di Federica Calabrese

Bari, la Vallisa: millenaria e gloriosa chiesa che "celebra" ormai solo spettacoli
BARI – Anni fa tracciammo un percorso tra le vie di Bari Vecchia per scoprire le numerose e antiche chiesette che punteggiano il centro storico. Ne individuammo 24 (oltre alle celebri Basilica di San Nicola e Cattedrale di San Sabino): edifici purtroppo spesso chiusi al pubblico e aperti solo per la messa domenicale o durante eventi prestabiliti. Per questo abbiamo deciso di ritornare nella città millenaria per visitare questi gioielli, così da fornire una compiuta testimonianza delle loro storie e dei tesori celati agli occhi di tanti baresi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Oggi è la volta della Vallisa, antichissimo tempio eretto nell’XI secolo durante la dominazione bizantina. Una chiesa millenaria ma sconsacrata da diverso tempo: divenuta nel 1994 auditorium diocesano, si è trasformata in un mero contenitore culturale per spettacoli teatrali e mostre. (Vedi foto galleria)
 
Eppure questo edificio ha avuto un passato glorioso. Fu infatti commissionato dai “Ravellesi”, potenti mercanti originari della costiera amalfitana che avevano fondato una vera e propria colonia nel capoluogo pugliese. I commercianti decisero di investire le proprie ricchezze nella costruzione di una chiesa dotata di mura imponenti sorrette da alte colonne e maestosi capitelli. Un ambiente dove trovavano spazio grandi affreschi e immagini sacre che dominavano lo spazio dell’abside nella navata centrale.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Uno splendore di cui è rimasto ben poco, se non il nome del tempio, che ricorda ancora quel periodo d’oro. Dedicato originariamente a San Pietro, prese però da subito il soprannome di “chiesa dei Ravellesi” che con il tempo si trasformò in “dei lavellisti” e infine nell’attuale “La Vallisa”.  

Siamo andati dunque alla scoperta di questa chiesa, la cui parte retrostante è adagiata sulla frequentatissima piazza del Ferrarese. A pochi passi dai resti della via Traiana, fanno bella mostra di sé la testata con timpano triangolare forata al centro da una finestrella circolare e le tre absidi, due laterali e una centrale, tutte interrotte da monofore (foto 1).

L’entrata dell’edificio religioso è invece situata su strada Vallisa, una stretta viuzza che si conclude davanti al cosiddetto “arco del piscio”, il cui nome la dice tutta sullo stato di degrado di questa parte della città vecchia. Qui, tra scritte sui muri e locali in disuso si affaccia il nostro tempio (2), che si presenta con tre arcate sostenute da robusti pilastri protette da una robusta cancellata in ferro battuto (3). Cancello che una volta aperto permette l’ingresso in un pronao, un’anticamera a tre campate sormontata da volte a crociera (4).


L’aspetto è chiaramente di stampo medievale, caratteristica che alla Vallisa è stata però restituita solo negli anni 50, quando fu “ripulita” dalle sovrastrutture barocche che fino ad allora avevano nascosto l’impianto originario. 

Una porticina in legno ci permette l’ingresso (5). Varcata la soglia ci troviamo in un ambiente diviso in tre navate da quattro grandi pilastri in pietra e due colonne con semicolonne addossate (6), su cui sono innestati gli archi a tutto sesto con ghiera (7). La copertura in legno è costituita da capriate a vista, con i due spioventi laterali che poggiano su puntoni, sorretti da modiglioni in pietra (8). Sopra il portone si trova il timpano triangolare con rosone non visibile dalla strada (9).

A rubare la scena sono però i maestosi capitelli, decorati con foglie d’acanto o piccole volute (10), anche se alcuni di essi sono frutto di sostituzioni, visto che nel secolo scorso molte colonne non sopravvissero ai massicci restauri (11).

L’interno è comunque sostanzialmente spoglio. Le monofore laterali racchiudono aperture ormai murate da tempo (12), mentre ai piedi della soglia d’accesso giace accantonata una colonnina con un leone stiloforo (13). Non sono più nemmeno presenti le settecentesche statue dei Misteri della Passione, ancora oggi portate in processione il Venerdì Santo, negli anni pari. Hanno infatti trovato posto nella chiesa di San Gaetano.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Attraverso un accesso laterale entriamo poi in uno stretto corridoio scoperto ricavato tra la chiesa e il fabbricato accanto (14). Fra travi in legno accatastate, biciclette rotte e altre cianfrusaglie, notiamo abbandonate al loro destino due antiche campane in bronzo: il simbolo di un edificio religioso ormai adibito ad altro (15).

Del resto le casse audio, le sedie nere e i faretti sulle colonne (16) non lasciano adito a dubbi: perché qui, nell’antica Vallisa, l’unica cosa che si “celebra” sono spettacoli ed eventi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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Federica Calabrese
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  • Carmine Panella - Come detto all'inizio, al contrario di tante chiese purtroppo, se non in degrado assoluto, assolutamente invisitabili pur se restaurate, la Vallisa è' divenuta l'Auditorium diocesano e vi si tengono soprattutto concerti molto apprezzati e frequentati, quindi restituita ad una funzione pubblica che per le altre chiese non esiste più.

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