di Mina Barcone

La storia della festa di San Michele: il patrono "diverso" celebrato nel rione Palese di Bari
BARI - Non solo vicende storiche, dialetti e tradizioni, ma anche patroni diversi dall’"ufficiale" San Nicola. Sono le particolarità delle ex frazioni di Bari, quartieri dal 1970 ma ancora depositarie di identità e usanze che le distinguono dal “centro” cittadino. Tra queste c’è appunto il santo venerato annualmente: San Giorgio per Loseto, Maria SS di Buterrito a Ceglie, SS Maria Immacolata per Santo Spirito, e San Michele a Carbonara e Palese. Ma se nel primo rione le celebrazioni dell’Arcangelo avvengono ad ottobre, nel secondo caso la festa è programmata in agosto (quest’anno nei giorni dal 6 al 9), benché il calendario liturgico ne preveda la ricorrenza il 29 settembre.

Siamo quindi andati alla scoperta proprio dell’imminente solennità palesina, che si appresta a vivere quattro giorni di rievocazioni storiche, rappresentazioni teatrali, concerti e spettacoli pirotecnici. (Vedi foto galleria)

Tutto nasce all’inizio dell’800 quando il centro rappresentava un borgo rurale legato amministrativamente a Modugno. I contadini locali in quel periodo cominciarono ad affidare la riuscita della mietitura a San Michele, protettore dei campi contro le carestie e le pestilenze. Il rito, che avveniva in agosto al termine del raccolto del grano, ebbe anche una sua ufficializzazione nel 1837, quando la Curia formalizzò la celebrazione con un atto speciale.

Da allora ogni ogni venerdì che precede la seconda domenica di agosto si parte con l’accensione delle luminarie che vanno a colorare tutto Corso Vittorio Emanuele oltre che il sagrato della chiesa intitolata a San Michele, situata su piazza Magrini.

A proposito della chiesa. Fu realizzata nel 1846 anche se l’edificio eretto all’epoca non ebbe vita lunga: venne infatti abbattuto nel secolo scorso per fare posto a quello attuale, più grande e moderno, inaugurato nel 1962.

Al suo interno è conservata in una teca la statua di San Michele che viene condotta in processione durante le celebrazioni. Quest’ultima presenta la sua scintillante armatura e l’elmo poggiato sui boccoli biondi, la spada sguainata in una mano e lo scudo nell’altra e ai piedi il demonio scacciato negli inferi.


«Da un atto negli archivi parrocchiali – racconta Piero, uno dei membri del Comitato Festa Patronale che dagli anni 70 si occupa di mettere assieme i fondi necessari per l’evento – si evince che la scultura fu donata nel 1863 dai fedeli della “Confraternita di San Michele” per rimpiazzare una precedente che si era deteriorata».

Partita la festa viene montata sul sagrato della chiesa la cassa armonica dove vari gruppi bandistici si esibiscono in concerti diurni e serali gratuiti. Il primo giorno si svolge inoltre una rievocazione storica alla quale partecipano grandi e piccoli, che sfilano per le viuzze del borgo con traini, cavalli e biciclette impreziosite da piume colorate e immagini del patrono. 

Questo corteo ricorda una tradizione antica: i primi pellegrinaggi dei palesini che a maggio si recavano a Monte Sant’Angelo, sul Gargano, per chiedere la benedizione del raccolto che sarebbe avvenuto nei mesi successivi.

«Spesso – racconta Gianni Serena, studioso e storico locale – si partiva con i carretti trainati da cavalli ornati da piume colorate per omaggiare il Santo. I fedeli andavano su per la montagna cantando o recitando il rosario e una volta giunti alle porte della Basilica proseguivano in ginocchio per arrivare fino all’altare».

Usciti dal luogo sacro i pellegrini si fermavano a comprare pennacchi e cavallucci di formaggio. Poi, lungo la strada del ritorno che passava dal mare, si fermavano in spiaggia per riempire le borse di cozze e altri frutti di mare da regalare ai bambini una volta rientrati. E a Palese le campane suonavano per accogliere coloro che arrivavano dalla montagna, ai quali il parroco dava la benedizione.

Nel corso dei decenni questa usanza è divenuta sempre meno comune, anche se negli ultimi anni alcune associazioni locali hanno organizzato viaggi verso l’altura avvalendosi di pullman al posto dei mezzi meno “pratici” di una volta. Mentre continua a essere mantenuta la tradizione di disputare un torneo calcistico che vede le squadre dei sette rioni di Palese contendersi la vittoria proclamata nei giorni di festa.

Il sabato e la domenica si tiene la messa nella chiesa intitolata all’Arcangelo, al cui termine parte la processione. La statua di San Michele sfila per corso Vittorio Emanuele passando poi per la zona più antica del quartiere, comunemente conosciuta come "Sòp’a Paléise" ("Sopra a Palese"), nei pressi di Palazzo Capitaneo.

Dal 2013 è stato ideato anche un ulteriore corteo, di carattere più medievale, con tanto di sbandieratori, armigeri e rulli di tamburi che racconta le vicissitudini legate alle apparizioni di Michele che diedero origine al culto circa 1500 anni fa sul Gargano.

La domenica e il lunedì sera, a ridosso del porticciolo conosciuto dai residenti come il “Braccio”, si svolge infine lo spettacolo pirotecnico che con l’esplosione dei suoi colori affascina i cittadini riuniti sul lungomare. Un rito che va a concludere  una festa di quasi duecento anni che i palesini quest’anno, dopo lo stop provocato dalla pandemia, torneranno di nuovo a vivere  con rinnovato entusiasmo.

(Vedi galleria fotografica)
 


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