La storia dei tappeti Timurian: «Le origini nel 1919, quando gli esuli armeni arrivarono a Bari»
Letto: 251 volte
martedì 9 giugno 2026
Letto: 251 volte
di Francesco Sblendorio - foto Rafael La Perna
Il primo nucleo del popolo proveniente dall’Anatolia giunse alla fine della Prima Guerra Mondiale, in fuga dalle persecuzioni in atto nella terra in cui viveva. E in Puglia gli armeni portarono un talento: quello nella produzione dei tappeti, grazie alla quale si fece conoscere e apprezzare da tutti i baresi.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Nel tempo una famiglia in particolare, i Timurian, proseguì questa attività. Tanto che ancora oggi a Bari il loro nome fa rima con tappeti di pregio, richiamando una storia fatta di incontro, integrazione e tradizione artigianale.
L’abbiamo ricostruita con l’erede di questa dinastia, il 51enne Dario Timurian, titolare dell’impresa di famiglia e, dal 2024, anche console onorario della Repubblica di Armenia a Bari. (Vedi foto galleria)
Lo incontriamo in via Napoli, nel quartiere San Girolamo, nello showroom della sua azienda denominata dal 2016 “Eleganza Italiana”. Dario ci accoglie davanti al cancello del civico 365, oltre il quale si presenta una larga galleria di ingresso su cui si stagliano le lettere che compongono il cognome Timurian.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«Per capire l’origine di tutto dobbiamo tornare alla Prima Guerra Mondiale – sottolinea Timurian –. All’epoca il movimento dei Giovani Turchi prese le redini dell’Impero Ottomano ormai allo sfascio praticando una politica di “panturchismo”. L’idea era quella di restituire “la Turchia ai Turchi”, per cui gli Armeni divennero un popolo da sradicare dall’Anatolia (regione da secoli in mano turca): ne seguirono arresti, deportazioni e uccisioni di massa».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Fu allora che entrò in scena un nome simbolo della storia armena: Hrand Nazariantz. Il politico, filosofo e letterato dall’inizio del 900 era in giro per l’Europa e nel 1913 giunse a Bari. «Qui riuscì a sensibilizzare la Croce Rossa Italiana alla causa del popolo armeno – dice Dario –. E così tramite questa organizzazione, nel 1919, riuscì a condurre un centinaio di connazionali in Puglia salvandoli dalla violenza».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Nazariantz non era però solo un uomo di cultura ma anche un importante artigiano nel settore di tappeti e merletti. «Si mise d’accordo con Lorenzo Valerio, proprietario di un lanificio di via Lattanzio, per dare una dimora agli esuli all’interno dell’industria – racconta Timurian –. Poi pensò di unire la materia prima su cui lavorava Valerio, la lana, e il talento del suo popolo nell’intrecciare tappeti. L’imprenditore barese e gli artigiani armeni fondarono così una cooperativa sociale dedita alla produzione di colorati e pregiati manufatti».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
A metà degli anni 20 l’attività si spostò in via Amendola, dove alla comunità armena nel 1924 fu concesso un terreno. Qui due anni dopo furono installati nove capannoni provenienti dalla Germania che divennero sia le nuove case degli esuli che la sede dei telai per la lavorazione dei tappeti. Nacque così il villaggio Nor Arax, ancora esistente e abitato oggi da una quindicina di armeni.
«Nel 1926 la cooperativa fu anche trasformata in una società, alla quale contribuirono la Croce Rossa e altri benefattori – spiega Dario –. Cominciò quindi a vendere tappeti ad aziende e privati. Gli incassi non erano enormi, ma sufficienti al sostentamento della comunità. Il tutto sotto la direzione commerciale di mio nonno, Diran Timurian».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Qualche mese fa visitando Villa Rosa, dimora della famiglia Timurian, notammo affissi in soggiorno degli intricati disegni: erano i modelli usati nella prima metà del 900 per realizzare i tappeti.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Dario ci mostra invece due immagini simbolo appese alle pareti della sede di via Napoli: immortalano il lavoro delle sarte al telaio nel 1926 e lo stand dell’impresa nella Fiera del Levante del 1930.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«L’azienda partecipò alla Fiera fin dalla sua prima edizione – rivela Dario – e i tappeti di produzione armena entrarono di fatto nelle case dei baresi. Dobbiamo considerare che i tappeti sono pezzi unici, perché nella lavorazione artigianale i fili di lana, cotone o seta vengono intrecciati uno a uno, dando vita a trame sempre diverse».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Un nuovo punto di svolta arrivò dopo il secondo conflitto mondiale. Negli anni 50 molti degli abitanti del villaggio si trasferirono infatti nel Nord Italia, nel resto d’Europa o in Sud America, per ricongiungersi ai famigliari che non vedevano dai tempi della diaspora.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«L’insediamento armeno a Bari si decimò – dichiara il padrone di casa –: rimasero così in pochi a continuare a produrre tappeti al telaio. Si cominciò quindi a importare i manufatti dal Medio Oriente e l’impresa da comunitaria divenne famigliare, legandosi unicamente al nome dei Timurian».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Alla fine del decennio fu aperto un negozio in corso Cavour, che a fine anni 70 si spostò in via Putignani. «Dopo la morte di Diran, nel 1978, la gestione dell’impresa passò a mio padre Rupen, che la adeguò alle mutate esigenze del mercato - prosegue il titolare -. Nel 2000 inaugurammo invece questo punto vendita, che nel 2016 presi io mano io, costituendo la nuova società “Eleganza Italiana”».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Ancora oggi i tappeti Timurian (ormai non prodotti più qui ma importati da Iraq e Iran) sono richiesti in tutto il mondo. Lo dimostra ciò che vediamo sul soppalco dello showroom, dove Dario ci accompagna al termine del suo racconto. Centinaia di tappeti sono impilati in più punti, altri sono esposti sul pavimento e altri ancora arrotolati o posati a ridosso delle balaustre.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Le decorazioni sono le più varie: da quelle floreali a quelle astratte, stilizzate o elaborate, più o meno variopinte. Un piccolo telaio in legno regge un tappeto quadrato a motivi geometrici. E non mancano pezzi celebrativi del legame con Bari, come il tappeto con l’immagine di San Nicola o quello che ricorda il negozio di via Putignani.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
È l’ultima tappa del nostro viaggio alla scoperta di una tradizione che ha unito due comunità e che ha portato una famiglia, simbolo della travagliata storia di un popolo, a mettere la propria firma in tante case della città che l’ha accolta.
(Vedi galleria fotografica)
© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita





.jpg)
.jpg)

.jpg)

.jpg)
















22.jpg)







