di Stefania Buono

Bari, il basket è rosa: le ragazze della Pink per dimenticare il flop Cus
BARI - Nel capoluogo pugliese è molto difficile radunare un nutrito numero di spettatori per uno sport che non sia il calcio, ma non impossibile, soprattutto se il Bari del pallone non soddisfa le aspettative e se nel frattempo in una disciplina come il basket, inizia a farsi notare positivamente una squadra della città.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Accade durante il campionato 2011-2012: da una parte i biancorossi del calcio, appena retrocessi in serie B, vengono coinvolti nello scandalo del calcio scommesse, dall'altra i biancorossi della pallacanestro (il Cus Bari) stipulano un importante accordo di sponsorizzazione con la Liomatic (tant’è che il nome della società diventa Liomatic Group Cus Bari)  che gli permette di ottenere il denaro sufficiente per richiedere e ottenere la partecipazione in Divisione Nazionale A (l’attuale A2, il secondo livello del campionato italiano di pallacanestro). I seggiolini del ristrutturato Palaflorio cominciano a riempirsi di appassionati e di tifosi dei galletti desiderosi di rivalsa e grazie anche al supporto del pubblico il risultato a fine stagione per il Cus è molto positivo: terzo posto e anche per l'anno seguente la categoria è mantenuta.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Il successo però dura meno delle aspettative. Nella stagione 2012-2013, dopo una prima parte di campionato vincente, la squadra inciampa in una serie di sconfitte che le fanno perdere posizioni in classifica e pubblico sugli spalti, concludendo il campionato in 13esima posizione e dovendo ricorrere ai play-out per conservare la categoria, obiettivo che comunque riesce a raggiungere.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nel campionato seguente iniziano ad emergere problemi economici e chi ne subisce le conseguenze è la rosa dei giocatori: a gennaio il team perde tutti i componenti titolari, la squadra continua a giocare con la sua formazione under 19 concludendo la divisione al 18esimo posto, retrocedendo. Nel mese di giugno dello scorso anno, a causa degli elevati costi di gestione e del totale abbandono di sponsor e partner locali, la società rinuncia dell'iscrizione alla Divisione Nazionale B e la squadra, sparisce. Un triste destino per i cussini e per il basket a Bari in generale: oggi infatti le squadre maschili baresi più rappresentative sono l’Adria e l’Angiulli, che militano in campionati minori, come è quello di serie C regionale.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Per fortuna però a tenere alto il buon nome della pallacanestro a Bari ci pensano ancora le donne, che già nel corso degli anni 90 erano riuscite (con più squadre) a militare in A1, il massimo campionato italiano. Ora, pur non raggiungendo quegli stessi risultati, vedono un team barese che chiudere il campionato di serie A3 al secondo posto (vedi foto galleria) e disputare i playoff per accedere alla A2. Si tratta della Pink Sport Time Bari, la polisportiva barese che comprende anche la forte squadra di calcio femminile.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nella semifinale di andata le ragazze hanno vinto, con il punteggio di 59 a 57, contro Pesaro e mercoledì 13 maggio disputeranno il ritorno in casa della squadra marchigiana. «Non so come andrà a finire la semifinale, perché Pesaro ha sempre disputato campionati di primo livello e noi invece siamo arrivati inaspettatamente a questo traguardo –ci dice Patrizia Alvini, presidente della Pink -. Comunque sono fiera di quello che la squadra ha fatto fino ad oggi: ha superato tutte le nostre aspettative».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


I playoff sono stati raggiunti anche con un pizzico di fortuna, dopo aver rischiato addirittura la non iscrizione. «L’anno scorso abbiamo rinunciato al campionato di A3 nazionale perché non avevamo soldi –spiega la presidente-. Quest’anno avremmo dovuto disputare il campionato di serie D ma non essendoci stato il numero di squadre per poterlo mettere in piedi siamo rientrate nuovamente nell’A3. Per potervi partecipare ho chiesto agli allenatori che conosco da una vita di darmi una mano, in maniera quasi volontaria e del tutto appassionata. Con il loro aiuto e grazie alla bravura delle ragazze oggi viviamo il sogno della promozione».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Le ragazze della Pink giocano le loro partite al Palacarassi di via Turati: un centinaio di posti a sedere contro i 5mila del Palaflorio di Japigia. «Il posto è piccolino e si riempie facilmente, tant’è che durante i playoff, ma anche negli scontri diretti della stagione regolare, gli spalti erano sempre tutti occupati –sottolinea il coach Roberto Valenzano-. Ovviamente un giorno ci piacerebbe riempire anche palazzetti più grandi e attirare molto più pubblico, ma anche ora abbiamo una tifoseria molto appassionata, tanto che nel quarto di finale dei playoff una rappresentanza di venti persone ci ha seguito anche in trasferta e i baresi si sono fatti sentire più dei supporter di casa. Peccato che il prossimo turno sia infrasettimanale: se non fosse stato così sono certo che sarebbero venuti anche a Pesaro».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Le atlete sono quasi tutte molto giovani, con qualche elemento di esperienza. «In tutto sono quindici ragazze, di cui sette under 19 (tra cui tre 15enni), ma ci sono anche un paio di trentenni: è un giusto mix che ci rende molto competitivi», dice Irene Cimino, primo assistente allenatore della Pink. Appartengono per la maggior parte al vivaio e sono quasi tutte baresi (14 su 15): un motivo in più per essere orgogliosi. 

Anche perché a causa della mancanza di sponsor che investono e permettono alle società di programmare, l’unico modo per poter rilanciare la pallacanestro è puntare sui giovani. «All’inizio, certo, bisognerà aspettare, non si possono pretendere subito i risultati: ma dando fiducia ai ragazzi prima o poi si raccoglieranno i frutti del loro lavoro – afferma Valenzano -. Del resto una squadra di baresi sente più forte l’attaccamento alla propria città e alla propria maglia e questo vale, viceversa, anche per i tifosi». Con la speranza che i seggiolini dei palazzetti del capoluogo possano di nuovo riempirsi di gente e di colori.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)


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