere al cortile interno, dove si trova l’area sicuramente più significativa: il chiostro del monastero medievale.

Circondati dalla facciata interna del palazzo, superiamo una struttura portante ricoperta di muschio per ritrovarci ad ammirare delle arcate sorrette da pregevoli pilastri a stampella con decorazioni di animali. Siamo davanti a ciò che rimane dell’antico monastero: quello che nel 1649 dopo quasi sette secoli di vita fu soppresso e abbandonato, per poi essere completamente rifatto nel 1745 dalla congregazione dei Celestini.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Alcune reti di sicurezza impediscono però l’accesso a quello che era uno dei corridoi del chiostro. Il sito in effetti non è propriamente fruibile e nonostante il restauro appare già in precarie condizioni. Ci sono escrementi di piccione ovunque  e l’erba incolta sta crescendo andando a invadere anche quelle che paiono delle volte scolpite.

Per fortuna siamo solo all’inizio del nostro viaggio: il meglio deve ancora venire.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Usciamo così dal palazzo per ritrovarci davanti all’attiguo ingresso della chiesa di San Michele, anch’essa costruita nel 1745 dai Celestini sulle rovine di un precedente edificio di culto. La facciata barocca dall’intonaco rosato è scandita da quattro lesene che, assieme a cornici spartipiano, dividono il prospetto in due parti. Quella superiore è contraddistinta da un finestrone centrale, su cui si stagliano un timpano spezzato e un fastigio barocco. Quella inferiore racchiude il portale sormontato da un archivolto su cui poggia la statuetta di San Michele.

Non ci resta ora che entrare. Siamo in una navata unica la cui copertura a volta è sostenuta da colonne corinzie, che reggono un’imponente trabeazione impreziosita da una cornice a dentelli. Dal soffitto dai toni celeste e oro scende un grande lampadario di cristallo.


Di fronte a noi l’altare maggiore in marmo è inquadrato in una cupola. La mensa è sormontata da sei alti candelabri dorati e dietro di essa, sulla parete di fondo riccamente decorata, è collocata una tela raffigurante San Michele in abiti blu e porpora che sconfigge i demoni, realizzata nel 1895 dal pittore barese Domenico Battista.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Lateralmente quattro piccole nicchie illuminate conservano alcune statue lignee tra cui quella dell’Arcangelo con corazza dorata sul petto e spada sguainata. Questo simulacro, che un tempo veniva portato in processione, venne commissionato tra la fine del Settecento e gli inizi Ottocento. 

Il tempio barocco cela però sotto il suo pavimento un tesoro inestimabile: i resti della chiesa di San Benedetto, edificata ancor prima del monastero: intorno VIII-IX secolo d.C.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per visitarla ci avviciniamo ai banchi più vicini all’altare maggiore. Qui, sul lato destro e sinistro della navata ci sono gli accessi ai sotterranei, chiusi da cancellate serrate con dei lucchetti che vengono aperti solo previa richiesta. Il signor Dino Favia, membro della confraternita di San Michele, ci apre il primo varco. Scendiamo la prima rampa di scale con gradoni in pietra che ci conducono nel sottosuolo, nell’antica chiesa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Rimaniamo senza fiato. Siamo in un piccolo e intimo ambiente a due navate illuminato solo dalla fioca luce di alcune lanterne. Alziamo lo sguardo: sulle nostre teste è un trionfo di volte a crociera, sorrette da pregevoli colonnine di diversa sezione e capitelli finemente decorati.

Il posto è però molto umido. Ce ne accorgiamo dall'odore, ma anche dal deumidificatore alla nostra destra e dalle ampie pozze d'acqua che riempiono il pavimento del succorpo. Ma nonostante questo, guardandoci attorno, veniamo rapiti dal fascino di questo luogo, che trasuda antichità e storia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il gioiello della cripta si trova in basso a un altare ricavato nella pietra, lì dove una grata dorata custodisce la nicchia in cui nel 1087 vennero custodite le reliquie di San Nicola. Sul lunettone superiore alla mensa un bassorilievo risalente al 900 ritrae l'abate Elia che mostra la cassetta con le ossa del patrono ai fedeli. E infine in alto, sulla volta, appaiono raffigurati in rilievo i simboli del Santo: le “tre palle”, la botte miracolosa, la mitra e il suo bastone.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Siamo insomma davanti a uno dei luoghi simbolo della presenza di San Nicola a Bari. Ma non è finita qui. Risalendo ci ritroviamo nuovamente nella navata di San Michele. Ci dirigiamo nei pressi dell’altare dove ci attende una porta che cela un’altra scalinata: quella che ci permette di scoprire un secondo ambiente del vecchio monastero.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Qui la luce è meno debole. Ammiriamo così le due navate voltate con archi murati che rappresentavano dei passaggi tra stanze e alcune notevoli strutture, tra cui un pilastro con tracce di affreschi dai colori rosa e celestino.

A colpire il visitatore è però il pavimento ricoperto da tessere di varie dimensioni. Le più antiche sono quelle romboidali che disegnano motivi a riquadri di forma quadrangolare e rettangolare. La chiesa conserva anche delle lapidi sepolcrali con su incisi alcuni stemmi gentilizi, probabilmente della casata angioina. E c’è anche spazio per una nuova installazione, quella creata nel 2015 dall’artista Maria Pierno: rappresenta la spada con cui San Michele sconfisse il diavolo.

E qui, davanti a questo simbolo, finisce il nostro lungo viaggio all’interno di questo leggendario e “segreto” luogo situato sotto i piedi degli ignari baresi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica di Antonio Caradonna e Federica Calabrese)

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Federica Calabrese
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  • Marisa Boccuzzi - Sono da sempre innamorata di Bari, ma scoprire così tante bellezze ricchissime di storia non ha prezzo! Complimenti vivissimi agli autori dell'articolo, molto belle anche le foto! Mi piacerebbe poter visitare questo sito.

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