di Gaia Agnelli

Come, quando e perché nacque Pane e Pomodoro: «Tutto iniziò con i Giochi del Mediterraneo»
BARI – Tutto ebbe inizio nel 1997 con i Giochi del Mediterraneo, quando quel tratto di costa abbandonato fu scelto per ospitare le gare di canottaggio della manifestazione sportiva. Da quel momento, in breve tempo, tutto cambiò: arrivarono sabbia, bagnini, mezzi di salvataggio, piazzette e bar. Il resto è storia dei giorni nostri: quella di Pane e Pomodoro, la “spiaggia dei baresi” del lungomare Armando Perotti, sempre affollata da bagnanti, turisti e sportivi nonostante il vecchio problema dello scarico fognario con cui il lido continua a convivere.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Della Pane e Pomodoro attuale ne abbiamo già parlato e anche delle origini del suo nome e di come, negli anni 50 e 60, quel pezzo di litorale fosse frequentato da tanti baresi prima di essere “inghiottito” dal degrado nei decenni successivi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Non vi abbiamo però mai raccontato di come, quando e perché sia nato questo stabilimento balneare, né in che modo si sia evoluto nel tempo, trasformandosi da posto desolato in punto di riferimento cittadino. Ne abbiamo così ricostruito la storia con l’architetto Gianvito Spizzico (figlio dell'artista Francesco), ex direttore tecnico della Bari Multiservizi, la società che si occupò alla fine degli anni 90 della ristrutturazione del lido. (Vedi foto galleria)

Come si presentava Pane e Pomodoro prima della riqualificazione?

Si trattava di un tratto di litorale degradato: prostituzione e rifiuti la facevano da padrone, così come sul resto del Lungomare sud. Il declino iniziò negli anni 70, con il boom edilizio, quando la costa fu utilizzata come “deposito” dei detriti derivanti dall’abbattimento degli edifici di via Dalmazia che lasciarono il posto ai caseggiati che oggi si innalzano dalle parti della Rai. Un “cenno” di arenile era già comunque presente: si creò nel tempo grazie alla sistemazione in mare (sempre negli anni 70) dei frangiflutti, grazie ai quali la riva pian piano si “riempì” di sabbia portata dalle correnti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Quando cambiò tutto?

A metà degli anni 90, quando durante un pranzo a casa dell’avvocato Gianni Poliseno, che abitava di fronte a Pane e Pomodoro, Pinuccio Tatarella si affacciò alla terrazza e, osservando la zona desolata, esclamò: «Quanto mi piacerebbe farci una vera spiaggia». All’epoca il politico era assessore alla Cultura e Turismo del Comune, così l’idea fu portata in Municipio e con il sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia si decise di riaccendere nuovamente i riflettori su quel tratto di costa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Quale fu l’occasione?

I Giochi del Mediterraneo che si tennero a Bari nel 1997. Pane e Pomodoro fu infatti scelta come punto di arrivo per le gare di canottaggio. Per l’evento fu dragato il fondale marittimo, si provvide ad aggiungere della sabbia di riporto e si aprì l’attuale “piazzetta” sulla quale si tenne la premiazione dei vincitori. Non si trattò di una vera e propria inaugurazione, ma di un importante punto di partenza per la riscoperta del lido.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


I baresi ricominciarono infatti a frequentarlo…

Sì, giorno dopo giorno i bagnanti iniziarono a far capolino e così il Comune decise di riqualificare definitivamente l’area. Fu la Bari Multiservizi, nata nel 1998 ai fini della valorizzazione dei luoghi pubblici, a occuparsi della sua cura.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Che cosa si fece per migliorare la spiaggia?

