di Gaia Agnelli - foto Antonio Caradonna

Porto, cantieri navali, mercato ittico e pescherecci: Mola e il suo stretto rapporto con il mare
MOLA DI BARIMola di Bari è una cittadina costiera che, seppur mai sviluppatasi appieno, è rimasta tra le poche nel barese a mantenere uno stretto contatto con l’Adriatico. Il suo cuore pulsante continua infatti ad essere proprio il porto, dal quale ogni notte decine di pescherecci partono per avventurarsi in mare con la speranza di riempire le loro reti. Pesce che poi sbarcano e vendono all’interno dello storico mercato ittico, attivo sin dal 1948 sul lungomare.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E non solo. A Mola è ancora presente un ottocentesco cantiere navale e, a marcare ancora di più il legame con l’acqua salata, viene anche organizzata dal 1964 una frequentatissima festa culinaria: la Sagra del Polpo. E così, girando tra banchine, maestri d’ascia e pescivendoli, siamo andati alla scoperta della “Mola di mare e sul mare”. (Vedi foto galleria)

La nostra passeggiata comincia dal “vecchio” lungomare Dalmazia e dalla cosiddetta “piazza del pesce”, chiamata così perché è qui che i pescatori sbarcano da sempre la merce dalle loro barche. Un tempo vendevano direttamente sulla banchina dalle grandi chianche bianche, dal 1948 invece si sono spostati all’interno del mercato ittico situato proprio dinanzi al porto.  

Porto che si trova qui dal 1840, quando su progetto dell’ingegner Carpi fu realizzato un molo. Prima infatti le imbarcazioni si trovavano a “Portecchia”, una piccola ansa attiva sin dai tempi delle Crociate che, posta a nord del centro storico, dal 2011 convive con il lungomare riqualificato dall’architetto catalano Oriol Bohigas. Portecchia oggi ospita solo qualche colorato gozzo, mentre il porto accoglie una sessantina di pescherecci che vediamo ancorati a delle grosse bitte.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

C’è da aggiungere che dal 1998 il porto è chiuso a est dal nuovo e lungo Molo di levante. Mentre il centro dell’ansa è occupato dal circolo nautico Daphne e dall’ottocentesco cantiere navale fondato dalla famiglia Gaudiuso. Un luogo gestito dal 1991 dal 64enne Francesco Cinquepalmi, maestro d’ascia che ormai non costruisce più, limitandosi solo a riparare barche.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Perché il settore navale pugliese, come abbiamo raccontato più di una volta, è in forte crisi. La colpa è dell’indebolimento subito dal settore della pesca avvenuto a partire dagli anni 90, quando discutibili politiche economiche della Comunità Europea hanno disincentivato l’attività dei pescatori italiani per favorire i colleghi greci e spagnoli.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E questo ha portato a una sensibile riduzione della domanda di pescherecci. Così se prima a Mola ancoravano più di cento imbarcazioni, oggi come detto non si superano le sessanta unità, di cui una trentina attive nelle acque locali, una decina che arrivano sino al largo di Otranto e venti che si spingono sino ai mari della Grecia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nonostante ciò, Mola continua a “resistere” ed è tra le poche cittadine costiere del barese a poter ancora contare su una cospicua flotta.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Pescherecci che sono quasi tutti di colore bianco e blu e riportano nomi che rimandano a santi o ad antichi proprietari (“Carmela madre”, “Giovanni Padre”). Uno di legno e del peso di dieci tonnellate assume però la denominazione di “Sparviero”: è quello costruito nel 1981 e curato da Francesco, 59enne pescatore che ci invita a salire sul suo natante stracolmo di reti e corde aggrovigliate tra loro.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Il nostro è un mestiere abitudinario  - ci spiega -. Partiamo ogni notte alle due, per tornare il pomeriggio alle 16. E svolgiamo sempre le stesse manovre: gettiamo la rete calandola con i cavi collegati ai divergenti, stringiamo i freni e partiamo con la traina sul fondo per la pesca a “strascico” per poi tirare su il bottino. Ma è un lavoro duro: usciamo sempre, anche con il brutto tempo, coprendoci alla meglio nelle ghiacciate notti d’inverno. Per non parlare di quando ci imbattiamo nelle bufere o nelle trombe d’aria: l’unico modo per salvarci è quello di buttare tutte le reti in mare che si trasformano così in una pesante “ancora”».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Accompagnati dalla voce metallica provenienti dalla radiolina Vhf  (il servizio di radio mobile marino), andiamo alla scoperta dello Sparviero. Qui tra bussole, bozzelli arrugginiti e la cabina di guida con le ruote per tirare le cime e l’antico timone in legno, veniamo catapultati in un’atmosfera che trasuda di tradizione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Oggi però sono sempre meno quelli interessati a fare questo mestiere – dichiara –: tra burocrazia e spese di gestione non restano molti soldi da mettersi in tasca. Io però mi ritengo una persona fortunata: sono salito la prima volta su un peschereccio a 15 anni per seguire le orme di mio padre, figlio di pescatori e da allora mi godo ogni mattina il sole che sorge sul mare. Uno spettacolo che ripaga da qualunque fatica».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Torniamo ora sulla banchina per raggiungere la struttura bianca che ospita il mercato ittico, altro simbolo della Mola marinara. Se una città come Bari può ormai contare su pochissime bancarelle dedicate alla vendita del pesce (sul Molo Sant’Antonio e nel porto di Santo Spirito), a Mola invece sono ancora presenti decine di postazioni. Queste ultime si dividono tra quelle dei pescatori con il loro il pesce freschissimo appena catturato e quelle dei “pescivendoli” che invece offrono merce proveniente anche da acque più lontane.   

