di Federica Calabrese

Bari, Santa Teresa dei Maschi: quel tempio barocco prima salvato e poi trasformato
BARI – Anni fa tracciammo un percorso tra le vie di Bari Vecchia per scoprire le numerose e antiche chiesette che punteggiano il centro storico. Ne individuammo 24 (oltre alle celebri Basilica di San Nicola e Cattedrale di San Sabino): edifici purtroppo spesso chiusi al pubblico e aperti solo per la messa domenicale o durante eventi prestabiliti. Per questo abbiamo deciso di ritornare nella città millenaria per visitare questi gioielli, così da fornire una compiuta testimonianza delle loro storie e dei tesori celati agli occhi di tanti baresi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Oggi è la volta di Santa Teresa dei Maschi, tempio barocco che sorge nell’omonima strada della città vecchia (vedi foto galleria).

La chiesa venne fondata nel 1696 per volere dei Carmelitani Scalzi, alle spalle del monastero edificato una ventina di anni prima e oggi sede della biblioteca provinciale De Gemmis. Fu chiamata “dei Maschi” per distinguerla da Santa Teresa “delle Donne” che ospitava, nei pressi di piazza San Pietro, la parte femminile dello stesso ordine.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma dopo quasi trecento anni di gloriosa attività il tempio, nel 1975, perse lo status di parrocchia (a causa del decremento demografico della città) e venne così pian piano abbandonato a sé stesso, invaso dai colombi che nidificavano al suo interno grazie alle finestre rotte.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nel 2000 fu però finalmente restaurato, salvato e restituito alla cittadinanza, perdendo però per sempre la sua funzione religiosa e trasformandosi, come la vicina Vallisa, in un contenitore per mostre d’arte, concerti e manifestazioni culturali. Nonostante ciò è ancora possibile, visitandolo, comprenderne la grandiosità che lo rese per molto tempo il terzo polo cattolico della città.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per raggiungere la chiesa da Piazza Mercantile basta imboccare via degli Orefici, per poi girare a destra su strada Santa Teresa dei Maschi (foto 1) che dopo pochi metri ci conduce davanti alla nostra meta.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’edificio si presenta con la splendida facciata tripartita, arricchita da triglifi, metope e ornamenti curvilinei (2). Impostata su un’alta zoccolatura, è scandita da lesene sia nella parte superiore che inferiore, mentre una ricca trabeazione divide orizzontalmente il prospetto in due ordini (3).  Il portale ligneo è inquadrato da più cornici rettangolari, affiancate da quattro paraste scanalate con capitelli ionici. Questi reggono un timpano ad arco spezzato su cui domina lo stemma lapideo delle Carmelitane, con tre stelle e una croce centrale (4).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Sulla destra fa anche capolino un piccolo campanile ad altana concluso da una piramide cuspidata (5). Mentre da giù non è possibile ammirare il “cupolone”, tra i più maestosi di tutto il centro storico (6). Per farlo ci basta però salire sul terrazzo di un vicino palazzo universitario, osservando così questa imponente calotta a sesto acuto (7).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Non ci resta a questo punto che entrare, per trovarci davanti a uno spettacolo inaspettato. I paramenti sacri, le statue, i dipinti, sono infatti tutti celati dietro pannelli in cartone bianchi su cui sono esposte opere di arte contemporanea (8). Santa Teresa sta infatti ospitando una mostra.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E così quadri astratti, statuette in ferro e bizzarre realizzazioni in ceramica si “oppongono” a dipinti del 600 (9), mentre un altare in marmo policromo è nascosto da attrezzi da lavoro, cavalletti, pittura e pennelli (10). Una statua della Vergine col bambino in abiti rosa e azzurro, giace invece silenziosa dietro tele e cornici di legno (11).

Riconosciamo, incastrata tra banchi rovesciati, la statua lignea di Teresa D’Avila, vestita in abiti monacali, con lo sguardo in contemplazione e un testo sacro aperto nella mano sinistra (12). Santa che viene festeggiata ogni 15 ottobre, permettendo quel giorno alla religiosità del luogo di tornare ad esprimersi con messe, fedeli in preghiera e oggetti sacri al proprio posto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Funzione religiosa durante la quale è protagonista l’altare maggiore, che ritroviamo nascosto dietro ad alcuni pannelli (13). Risale al XVIII secolo e presenta il paliotto in gesso disegnato e altre parti in legno dorato decorate con volute e festoni di fiori.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tutt’intorno sono però visibili alcuni dipinti settecenteschi di Andrea Miglionico, come il San Giuseppe sul letto di morte confortato da Gesù e da Maria (14) o la Vergine e il Bambino circondati da santi e angeli (15).

Ma è alzando lo sguardo che il tempio ci restituisce la solennità perduta. L’ambiente a croce greca, scandito da quattro pilastri, è coperto da volte (16), mentre sul soffitto domina la grande cupola (17). E a ricordarci che qui siamo pur sempre in una chiesa c’è infine una piccola cappella laterale (18), con una volta celeste stellata, raggi dorati e religiosissime immagini di angeli.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica di Federica Calabrese)

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Federica Calabrese
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  • Carmine Panella - Purtroppo le esigenze delle esibizioni, soprattutto quelle di offrire allo sguardo il massimo possibile di opere, non devono mio parere nascondere dietro pannelli, se pur posticci, le strutture di un apparato ecclesiale notevole: Non parlo poi della sciatteria (vedi foto dei barattoli) che porta ad accumulare arredi e statue spesso molto fragili perché spesso in carta pesta dietro i pannelli e negli anfratti tra colonne ed altari, spostandoli ogni volta che viene smontata ed organizzata un'altra esibizione.
  • Giovanni - Ultimamente sede di una mostra di arte recente su tre artisti moderni
  • Francesco Quarto - certo i due commenti non fanno massa eopinione, ed allora ci aggiungo anche il mio, condividendo in pieno le osservazioni e lamentando il drammatico trend di voler utilizzare ad ogni costo strutture e architetture nate per altri usi, a sede di espsosizioni a dir poco di tiepida qualità ( vedi pure il "van gog" del Margherita. immaginare un recupero dinamico e rispettoso forse è impresa troppo aspra per amministratori civili e ecclesiastici. è sepre più facile sottometersi a avventurieri dell'arte contemporanea (e magari ci si quadagna un quadretto dell'illustre sconosciuto da esporre tronfiamente nel proprio salotto, di casa o di rappresentanza) FQ

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