Ci occupammo prima di tutto della sicurezza. Pane e Pomodoro fu la prima spiaggia in Puglia a essere dotata di tutto ciò che l’ordinanza della Capitaneria di Porto prevedeva. Venne realizzato un impianto di altoparlanti per agevolare le comunicazioni di servizio e uno per la necessaria illuminazione notturna. Aprimmo poi una strada interna che collegava l’entrata al parcheggio posto più a sud (realizzato negli anni 80 in quello che oggi è il Park&Ride), così da renderla percorribile ai mezzi dell’Amiu e alle ambulanze. La ciliegina sulla torta fu però l’introduzione delle macchinine elettriche simili alle golf car, che chiedemmo in comodato alla Polizia attrezzandole con barelle per i soccorsi e casse per trasportare il materiale.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Venne anche assunto del personale…

Sì, ad esempio i bagnini: muniti di binocolo, cassetta di pronto soccorso e radio, dovevano stazionare sulle torrette di avvistamento. Ne posizionammo ben quattro (anche se in seguito furono bruciate dai vandali): erano di tre metri per tre e avevano il tetto a forma di onda, ispirato al design delle strutture variopinte di Miami. Furono anche comprati un pattìno e un gommone motorizzato per le emergenze: attrezzature che all’inizio depositammo in box gonfiabili per trasferirle dopo in più sicuri chioschi in legno. In acqua alcune boe delimitavano il canale marittimo riservato ai mezzi di soccorso, ma non mancavano nemmeno gli attenti e scattanti cani Terranova addestrati per il salvataggio. I bagnini indossavano una divisa di colore rosso, mentre i custodi pantaloni blu, giacca con le spalline, distintivo e basco.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E il logo chi lo ideò?

Fui io, come art director, a pensare a una fetta di pane di Altamura sulla quale un pomodorino faceva surf con lo skyline del lungomare sullo sfondo. L’idea fu concretizzata dallo studio Fanizzi&Maggipinto che diede vita anche a un merchandising: gli ospiti potevano infatti accaparrarsi gadget quali cappellini, zainetti, portachiavi, borse frigo, tutti firmati “Pane e Pomodoro”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E la spiaggia fece il boom…

Cominciarono ad arrivare in migliaia da tutti i quartieri: si accalcavano allestendo gazebo, tende e cucine da campeggio non solo sull’arenile ma anche sul pietrisco adiacente. Ci rendemmo però conto che mancava l’animazione, così collaborammo con un’emittente locale inventandoci “Radio Pane e Pomodoro”, che trasmetteva solo nel lido allietando gli avventori con balli di gruppo e giochi. Le sere d’estate poi la spiaggia diventava un cinema sotto le stelle dove era possibile guardare film cullati dal rumore del mare. Ci fu un problema però: l’allestimento delle sedie. Venivano puntualmente “prese in prestito” dai baresi che, caricandole sotto le braccia, se le portavano tranquillamente a casa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)


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Gaia Agnelli
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  • Gianvito Spizzico - grazie per l'attenzione. furono anni esaltanti per quel tipo di "spiaggia pubblica comunale attrezzata". all'epoca una delle pochissime presenti in italia. la domenica arrivavano circa 7.000 persone, in pratica un paese. non esistevano scippi e furti, non si facevano falò notturni e chi lasciava rifiuti veniva "accompagnato" a riprenderseli. e ci sono tanti aneddoti ancora, come uno dei tanti, il tentativo provocatorio del sindaco Di Cagno di tentare di entrare in motorino per verificare se venisse fermato, cosa che accadeva puntualmente.
  • Vito Petino - Niente da eccepire sulla storia burocratica descritta con dovizia di particolari dall'esimio arch Spizzico. Nulla però toglie all'imprinting dato dai ragazzi della Quarta Traversa di Japigia al nome della spiaggia, che alla metà degli anni 50 era a sud dell'ex Lido Mazulli. E quando la gente riprese a frequentare la baia ricolmata del vecchio lido, ci sentimmo in dovere di inoltrare istanza, io come consigliere di Japigia-Torre a Mare e il dottor Pasquale Abrescia quale consigliere comunale, ex ragazzi di quella Quarta Traversa '54, alla commissione preposta del Comune di Bari, per battezzare la nuova spiaggia a nord dell'ex Lido col nome casereccio di Panepmmdor, vista la colazione che anche nella nuova spiaggia, come per la vecchia, andava per la maggiore. Un semplice panino dal panificio di quartiere e per companatico un pomodoro colto dalle campagne limitrofe. Che in seguito il nome sia stato italianizzato dalle istituzioni locali nulla sottrae alle fatiche e al merito dei ragazzini pionieri della Panepmmdor 1954...


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