Entriamo quindi nel mercato destreggiandoci tra i banchetti sui quali sono posate le casse ricche di prodotti ittici, che hanno puntati su di loro gli occhi degli acquirenti. Si va dai totani ai moscardini, dalle cicale ai merluzzi, dai gamberi al colorato e appetitoso “ciambotto”, ovvero il pesce da zuppa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Capita spesso che i clienti “prenotino” un prodotto già dal momento in cui lo vedono “scendere” dal peschereccio – spiega il pescatore Francesco –. Non si ordina mai dal giorno prima, perché porta sfortuna per la caccia, ma non appena rientriamo veniamo presi d’assalto da chi non vuole lasciarsi scappare “quel polpo o quell’orata”».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’ultima tappa del nostro viaggio è il molo ottocentesco. Scortati dal garrito dei gabbiani ci dirigiamo quindi su questo lungo e antico braccio in pietra. Costeggiamo i pescherecci rientrati da poco, sistemati in fila uno accanto all’altro. Al loro interno qualche pescatore riposa mentre i suoi vestiti sono stesi ad asciugare sulle corde.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Continuiamo a camminare verso la punta, scorgendo il nuovo  molo di Levante e ci imbattiamo in una spiaggetta alla quale si accede saltando giù dalla banchina. Qui un giovane pescatore, in compagnia della sua canna si gode il tramonto, in attesa che qualche pesciolino abbocchi al suo amo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Noi invece ci godiamo la vista dello skyline di Mola. Da una parte, tra delle palazzine basse anni 70, svetta il campanile della Chiesa di Loreto, mentre dietro al mercato un timido raggio di sole calante si fa spazio tra i tetti delle case del centro storico e l’imponente cupola della Chiesa Matrice.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma è naturalmente il blu dell’Adriatico a farla da padrone: quel mare che ha visto nascere Mola, cittadina a cui resta legato da vecchie tradizioni, mestieri antichi e da una lunga storia di pesca.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)


© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Gaia Agnelli
Scritto da

Antonio Caradonna
Foto di

Lascia un commento


Powered by Netboom
BARIREPORT s.a.s., Partita IVA 07355350724
Copyright BARIREPORT s.a.s. All rights reserved - Tutte le fotografie recanti il logo di Barinedita sono state commissionate da BARIREPORT s.a.s. che ne detiene i Diritti d'Autore e sono state prodotte nell'anno 2012 e seguenti (tranne che non vi sia uno specifico anno di scatto riportato)