di Laura Daloiso - foto Paola Grimaldi

Le silenziose insegne dei negozi scomparsi: simbolo di una Bari che non c'è più
BARI  - C’è quella che è riemersa dal nulla grazie a lavori di ristrutturazione, quella che è rimasta sempre al suo posto come “abbellimento” di un palazzo e quella che attende solo di essere rimossa. Parliamo di insegne: di insegne di negozi di Bari chiusi ormai da tempo, ma il cui ricordo permane proprio grazie alle lettere del proprio nome che continuano a essere stampate sulla pietra, sul cemento o sulla plastica. 

Ci siamo così fatti un giro per i quartieri di Bari con il naso all’insù, alla ricerca dei segni silenziosi degli esercizi commerciali scomparsi, punti di riferimento di una città che non c’è più. (Vedi foto galleria)

Il nostro punto di partenza è Bari Vecchia. Da piazza del Ferrarese giriamo a sinistra su strada Vallisa per incontrare dopo pochi passi un’antica insegna posta in cima a un portone serrato: l’unica in legno in tutta Bari. È quella del negozio di oggettistica casalinga Traversa: fondato nel 1856 è stato l’ultimo a Bari a vendere cestini di vimini artigianali. L’attività ha chiuso i battenti nel 2019 a causa della morte dei proprietari e il locale risulta attualmente in vendita.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Restiamo nel centro storico per dirigerci verso la Basilica di San Nicola. Imbocchiamo la strada denominata piazza 62 Marinai e, accanto a Corte Garritta, ci ritroviamo davanti alla scritta rossa della pizzeria San Nicola. 

L’insegna è disposta su un vecchio portone in legno marrone sul quale sono stati attaccati negli anni numerosi volantini pubblicitari. È evidente lo stato di abbandono del posto che è stato attivo dal 1980 al 1990.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Ero solo un bambino quando mio padre Francesco aprì questo esercizio commerciale che offriva pizza d’asporto – ci dice Nicola Lobuono, che oggi gestisce un ristorante di fronte al Porto -. A quei tempi nel centro storico c’erano solo due pizzerie: la nostra e un’altra vicino al Castello, dove adesso c’è una gelateria. Dopo dieci anni di attività però decise di chiudere perché aveva trovato un altro posto di lavoro. Il locale è oggi di proprietà di varie persone che non ne hanno ancora definito la destinazione d’uso: rimane così inutilizzato da 35 anni».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Cambiamo adesso zona per dirigerci nel vicino quartiere Murat, precisamente in via Andrea da Bari ad angolo con via Piccinni. Qui si trova una tabaccheria sorta nei locali che fino a poco tempo fa ospitavano il negozio di calze Diva. Nel 2020, durante i lavori di ristrutturazione, emerse sull’arco in pietra dell’ingresso un’antica scritta nera: "Scampoli a peso", risalente agli anni 30 del 900.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ma cos’erano gli “scampoli a peso”? Si trattava di un tipo di commercio molto comune a quell’epoca: i ritagli di stoffa venivano venduti non a metro, ma messi sulla bilancia e ceduti in base al loro peso. Erano pezzi di tessuto avanzati dai rotoli più grandi o dopo il taglio effettuato per altri clienti che venivano riciclati per realizzare abiti e vestiti.  


Ci spostiamo ora nel vicino quartiere Libertà, dove in via Sagarriga Visconti ad angolo con via Calefati è emersa un’altra scritta antica risalente ai primi decenni del 900, anche qui segnata direttamente sulla pietra di un palazzo. È quella che recita "Macchine per cucire".

L’insegna è riaffiorata durante i lavori che stanno interessando il locale che ha ospitato dal Dopoguerra sino al 2022 il negozio di giocattoli Carrassi. Di quest’ultimo ormai non rimane traccia, se non nella sede più piccola dell’esercizio commerciale (anch’essa dismessa), situata sempre su via Sagarriga Visconti. Qui vi è infatti ancora una mesta scritta “Giocattoli” posta su una saracinesca “colorata” da numerosi graffiti.   

Restiamo nel quartiere Libertà e ci spostiamo in via Manzoni ad angolo con via Principe Amedeo, lì dove è in fase di restauro il palazzo che accoglieva lo storico negozio di abbigliamento Marianna Confezioni. Anche in questo caso durante i lavori è emersa sulla parete una scritta antica: "Carri Funebri".

In questo luogo all’inizio del 900 era infatti possibile affittare le carrozze trainate dai cavalli utilizzate per accompagnare il feretro durante il corteo funebre. Un rito scomparso a Bari città, ma ancora presente in alcuni paesi della provincia, come Santeramo in Colle.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Proseguiamo per via Manzoni per poi girare a sinistra su via Nicolai. Dopo pochi passi ci ritroviamo davanti a un palazzo neoclassico di color rosso sul quale svetta l’insegna verticale di Irradio. La scritta, a caratteri cubitali, è a neon (anche se non è più accesa da tempo) e dovrebbe risalire agli anni 50.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

La International Radio, successivamente denominata Irradio, nacque a Milano negli anni 30 come produttore di apparecchi legati all’elettronica domestica. Si espanse poi in tutta Italia nel Dopoguerra, quando in pieno boom economico, ampliò la sua produzione con i televisori.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ci spostiamo ora in un’altra zona di Bari, nel quartiere San Pasquale, dove in via Trento ad angolo con via De Nittis spicca l’insegna verticale del Bar Trento. È affiancata dal simbolo del telefono, tipico degli esercizi commerciali che un tempo, quando non esistevano ancora i cellulari, ospitavano un telefono pubblico.   

