di Katia Moro

Bari, la grande casa-officina a San Cataldo: è il regno di Rocco, inventore 86enne
BARI – Nel quartiere San Cataldo di Bari, in via Saseno, si nasconde sotto un pino centenario e un tentacolare fico, una grande casa-officina che pullula di grossi macchinari industriali, attrezzi e ferraglia in ogni suo angolo. È il regno dell’86enne Rocco Ciliberti, un uomo dalla folta criniera bianco-giallastra e i piccoli occhi infossati sotto spesse sopracciglia, le cui vigorose mani mostrano tutti i segni di una vita passata ad aggiustare e costruire motori elettrici e pezzi di ricambio di automobili.  (Vedi foto galleria)

Ha lavorato per anni come manutentore e riparatore per le importanti industrie baresi, per poi mettersi in proprio nel 1974 e cominciare a realizzare pezzi per le industrie delle auto: dai cerchioni, ai copertoni, sino ai motori a combustione. Trovando però il tempo anche di inventare qualcosa di innovativo e ingegnoso. Tra le sue opere: un’automobile a inquinamento zero, una bicicletta a movimento alternato, un pianoforte automatico che suona da sé. Nessuna delle sue invenzioni è stata però mai brevettata, anche se l’automobile suddetta è stata riprodotta niente di meno che dalla Volvo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Del resto Rocco è il padre di Simone (uno dei suoi 8 figli), il 53enne rigattiere e artista del riciclo che vive a pochi passi dalla casa paterna nel suo straripante cantiere trasformato in laboratorio artistico dove ogni vecchio oggetto o lamiera diventa un pezzo originale. Una famiglia di meccanici-artisti insomma.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Alla casa-officina di via Saseno si accede da un grande cancello in alluminio che immette nell’ampio cortile della casa, interamente ricoperto da una struttura in ferro. Questa grande griglia è stata da lui costruita per raggiungere e sostenere la vite rampicante e i rami più alti del pino alto più di 10 metri e del fico che si estende per tutta la lunghezza della casa e il cui tronco è oramai divenuto un tutt’uno con la struttura ferrea.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Entriamo nell’officina, dove ad attenderci c’è Rocco che ci porta attraverso uno stretto spazio lasciato a disposizione da una decina di grossi macchinari. Lungo le pareti pendono una miriade di attrezzi, chiavi, tenaglie e bulloni di ogni forma e in perfetto ordine, interrotto solo a sprazzi dall’emergere improvviso di ruote di biciclette o moto. Il tutto è perfettamente sintetizzato da un cartello appeso agli scaffali che recita categoricamente: “Ogni cosa al suo posto, un posto per ogni cosa”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E’ qui che Rocco ha sempre lavorato e creato i suoi aggeggi. Gli chiediamo di questa famosa auto costruita nel 1970 (vedi video). «Presi un piccolo motore di una Fiat 500 – ci dice l’inventore - e ci misi su il telaio di una bella macchina sportiva e decapottabile, bianca e in anticorodal. Funzionava con pochissimo combustibile (era sufficiente “l’odore”) e con il riutilizzo del gas che fuoriuscendo veniva ricondotto nella camera di combustione». 


Si trattava dunque di una primissima “macchina ecologica” con la quale l’allegra squadra della famiglia Ciliberti scorrazzava felice sul lungomare di San Cataldo. «Finchè un giorno non fui fermato dai vigili – ricorda l’uomo -.  Mi intimarono l’immediata omologazione dell’auto con targa regolare in sostituzione di quella apposta sul retro e recitante semplicemente “macchina in prova. Fratelli Ciliberti” ».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma l’omologazione sarebbe costata circa 40 milioni di vecchie lire e Rocco dovette rinunciare. Aveva già accantonato la macchina quando però due tecnici della Volvo si mostrarono interessati all’acquisto offrendogli 10 milioni per portarsela via. Accettata la somma da quel momento l’inventore perse le tracce della sua creazione e solo anni dopo venne a sapere che la casa automobilistica l’aveva messa in produzione in Svezia ottenendone grosso successo.  «Peccato non averla brevettata – ci confida l’inventore – sarei diventato ricco».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Un’altra invenzione prodotta dal nonno di San Cataldo è stata la bicicletta a movimento alternato ideata per l’amato nipote Nicola. «Ogni motore funziona con il sistema a biella e manovella che trasforma il movimento alternato in rotatorio e imprime forza alle ruote per poter camminare – ci spiega -. Io ho giocato su questo sistema facendo in modo che i pedali andassero solo su è giù in modo alternato e non in senso circolare per il divertimento di mio nipote che poteva pedalare a zig zag. Purtroppo adesso la bicicletta giace in un angolo in mille pezzi, distrutta da Nicola».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma la creazione più particolare è sicuramente quella del pianoforte automatico. E per vederlo questa volta passiamo dall’officina direttamente all’interno dell’antica e grande casa. Qui in un ampio corridoio con volta a botte scorgiamo quello che apparentemente sembra un comune e antico piano a muro ma che al contrario suona da solo. Basta spingere un bottone sul davanti: un sistema legge lo spartito che girando su un rullo produce la melodia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Dal suono un po’ metallico del pianoforte automatico che ci fa assaporare un allegro motivetto passiamo infine a quello di un più dolce pianoforte a coda che Rocco tiene a mostrarci, rivelando che sta componendo un pezzo per una sua nipote. Ora però il vecchio è stanco. Ci saluta e prima di affondare nella sua poltrona ci rivela: «Non sarò riuscito a creare l’invenzione del secolo ma tutto quello che potevo fare l’ho fatto. Ora voglio solo riposare. Me lo merito».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

Nel video (di Gianni De Bartolo), Rocco Ciliberto racconta delle sue invenzioni nella sua casa-officina:


 

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  • Antonio - La scoperta migliore e' stata scovare l'inventore. Meritava migliore fortuna.

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