di Eufemia Galgano

L'unica scultura realizzata dal Mantegna: è la splendida Sant'Eufemia e si trova a Irsina
IRSINA – Un’opera che non può che definirsi eccezionale: l’unica scultura realizzata dal pittore Andrea Mantegna nel corso della sua vita. È ciò che è possibile ammirare a Irsina, piccolo borgo della Basilicata, la cui concattedrale custodisce la statua di Sant’Eufemia, scolpita proprio dal grande artista veneto nel XV secolo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Si tratta di un unicum per il maestro rinascimentale: il suo corpus artistico comprende infatti decine di dipinti, cicli di affreschi e incisioni, ma nessuna opera scultorea. Tranne appunto quella raffigurante Sant’Eufemia.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Fino agli anni 80 del 900 tra l’altro nessuno era a conoscenza che esistesse anche un Mantegna scultore. Solo dopo la scoperta di un documento custodito negli archivi vaticani, si è dato il via a degli studi approfonditi che hanno rivelato che Irsina ospitava l’unico lavoro in pietra dell’artista padovano.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ma perché Mantegna avrebbe realizzato quest’opera e come è finita tra le colline lucane? Prima di rispondere a queste domande, siamo andati ad ammirare la statua. (Vedi foto galleria)

La scultura di Sant’Eufemia si trova all’interno della concattedrale di Santa Maria Assunta, che si innalza nel centro storico del borgo in provincia di Matera.

Superato il portone a destra di quello principale, ci troviamo nella navata laterale del tempio, lì dove davanti a un altare barocco si erge la splendida statua, conservata in una teca di vetro. (Vedi video)

È alta 172 centimetri, costruita in pietra di Nanto (roccia tipica dei veneti colli Berici) e indossa un mantello dorato e un abito verde salvia.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Avvicinandoci l'impatto con la figura è magnetico. Veniamo colpiti dal delicato viso e dallo sguardo fiero di un’elegante fanciulla che va incontro al suo destino con grazia guerresca.

Sant’Eufemia (patrona d’Irsina) venne infatti uccisa a soli 16 anni dai soldati romani di Diocleziano perché non voleva rinnegare la sua fede cristiana.

Il martirio della giovane è evidente osservando il seno destro, dove è presente una fessura nella quale, secondo gli esperti, doveva un tempo essere confitto il pugnale in bronzo che le diede la morte. Il braccio destro, poi, scompare all’interno delle fauci di un leone: questo perché la santa prima di essere pugnalata fu gettata in pasto alle belve feroci.

E se sul capo si può notare un solco netto che testimonia il punto in cui un tempo poggiava una corona, andata dispersa, il braccio sinistro sorregge ancora i tre colli, simbolo di Irsina. Splendido infine il dettaglio dei capelli che scendono morbidi lungo la spalla, definiti ciocca per ciocca.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)


Scultura che, nonostante la sua bellezza, è rimasta nell’anonimato per secoli. Fin quando, negli anni 80 del secolo scorso, un sacerdote irsinese, Nicola Di Pasquale, trovò negli archivi vaticani dei documenti di fine 1500. Nei manoscritti tale Pasquale Verrone narra di Roberto de Mabilia, prete lucano che a metà del Quattrocento si trasferì a Padova dove divenne rettore della chiesa di San Daniele. Secondo Verrone de Mabilia inviò dal Veneto al suo borgo d’origine una serie di donazioni tra cui una scultura in pietra realizzata proprio da Andrea Mantegna.

«Non si sa perché il pittore abbia realizzato questa statua, rimasta probabilmente l’unica da lui creata – dichiara lo storico Matteo Calzone –. C’è però da sottolineare come alla metà del 1400 il giovane Mantegna si stesse formando nella bottega dello Squarcione, lì dove probabilmente si cimentò nella realizzazione di opere di vario tipo, tra cui anche una scultura».

Mantegna tra l’altro replicò Sant’Eufemia con le stesse fattezze su una tela da lui firmata nel 1454 e anch’essa inviata da de Mabilia a Irsina. Dipinto che per secoli ha condiviso il luogo sacro con la statua, per poi essere trasferito al Museo di Capodimonte a Napoli.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

A seguito di queste scoperte, si decise finalmente di esaminare l'opera da vicino. Curiosità: proprio durante le manovre per calarla da una nicchia dove si trovava, si verificò una scossa di terremoto. La coincidenza riaccese immediatamente tra gli abitanti il ricordo di un'antica leggenda locale, secondo la quale l'opera non avrebbe mai dovuto essere spostata dalla sua posizione originaria.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Nonostante le superstizioni gli studi continuarono e furono completati dalla storica dell’arte Clara Gelao, allora direttrice della Pinacoteca di Bari, la quale attestò nel 1996 che l’opera era da attribuirsi senza ombra di dubbio al maestro rinascimentale.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Da quel momento la statua è stata esposta in grande mostre internazionali e musei, tra cui quello del Louvre e continua a far parlare di sé: come unica testimonianza in pietra del genio di un grande artista.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

(Vedi galleria fotografica di Giacomo Silvano ed Eufemia Galgano)

Nel video la nostra visita alla cattedrale di Irsina e alla statua di Sant'Eufemia:


 


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La scultura di Sant’Eufemia si trova all’interno della concattedrale di Santa Maria Assunta, che si innalza nel centro storico di Irsina
Superato il portone a destra di quello principale...
..., ci troviamo nella navata laterale del tempio, lì dove davanti a un altare barocco si erge la splendida statua, conservata in una teca di vetro
È alta 172 centimetri, costruita in pietra di Nanto (roccia tipica dei veneti colli Berici)...
...e indossa un mantello dorato e un abito verde salvia
Avvicinandoci l'impatto con la figura è magnetico
Veniamo colpiti dal delicato viso e dallo sguardo fiero di un’elegante fanciulla che va incontro al suo destino con grazia guerresca
Sant’Eufemia (patrona d’Irsina) venne infatti uccisa a soli 16 anni dai soldati romani di Diocleziano perché non voleva rinnegare la sua fede cristiana
Il martirio della giovane è evidente osservando il seno destro, dove è presente una fessura nella quale doveva un tempo essere confitto il pugnale in bronzo che le diede la morte
Il braccio destro, poi, scompare all’interno delle fauci di un leone: questo perché la santa prima di essere pugnalata fu gettata in pasto alle belve feroci
E se sul capo si può notare un solco netto che testimonia il punto in cui un tempo poggiava una corona, andata dispersa...
... il braccio sinistro sorregge ancora i tre colli, simbolo di Irsina
Splendido infine il dettaglio dei capelli che scendono morbidi lungo la spalla, definiti ciocca per ciocca
Mantegna replicò Sant’Eufemia con le stesse fattezze su una tela da lui firmata nel 1454 e oggi al Museo di Capodimonte a Napoli (foto di Sailko)



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