Il locale (come recita un’altra insegna posta sulla saracinesca chiusa), venne aperto nel 1954 dal signor Nanuccio ed è rimasto attivo sino alla morte del proprietario avvenuta circa dieci anni fa. Il bar rappresentava un punto di riferimento del quartiere e, a detta dei residenti, era noto più non tanto per il caffè quanto per la birra, servita a tutte le ore del giorno.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

L’ultima tappa del nostro viaggio è nel vicino quartiere Carrassi, dove in via Isonzo, quasi ad angolo con via Baracca, si staglia l’insegna dai tratti gialli della Drogheria Coloniale.  

Le drogherie erano negozi in cui si vendevano spezie, prodotti “coloniali” (tè, caffè, cacao), oltre a dolciumi e generi alimentari sfusi.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Quella di via Isonzo, chiusa da quasi trent’anni, era un piccolo luogo rimasto nel cuore degli abitanti del quartiere. C’è chi ricorda la proprietaria, la signora Filomena Cappelluti e soprattutto le tante caramelle comprate da bambino. Quando c’erano ancora le lire e Bari era un’altra città

(Vedi galleria fotografica)
 


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Il nostro punto di partenza è Bari Vecchia. Da piazza del Ferrarese...
...giriamo a sinistra su strada Vallisa per incontrare dopo pochi passi un’antica insegna posta in cima a un portone serrato: l’unica in legno in tutta Bari
È quella del negozio di oggettistica casalinga Traversa: fondato nel 1856 è stato l’ultimo a Bari a vendere cestini di vimini artigianali
Restiamo nel centro storico per dirigerci verso la Basilica di San Nicola. Imbocchiamo la strada denominata piazza 62 Marinai e, accanto a Corte Garritta...
...ci ritroviamo davanti alla scritta rossa della pizzeria San Nicola
L’insegna è disposta su un vecchio portone in legno marrone sul quale sono stati attaccati negli anni numerosi volantini pubblicitari. È evidente lo stato di abbandono del posto che è stato attivo dal 1980 al 1990
Cambiamo adesso zona per dirigerci nel vicino quartiere Murat, precisamente in via Andrea da Bari ad angolo con via Piccinni. Qui si trova una tabaccheria sorta nei locali che fino a poco tempo fa ospitavano il negozio di calze “Diva”...
...nel 2020, durante i lavori di ristrutturazione, emerse sull’arco in pietra dell’ingresso un’antica scritta nera: Scampoli a peso, risalente agli anni 30 del 900
Ma cos’erano gli “scampoli a peso”? Si trattava di un tipo di commercio molto comune a quell’epoca: i ritagli di stoffa venivano venduti non a metro, ma messi sulla bilancia e ceduti in base al loro peso
Ci spostiamo ora nel vicino quartiere Libertà, dove in via Sagarriga Visconti ad angolo con via Calefati...
...è emersa un’altra scritta antica risalente ai primi decenni del 900, anche qui segnata direttamente sulla pietra di un palazzo...
...è quella che recita Macchine per cucire
L’insegna è riaffiorata durante i lavori che stanno interessando il locale che ha ospitato dal Dopoguerra sino al 2022 il negozio di giocattoli Carrassi. Di quest’ultimo ormai non rimane traccia...
...se non nella sede più piccola dell’esercizio commerciale (anch’essa dismessa), situata sempre su via Sagarriga Visconti. Qui vi è infatti ancora una mesta scritta “Giocattoli” posta su una saracinesca “colorata” da numerosi graffiti
Restiamo nel quartiere Libertà e ci spostiamo in via Manzoni ad angolo con via Principe Amedeo, lì dove è in fase di restauro il palazzo che accoglieva lo storico negozio di abbigliamento Marianna Confezioni
Anche in questo caso durante i lavori è emersa sulla parete una scritta antica: Carri Funebri
In questo luogo all’inizio del 900 era infatti possibile affittare le carrozze trainate dai cavalli utilizzate per accompagnare il feretro durante il corteo funebre
Proseguiamo per via Manzoni per poi girare a sinistra su via Nicolai
Dopo pochi passi ci ritroviamo davanti a un palazzo neoclassico di color marrone sul quale svetta l’insegna verticale di Irradio
La scritta, a caratteri cubitali, è a neon (anche se non è più accesa da tempo) e dovrebbe risalire agli anni 50 (foto collezione archivio Aguìn)
Ci spostiamo ora in un’altra zona di Bari, nel quartiere San Pasquale, dove in via Trento ad angolo con via De Nittis spicca l’insegna verticale del Bar Trento
È affiancata dal simbolo del telefono, tipico degli esercizi commerciali che un tempo, quando non esistevano ancora i cellulari, ospitavano un telefono pubblico
Il locale (come recita un’altra insegna posta sulla saracinesca chiusa), venne aperto nel 1954 dal signor Nanuccio ed è rimasto attivo sino alla morte del proprietario avvenuta circa dieci anni fa
L’ultima tappa del nostro viaggio è nel vicino quartiere Carrassi, dove in via Isonzo, quasi ad angolo con via Baracca, si staglia l’insegna dai tratti gialli della Drogheria Coloniale
La drogheria di via Isonzo, chiusa da quasi trent’anni, era un piccolo luogo rimasto nel cuore degli abitanti del quartiere. C’è chi ricorda la proprietaria, la signora Filomena Cappelluti e soprattutto le tante caramelle comprate da bambino



Laura Daloiso
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Paola Grimaldi
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