La chiesa del Preziosissimo sangue in San Rocco: da 150 anni riferimento per due rioni di Bari
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giovedì 18 giugno 2026
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di Isabella Dentamaro - foto Giacomo Pepe
Si tratta di una delle più antiche parrocchie del capoluogo pugliese, la cui storia si unisce a quella dell’adiacente Palazzo dei Missionari. Un luogo di culto che siamo andati a visitare (vedi foto galleria).
Siamo quindi in via Sagarriga Visconti 57, al confine tra i (vicini ma diversissimi) rioni Murat e Libertà.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Davanti a noi si erge la facciata della chiesa, stretta in un abbraccio di pietra con l’imponente mole del palazzo dei Missionari: un convento che si sviluppa sino all’angolo con via Putignani.
La facciata, di gusto neoclassico con muratura di conci in pietra calcarea a vista, si divide in due livelli. Quello inferiore, su un alto zoccolo in pietra, è scandito da quattro lesene scanalate con capitelli dorici che sostengono il fregio sopra il portone principale, dove è incastonato lo stemma dell’arcivescovo Pedicini.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Il livello superiore riprende la stessa geometria con altre quattro lesene alleggerendosi però con finestre ovali, per poi chiudersi in cima con il monumentale timpano triangolare.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Gli ingressi laterali sono poi posti alla base di due corpi di fabbrica gemelli a sviluppo verticale impreziositi da cantonali bugnati, oculi mistilinei superiori e finestre ottagonali. Alle spalle si intravede la punta del campanile sormontata dalla croce.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Come si legge sul volume “Le Chiese di Bari tra ‘800 e ‘900” dell’architetto Simone De Bartolo, la nascita del complesso risale alla fine dell’Ottocento, quando il quartiere Murat era in piena espansione.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Con circa quarantamila residenti l’unica parrocchia di San Ferdinando era divenuta infatti insufficiente a servire tutti i fedeli. Così l’arcivescovo Francesco Pedicini si rivolse alla congregazione dei missionari del Preziosissimo Sangue per la costruzione di una nuova chiesa.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Il 24 settembre del 1878 venne così posta la prima pietra della cosiddetta chiesodda (“chiesa piccola”), una modesta cappella a navata unica intitolata a San Rocco. Sorse anche l’adiacente casa dei missionari e il complesso, ultimato nel 1884, valse ai religiosi il popolare appellativo di “Padri della Chiesodda”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Decenni dopo, tra il 1931 e il 1934, la struttura subì una trasformazione radicale con la sopraelevazione dell’edificio e l’ampliamento della chiesa. Nacque un nuovo tempio che divenne parrocchia nel 1942 con il titolo di Preziosissimo Sangue in San Rocco.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Nel 1945 però, a causa dello scoppio della nave Henderson, l’edificio subì gravi danni (vetrate e soffitto in primis). Partirono quindi i lavori di ricostruzione che portarono purtroppo anche alla cancellazione degli affreschi ottocenteschi.
Non ci resta ora che entrare. Ci ritroviamo in un ampio e luminoso spazio suddiviso in tre navate. Fu l’ingegnere Giuseppe Signorile Bianchi a utilizzare la struttura della chiesodda come navata centrale, ricavando quelle laterali dall’abbattimento di un magazzino-stalla a sinistra e di un deposito di carbone a destra.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Nell’atrio d’ingresso un controsoffitto a cassettoni sorregge la cantoria con l’organo del Novecento dalle canne lucenti. Alla destra del portone principale è incastonata invece la lapide commemorativa con le spoglie dell’arcivescovo Francesco Pedicini, sormontata da un medaglione con il suo rilievo marmoreo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Il soffitto della chiesa è decorato con motivi geometrici e stelle a otto punte, illuminato da finestroni laterali. Camminando lungo la navata centrale verso il presbiterio, si nota il contrasto tra la solida fascia scura alla base delle pareti, i pilastri in marmi policromi e il bianco dell’intonaco superiore, aperto sulle ampie arcate.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
In fondo domina l’altare maggiore in marmi colorati, realizzato nel 1932 e delimitato da due angeli marmorei, sopra cui troneggia il monumentale Crocifisso in bronzo. Sulla cattedra si apre la volta della cupola decorata a stucchi.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Spostandoci nella navata destra ammiriamo la cappella minore che custodisce il dipinto del Sacro Cuore di Gesù del pittore barese Umberto Colonna. Raffigura Cristo a braccia aperte su nuvole mistiche e fu una delle ultime opere di Colonna, artista che ha lasciato il segno in tanti luoghi sacri di Bari.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Lungo il corridoio laterale si incontrano poi due preziosi altorilievi in cartapesta realizzati nella metà del 900 da Salvatore Bruno, grande interprete dell’arte della cartapesta della scuola leccese.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«Questa prima rappresentazione - ci spiega il parroco Don Terenzio - mostra Santa Rita da Cascia inginocchiata davanti al Crocifisso mentre riceve la corona di spina da un angioletto. La seconda invece raffigura Sant’Antonio da Padova proteso verso il Bambin Gesù.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Proseguendo verso la navata sinistra, sopra l’ingresso per la sagrestia e gli uffici parrocchiali, spicca la tela di San Rocco. Fu dipinta nel 1887 da Michele Montrone, il più grande interprete dell’arte sacra della sua epoca. Il santo pellegrino mostra la piaga della peste sulla coscia, accompagnato dal fedele cagnolino e avvolto da un fascio di luce.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Sempre nella navata sinistra troviamo un altro altorilievo in cartapesta di Salvatore Bruno che mostra Sant’Anna guidare la piccola Maria nella lettura. Poco più avanti è invece esposta la riproduzione della Madonna del Rosario di Pompei, realizzata nel 1941 da Felice Colonna (fratello di Umberto), con la Vergine e il Bambino che offrono il rosario a San Domenico e a Santa Caterina da Siena.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Un passaggio conduce infine al cortile interno da cui si vede finalmente svettare il campanile, poco visibile dalla strada. Nello spazio, da cui si accede anche al Palazzo dei Missionari, trovano posto il campetto di calcio, la mensa e aule per il catechismo: luoghi di aggregrazione per una comunità barese stretta tra due quartieri profondamenti diversi tra loro.
(Vedi galleria fotografica)
© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita


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