di Katia Moro

La "Bari che fu" in foto: dalla povertà del Dopoguerra al boom degli anni 50
BARI – Siamo giunti al terzo e ultimo appuntamento con la storia della “Bari che fu”, raccontata attraverso le fotografie in bianco e nero raccolte dall’appassionato 78enne Paolo Marturano. E così dopo le immagini della città negli anni 20 e 30 e dopo le foto scattate durante la Seconda Guerra Mondiale, arriviamo alla documentazione delle difficoltà della Bari appena uscita dal conflitto, ma pronta anche a spiccare il volo con il boom degli anni 50(Vedi foto galleria)

La Bari del Dopoguerra è una città dove la povertà la fa da padrone. Basti vedere le immagini delle baracche del “cortile speranza” che ospitava molte famiglie in via Capruzzi e che avrebbe poi dato vita al cosiddetto “Far West”. Ma quelli sono anche gli anni della “Socia”, il grande bordello situato ad angolo tra piazza Luigi di Savoia e via Zuppetta, dove si incrociavano prostituzione e malaffare.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

All’epoca ai problemi dei baresi si aggiunsero anche quelli legati agli 800 partigiani dell'Esercito nazionale di liberazione jugoslavo giunti in città feriti e malati. I profughi vennero ospitati nel campo di Torre Tresca, lo stesso utilizzato durante la guerra come campo di prigionia e che negli anni seguenti avrebbe accolto tanti sfollati baresi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ad arrivare a Bari furono però anche i civili, come quelli istriani, che scappavano dalle persecuzioni ordinate dal maresciallo Tito. Si stabilirono in varie parti della città, tra cui una zona alle spalle della Fiera del Levante: lì dove nel 1956 sorse il Villaggio Trieste, che accolse anche i profughi greci.  

Ma una volta superate le difficoltà post belliche, Bari cominciò a rialzarsi, cercando di sorridere al presente fatto di Pace e Repubblica. Tra la fine degli anni 40 e l’inizio dei 50 si moltiplicano gli spettacoli serali con ballerine un po’ più scoperte del solito, come quelli messi in scena nel “Cinema Lucciola” del Dopolavoro ferroviario, sala che poi cambiò nome in “Royal”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


E si riscopre il gusto di sorseggiare un caffè in bar alla moda, com’era l’elegante pasticceria “La Sem” ad angolo tra corso Vittorio Emanuele e corso Cavour, di fronte all’allora attivo Teatro Margherita. Praticamente nello stesso punto dove nei primi anni 60 verrà inaugurato il Palazzo della Motta.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Quelli sono anche i tempi della “Vidua Vidue”, la rievocazione della lotta fra Saraceni e Crociati che si svolgeva al Fortino e anche del Gran Prix automobilistico che si corse per le strade di Bari dal 1947 al 1956. La prima edizione fu vinta dal pilota Achille Varzi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E d’estate poi tutti al mare. In galleria troviamo un’immagine della spiaggia del Titolo tra Palese e Santo Spirito, lì dove sorgerà negli anni 70 l’omonimo lido. Mentre il grande “Lido Marzulli” ospitava feste, cantanti e gare di ballo. Questo stabilimento balnerare si trovava dove ora sorge il parcheggio della chiesa di San Sabino, accanto a Parco Perotti. All'epoca in quel punto non c'era ancora la strada e il mare arrivava praticamente a ridosso della ferrovia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Le ultime immagini ci regalano una Bari coperta di neve. E’ il 17 dicembre del 1961: il lungomare è completamente imbiancato e i baresi stupiti e divertiti giocano lungo via Sparano. La guerra è ormai alle spalle.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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  • Roberto - articolo molto bello e ben fatto, grazie , sono un barese ormai lontani da molti anni ma che si ricorda sempre volentieri degli anni della giovinezza trascorsi a Bari
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