di Mina Barcone - foto Sonia Carrassi

La storia del pittoresco porticciolo di Santo Spirito: «Tutto nacque con il "Vargalone"»
BARI - In principio era costituito solo da uno scoglio chiamato "Vargalone", prezioso approdo per le imbarcazioni in epoca romana, mentre oggi pullula di gozzi e pescherecci che attraccano su due lunghi moli. Parliamo del pittoresco porticciolo di Santo Spirito, che con i suoi colori e le mille storie è il protagonista indiscusso della vita del quartiere marinaro di Bari. (Vedi foto galleria)

L'area appartiene al capoluogo pugliese dal 1928, dopo aver costituito per secoli la marina del vicino comune di Bitonto ed è da sempre animata da pescatori che narrano racconti dal sapore leggendario, oltre che da simpatiche anatre "domestiche". Ne abbiamo ripercorso l'epopea assieme all'80enne Angelo Roncone, fotografo e memoria storica del luogo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Tutto nacque grazie al "Vargalone" - spiega l'esperto - grosso scoglio che si trova a pochi metri di distanza dall'odierno molo di ponente, visibile nei momenti di bassa marea. Il masso è al centro di un'insenatura naturale e nell'antichità contribuiva a formare una rada, porzione di mare in cui le navi potevano sostare al riparo dai venti: uno scenario ideale per i marinai locali sin dall'epoca romana».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E di fatto proprio nei paraggi del sasso, all'inizio del 900, fu ritrovato un natante carico di anfore per il trasporto dell'olio databile tra il I secolo A.C. e il I secolo D.C. «Alcuni sostengono che sul macigno un tempo sorgesse addirittura una chiesetta - aggiunge Angelo - ma si tratta di dicerie popolari».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per secoli dunque la presenza del Vargalone favorì l'economia di Bitonto, i cui produttori di olio poterono così vendere il loro "oro giallo" in tutto il Mediterraneo grazie al commercio marittimo. Un'importanza che nel tempo accentuò la rivalità con Bari, tant'è che nel corso del 1500 le due città decisero di delineare chiaramente i propri confini ergendo sette "titoli", costruzioni in pietra ancora oggi visibili.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L'appetibilità della zona era tra l'altro acuita da alcune sorgenti di acqua dolce che dall'entroterra defluivano verso il mare. «Erano fonti importantissime per chi si imbarcava - precisa Roncone -. Addirittura si riteneva avessero proprietà curative: il liquido che sgorgava era soprannominato "acqua di Cristo". Peccato siano state cementate dal moderno lungomare».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nel 1569 venne poi innalzata un'altra struttura tuttora presente: la possente torre di avvistamento, la cui bianca sagoma svetta sullo spigolo est della baia, a pochi passi dal molo di Levante. Faceva parte di un più ampio sistema di fortificazioni spagnole allestito sulla costa pugliese, indispensabile per prevenire gli attacchi dei pirati. «Nel 700 fu usata per la riscossione dei dazi - puntualizza la nostra guida - e rimase a lungo isolata, visto che attorno c'erano solo vigneti».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E infatti fu solo nell'800 che cominciò a prendere forma la Santo Spirito che conosciamo oggi. Alcuni marinai eressero delle piccole case a ridosso dell'insenatura e i bitontini più facoltosi fecero realizzare le prime ville dell'area.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Agli albori del XX secolo poi l'intensa attività peschereccia convinse le autorità locali a iniziare la costruzione del porticciolo. «Un primo pezzo del molo di Levante venne approntato negli anni 10 - sottolinea Angelo -. Poi, grazie a una petizione inviata nel 1924 a Mussolini, la banchina raggiunse la lunghezza attuale. Non senza problemi: errori di progettazione fecero sì che spesso le onde, in caso di mare agitato, arrivassero a danneggiare le barche ancorate».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


L'area divenne inoltre meta ambita per chi voleva trascorrere una giornata in spiaggia. «Da Bitonto si arrivava con qualunque mezzo, anche con gli asini - evidenzia Roncone -. C'è chi veniva addirittura a piedi, entrando a Santo Spirito percorrendo corso Umberto: non è un caso che quella strada fosse chiamata "via dell'allegria", visto che proprio su quell'arteria i bagnanti cominciavano a spogliarsi, eccitati dall'imminente tuffo in mare. I più assidui portavano con sè delle tende in cui dormire la notte».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nel 1928 si consumò però il divorzio tra la marina e la sua città "madre", con l'annessione come frazione al capoluogo di regione. Ciò non tagliò i rapporti con Bitonto, con la quale vennero facilitati i collegamenti grazie all'inaugurazione di una linea tramviaria. «I vagoni facevano capolinea davanti a un bar diventato poi un'istituzione del rione - incalza l'esperto -, il "Qui si gode", allestito all'epoca da un uomo di Palo del Colle per vendere gelati e bevande».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nacque anche il primo lido privato: il "Caiati", posizionato di fronte quello che è l'attuale mercato coperto di piazza Roma. «Era costituito da un lungo pontile che portava a delle specie di palafitte: le cosiddette "baracche" - precisa Angelo -. L'ingresso era unico, ma le cabine erano divise su due lati diversi per maschi e femmine».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il completamento del porticciolo, assieme alla risoluzione dei suoi problemi strutturali, avvenne all'inizio degli anni 60. Fu il deputato Aldo Moro, futuro presidente del Consiglio, a porre la prima pietra del nuovo molo di Ponente. E quasi in contemporanea venne dismesso il tram, a seguito dell'ennesimo pittoresco (quanto pericoloso) incidente.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il resto è storia recente. Bar e gelaterie animano il posto, soprattutto nella zona di piazza San Francesco ristrutturata di recente. Nello slargo si staglia anche una statua dedicata al poverello d'Assisi, che secondo antichi racconti sarebbe passato di qui nel 1220 durante il pellegrinaggio in Terrasanta.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Dal 1982 il molo di Levante ospita anche uno dei sei circoli nautici principali di Bari: "Il Maestrale", sorto in un edificio usato un tempo per la conservazione delle angurie. Molo che è colorato da una scritta particolare: "2 agosto 1985", data in cui il rione venne squassato da una spaventosa tromba d'aria.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il porto ha insomma scritto la storia del borgo, che vive il legame con il mare più di molti altri quartieri baresi e che celebra un suo patrono, il Santissimo Nome di Maria Immacolata, quasi snobbando quello cittadino: San Nicola.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Prima di andare via la nostra guida ci indica un masso vicino alla piazzetta. «Quel macigno "racconta" l'ennesima leggenda di questo luogo - conclude Angelo - quella di "Annina della pietra": una signora che nei primi anni del 900 si sedeva ogni sera qui, in attesa che il marito pescatore tornasse da lei, a Santo Spirito».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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Mina Barcone
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Sonia Carrassi
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  • Gigi De Santis - Complimenti alla giornalista Mina Barcone e alla fotografa Sonia Carrassi, per l'interessante articolo e fotografie della ridente ex frazione Santo Spirito..
  • fiorella - leggere i vostri articoli è sempre una nuova scoperta. anche questa storia mi era sconosciuta e l'ho letta con molto interesse.
  • BARINEDITA - Grazie mille Gigi e Fiorella!

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