Bari, palazzo Le Giare e Apulia Re' hotel: un modo per distinguersi dalla triste edilizia "in serie"
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lunedì 26 gennaio 2026
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di Giancarlo Liuzzi - foto Rafael La Perna
Ultimamente però due nuovi fabbricati sorti nel centro cittadino hanno rotto un po’ questo schema, attirando l’attenzione per gli eccentrici decori di “design” apparsi sulle loro facciate. Si tratta di palazzo Le Giare e dell’Apulia Re' hotel: strutture che, così come avvenuto nel secondo dopoguerra quando qualuno cercò di unire l’architettura moderna all’arte, stanno cercando ambiziosamente di distinguersi dalla triste edilizia “in serie”. (Vedi foto galleria)
Palazzo Le Giare è sorto l’anno scorso nel “buco” presente ad angolo tra piazza Umberto e via Davanzati: uno spazio, frutto della demolizione di un antico fabbricato, rimasto vuoto per oltre 40 anni.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
È un edificio di sei piani, commissionato dalla famiglia Mazzitelli all’ingegnere Eugenio Calvacanti, la cui presenza è passata quasi inosservata fino a pochi giorni fa, quando l’intero prospetto è stato arricchito da imponenti giare colorate di diverse forme realizzate in poliuretano espanso, inserite nei pannelli trasparenti dei parapetti.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Ideatore della curiosa installazione è l’architetto fiorentino di fama internazionale Marco Casamonti che, insieme con il suo studio Archea Associati, ha firmato eclettici progetti quali l’art-hotel Casa Maitò di Forte dei Marmi, le Cantine Antinori di San Casciano Val di Pesa, il Mercato San Lorenzo e il Teatro Nazionale di Firenze.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Per il palazzo barese la scelta della giara e dei colori (che variano dal giallo al grigio al rosso), rappresenta un richiamo alla tradizione contadina locale e alle tonalità cromatiche della terra di Puglia.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Non solo, lo stile “pop” del fabbricato si fonderebbe con le differenti costruzioni degli edifici adiacenti: a sinistra una palazzina di inizio ‘900 e a destra immobili residenziali degli anni ‘60-‘70. Un’eterogeneità architettonica di epoche e stili che, secondo il progettista, restituirebbe un senso identitario a quella che è una delle principali piazze cittadine.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
La seconda struttura si trova ad appena 600 metri di distanza dalla prima, al civico 58 di via Michele Garruba, a ridosso del quartiere Libertà. Si tratta dell’Apulia Re' hotel, aperto lo scorso ottobre, di proprietà dell’ex allenatore di pallavolo turese Vincenzo Di Pinto.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
L’edificio in cui l’albergo ha preso posto è un palazzo di sei piani risalente agli anni ’60 interamente restaurato. La semplice facciata grigia della palazzina è stata però arricchita da alcuni insoliti pannelli colorati dalle difformi linee geometriche (squadrate e circolari), installati sulla parte sinistra del prospetto.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Il progetto artistico è firmato dall’architetto e stilista Michele Gaudiomonte e da Davide Corcione, titolare di una ditta di arredi in acciaio inox. Anche qui la scelta dei colori sarebbe un richiamo alla Puglia con l'oro del sole e del tramonto, il blu del mare e il verde delle campagne: un legame col territorio tramutato in linguaggio visivo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Come per il palazzo di piazza Umberto anche in questo caso l’edificio si trova affiancato da una rossa palazzina neoclassica e da un immobile residenziale della metà del secolo scorso, creando un contrastante quanto bizzarro mix architettonico.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Come detto quindi, le due palazzine si sono, a loro modo, differenziate dal resto dei moderni fabbricati sorti in ogni parte della città.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Un fenomeno simile a ciò che avvenne nel secondo dopoguerra, quando nel capoluogo pugliese si distrusse l’antico per innalzare edifici dal dubbio gusto estetico con finestre e portoni in anticorodal. Fatte le debite proporzioni, anche allora, così come oggi, ci fu però chi cercò di fare qualcosa diverso, fondendo l’architettura con l’arte. Fantasiosi addobbi in cemento e ferro e astratti ornamenti in maiolica e ceramica vennero infatti posti su massicci edifici residenziali col fine di valorizzarli e renderli unici.
Apripista di questo filone fu il celebre duo di architetti Chiaia-Napolitano, che negli anni ‘50 e ‘60 si avvalse della collaborazione di diversi artisti locali per decorare le facciate dei palazzi da loro progettati. A Madonnella, nella cosiddetta zona della Rai, furono ben tre gli edifici impreziositi dal tocco dell’artista Gennaro Picinni.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Al civico 191 di via Dalmazia, ad angolo con via Matteotti, si innalza un palazzo che presenta al di sopra del piano terra una fascia a strati di cemento colorato e un “fregio” realizzato con tondino di ferro. Di fronte vi è invece palazzo Vitone, simpaticamente ribattezzato “del tirassegno” per via dei mosaici a cerchi che abbelliscono i parapetti.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Al numero 144 di corso Sonnino i lunghi balconi di un anonimo palazzone di otto piani furono poi decorati da Picinni con cartoni modulari raffiguranti mosaici colorati dalle forme e colori più vari, tanto da guadagnarsi il nomignolo di “Ambasciata cinese”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Allo stesso periodo risalgono anche le opere astratte dell’“espressionista” Giordano Belardinelli, poste su un portone in piazza Aldo Moro 31 e su palazzo Giorgio in via Argiro 97. È invece della docente d’arte Mimma Russo Frattasi la lastra in terracotta con delle imbarcazioni stilizzate che si “mimetizza” al civico 26 di piazza Umberto, a pochi metri dal moderno palazzo Le Giare.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Impossibile non citare infine la celebre cancellata con formelle in bronzo realizzata nel 1991 da Raffaele Spizzico per palazzo Andidero su via Venezia.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Opere che ancora oggi vengono apprezzate e a cui non si può non guardare se ci si vuole distinguere dall’attuale mediocrità del panorama architettonico barese.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
(Vedi galleria fotografica)
© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita





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