di Antonio Giannoccaro

Da Porta Lecce all'Ospizio dei Pellegrini: tutta la Bari Vecchia che non c'è più
BARI - «Altro che guerre e bombardamenti, la città è stata rasa al suolo dai baresi stessi». Esordisce così lo storico Nicola Cortone, che nel volume intitolato “Bari Vecchia. Cronaca di due secoli di distruzioni” recentemente pubblicato dalla LB edizioni, ha approfondito il tema delle tante demolizioni perpetrate all’interno del nucleo antico a partire dall’800.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Questi interventi, che sacrificarono importanti elementi architettonici del passato, furono messi in atto per motivi diversi: per “modernizzare” l’affollato sistema urbano di matrice storica, per far posto a necessarie infrastrutture come le scuole e a volte purtroppo per mero interesse speculativo. «C’era certamente bisogno di un risanamento – specifica l’esperto - ma condotto con interventi di impatto minimo sull’eredità culturale. E invece almeno un quarto del patrimonio della città andò irrimediabilmente perduto».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Abbiamo deciso dunque di farci accompagnare dall’esperto in una passeggiata all’interno del centro storico per individuare alcuni dei tanti interventi che, a partire dai primi decenni dell’Ottocento, ne hanno profondamente modificato i connotati, restituendo oggi una città ben differente da come doveva apparire duecento anni fa. (Vedi foto galleria)

Cominciamo da piazza del Ferrarese dove un tempo sorgeva Porta Lecce, uno dei due accessi alla città vecchia (l’altro era in prossimità del Castello). Fu demolita nel 1813 con l’inizio dell’espansione murattiana assieme a tutta la cinta muraria che proteggeva l’area abitata che non si affacciava sul mare.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’abbattimento delle mura, recepite ormai come obsolete, non rappresentò un’operazione inusuale nell’Ottocento, periodo in cui non era ancora stato riconosciuto il valore dei borghi antichi. «Ma non costituiva nemmeno la regola - sottolinea Cortone -: molte città preservarono infatti le proprie fortificazioni. Tra l’altro il piano borbonico, redatto prima di quello murattiano e mai portato a realizzazione, prevedeva il loro mantenimento».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Agli inizi del XX secolo, dopo un lungo periodo di totale indifferenza verso il centro storico, le amministrazioni cominciarono a redigere piani che si posero l’obiettivo di trasformare quello che definivano “un tugurio” in una zona più “decorosa” e consona alla modernizzazione in atto.

«Ma Bari Vecchia non era assolutamente un luogo di degrado – commenta Cortone - si trattava anzi di un nucleo caratterizzato da una profonda vivacità, dimostrata dalla presenza di artisti di grande livello e dall’attività di tante botteghe artigiane».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci addentriamo dunque nei tortuosi vicoli spingendoci fino alla cittadella nicolaiana, una delle aree che, soprattutto durante i restauri degli anni 30 subì le più radicali trasformazioni. Questi interventi avevano come obiettivo quello di riportare tanto la Basilica quanto il suo contesto al presunto aspetto medievale originale. Tra gli interventi più evidenti ci fu l’abbattimento delle torri barocche che si sovrapponevano a quelle primitive.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Moltissimi edifici esistenti furono poi distrutti sul lato nord-est per poter aprire il passaggio che unisce Largo Papa Urbano II al Lungomare Imperatore Augusto. Mentre già qualche anno prima era stato buttato giù l’antico Ospizio dei Pellegrini, un tempo in parte addossato alla Basilica, per far posto alla scuola San Nicola. Sostanzialmente modificata risultò poi piazza San Nicola, antistante il tempio, che fu privata della sua originaria natura di corte chiusa su tutti e quattro i lati.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Altro frutto delle risistemazioni “medievalizzanti” fu il cosiddetto Portico dei Pellegrini. Prima degli interventi di restauro, di fronte alla Basilica vi era un edificio irregolare frutto di secoli di stratificazioni edilizie. «Durante le distruzioni del 1928 – dice lo storico - furono rinvenute le arcate medievali oggi visibili che però furono integrate in una struttura, quella attuale, che volle richiamare un ipotetico disegno originale».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci dirigiamo ora verso i resti di Santa Maria del Buonconsiglio. «Era una chiesa barocca - afferma la nostra guida -: fu demolita nel 1938 per volere dell’amministrazione Podestarile con il fine di migliorare la viabilità e l’areazione in quella zona. Per fortuna durante i lavori furono trovati i più antichi resti della pavimentazione bizantina che fu lasciata a vista, ornata dalle colonne sopravvissute allo smantellamento».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci spostiamo nella vicina Piazza San Pietro. Qui sul lato settentrionale sorgeva la seicentesca Santa Teresa delle Donne con monastero annesso, entrambi rasi al suolo nel 1940 per far posto a delle case popolari. In questa operazione scomparve anche un antico bastione, non dissimile da quello del Fortino, che era stato inglobato dal complesso religioso.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Così come fu abbattuto il monastero francescano del XV secolo che, dopo vari riutilizzi, nel 1887 divenne il primo ospedale consorziale della città: il San Pietro. Dotato di ben 90 posti letto (che diventeranno 175 nel corso del tempo) funzionò perfettamente fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti provocarono enormi danni, rendendone impossibile la ripresa. L’edificio venne così abbandonato e recuperato solo brevemente nel Secondo dopoguerra come rifugio per gli sfollati. Ridotti ben presto a ruderi, l’ex convento e la chiesa furono distrutti definitivamente nel 1969.­

Addentrandoci nuovamente nelle strette strade della città antica sbuchiamo in piazza dell’Odegitria, lì dove si erge la Cattedrale. Anche questa zona fu ampiamente rimaneggiata nei restauri degli anni Trenta per “liberarla”, secondo i progettisti, dai fabbricati che la soffocavano. Furono così smantellati molte strutture che si addossavano al tempio religioso, tra cui l’Oratorio del Santissimo Sacramento e svariate abitazioni.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Costeggiando il lato nord del tempio giungiamo infine in largo San Sabino, una sorta di parcheggio dove si trova una delle pochissime case torri rimanenti in città, quella dell’“isolato 49”. «Questo spazio – conclude Curtone - è frutto dei “diradamenti” voluti dal Piano Petrucci negli anni Trenta e della sistemazione dell’area in seguito alla realizzazione della scuola Corridoni. La costruzione dell’istituto assieme alla coeva scuola Diomede Fresa sostituirono ampi brani del tessuto edilizio esistente, andando a distruggere anche un’importante chiesa: quella della Madonna della Pietà».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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Antonio Giannoccaro
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  • terry trentadue - I miei complimenti per il Vostro prezioso lavoro che francamente non so proprio dove reperiate tante notizie interessantissime- Vi chiedo un aiuto, al limite vi posso raggiungere in libreria, se mi lasciate l'indirizzo. Io sono una insegnate di Bari. Cerco riti antichi e contadini di guarigione della terra pugliese...ma nn le solite cose ...l'affascino e simili, ma qualcosa di veramente antico e non scontato. Inoltre se conoscete antiche formule, carmi usati dalle majare durante la guarigione. Fatevi sapere, sono a disposizione per raggiungervi
  • BARINEDITA - Grazie Terry. Purtroppo oggi non sapremmo come aiutarla per ciò che riguarda i riti. Ci informiamo. Saluti

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