di Gaia Agnelli - foto Valentina Rosati

Mille oggetti e colorate creazioni: la storia di Simone, il rigattiere-artista di San Cataldo
BARI – Un luogo magico e colorato, dove vecchi oggetti abbandonati diventano “opere d’arte” grazie all’inventiva di un 57en­­ne barese. Parliamo del laboratorio/galleria che si trova in via Massaua, una delle strette stradine del quartiere San Cataldo: è qui che il “rigattiere” Simone Ciliberti espone i suoi manufatti, realizzati mettendo insieme cose trovate qua e là.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Di lui ve ne parlammo anni fa, anche se molto di sfuggita. Per questo abbiamo deciso di ritornare nel suo regno, per rendere il giusto omaggio a uno dei personaggi più particolari di tutta la città. (Vedi foto galleria)

Per incontrarlo percorriamo il lungomare Starita e, giunti nei pressi del Molo San Cataldo, giriamo a sinistra per imboccare Via Massaua. Qui, accanto al “Mandir”, il tempio induista di Bari, si trova la bottega a cielo aperto di Simone: di fatto un cortile posto dietro un muro in tufo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ad accoglierci, prima ancora dell’uomo, è la sua colorata arte. Vicino all’entrata fanno bella mostra di sé una stramba motocicletta costruita con materiale riciclato, una lattina gigante della Coca-Cola e la riproduzione di Bing (il coniglietto nero amato dai bambini), poggiato su un orologio realizzato con il timone di una barca.

Ed ecco che Simone, un signore grande dai capelli neri e ricci, ci viene incontro, invitandoci ad entrare in quella che da qualche tempo è diventata anche la sua casa. «Ogni giorno ricevo visite – ci dice -, ma solo in pochi sono davvero interessati a quello che faccio. Ci vorrebbe un cartello con su scritto “no alla gente con la puzza sotto il naso”».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Noi nel frattempo ammiriamo una Fiat 500 sospesa nel cielo con alla “guida” una Peppa Pig ricavata dal cofano della macchina stessa. Sotto la creazione spicca la scritta a caratteri cubitali “Simone” con il suo numero di telefono.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E poi tutt’intorno teste di manichini, presepi, bici di ogni genere, mezzi busti, una Tour Eiffel realizzata con i cavi dei computer e un topo Gigio seduto su un ventilatore. Ancora: una barca, un elicottero sospeso a mezz’aria, un modellino del Faro e un enorme orsacchiotto di plastica blu.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


A primo impatto sembrerebbe solo un insieme confusionario di vecchia roba, eppure dietro ad ogni oggetto si nasconde tanto lavoro. «Non ho orari – afferma Ciliberti mentre ci fa notare le sue mani consumate -. Appena mi sveglio comincio a smanettare e se ho la luna per il verso giusto continuo a fino a sera. Fare il rigattiere del resto è un hobby che coltivo sin da ragazzo: viaggiando in altri Paesi ho compreso il concetto di riciclo, che ho fatto mio quando ho trasformato questo cantiere edile in una bottega».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Insomma, non buttare via niente sembra essere il suo credo. «Sono contro lo spreco- dichiara-. Vado in giro per il quartiere alla ricerca di cose abbandonate vicino ai cassonetti e le reinvento in tutti i modi possibili. E questo mi regala la gioia di vivere. Ho provato a fare anche altro: il buttafuori, il pugile, il bagnino, ma niente mi rende felice quanto il creare».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nel frattempo si toglie il giubbotto e continua il suo racconto mettendosi all’opera nella sua officina all’aperto, lì dove sono situati un incredibile numero di strumenti. «È stato mio padre a trasmettermi l’amore per questo mestiere», ammette mentre salda lo specchietto di una macchina.

Lui è infatti il figlio di un altro inventore di San Cataldo, di cui vi abbiamo raccontato in precedenza: il 90enne Rocco Ciliberti, la cui casa-laboratorio si trova nella vicina via Saseno. Simone ci mostra quindi la foto di quell’avveniristica auto ecologica che il padre costruì negli anni 70: un prototipo che fu acquistato e riprodotto addirittura dalla Volvo.

«Anch’io sono riuscito a vendere alcune delle mie creazioni – sottolinea -. Ad esempio una mia moto è stata battuta a un’asta di Monaco di Baviera. Molte gallerie d’arte hanno poi comprato qui: ce n’è una in via Dei Mille che è piena zeppa di miei lavori. Anche se questa occupazione per me rimane solo un hobby, lo faccio per passione, non certo per vendere: ogni opera è parte di me».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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