di Lorenzo Alighieri

La storia del pugliese Dino, il più giovane ''pescatore artigianale'' del Mediterraneo
CAROVIGNO – Secondo Life, l’associazione che rappresenta i “pescatori artigianali” europei, è lui il più giovane pescatore del Mediterraneo. Si chiama Leonardo Cofano (detto Dino), ha 20 anni ed è un ragazzo di Carovigno, in provincia di Brindisi, di fatto cresciuto su una barca.  «Ormai sono sei anni che lavoro in mare – ci dice – sono sempre in coppia con Domenico, mio fratello più grande, con il quale condivido lo stesso amore e rispetto per la natura». (Vedi foto galleria)
 
Dino è un “pescatore artigianale”: la sua è una piccola imbarcazione di sette metri acquistata dopo anni di sacrifici, poco più grande di un gozzo. Non fa uso di tecnologie sofisticate e soprattutto non utilizza tecniche quali lo “strascico”. «Perchè – afferma -  svuota il mare senza fare alcuna distinzione sulla taglia dei pesci, distruggendo il fondale. In più noi prestiamo attenzione a liberare i pesci più piccoli cosicchè possano crescere e ripopolare i fondali e non usiamo mai reti con maglie troppo strette. Purtroppo queste precauzioni non vengono adottate da tutti e sono in pochi coloro che pensano al futuro del mare».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il 30 novembre il 20enne, unico rappresentante pugliese, è stato invitato da Life ad Atene, dove i pescatori si sono incontrati per discutere sulle proposte atte a migliorare l'impatto della pesca sull'ambiente. «È stata un'esperienza unica, mi ha entusiasmato e reso orgoglioso il fatto che proprio io fossi stato invitato in veste di pescatore più giovane del Mediterraneo - racconta il giovane -. Ho avuto modo di incontrare pescatori che venivano da Francia, Spagna, Croazia, Grecia e ho scoperto che la situazione di crisi che viviamo noi in Puglia è la stessa nel resto d'Europa. Ho parlato con i colleghi di Cipro che mi hanno raccontato la loro storia in lacrime: lì i mega pescherecci si spingono fin sotto la costa».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

In effetti il settore della pesca artigianale vive una grave crisi causata dalla pesca intensiva e da quella abusiva. «Dieci anni fa quando si usciva in mare si riuscivano a pescare 40 chili di pesce, oggi al massimo una decina – conferma il ragazzo –. Ad Atene abbiamo parlato delle soluzioni da adottare per rendere la pesca più sostenibile, come quella di migliorare l'attrezzatura per evitare la cattura di pesci sotto la taglia minima consentita, aumentando nel contempo l'attività di repressione della pesca di frodo».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Dino e suo fratello sono tra i pescatori locali autorizzati a pescare nella riserva marina di Torre Guaceto, a nord di Brindisi. Qui dopo il divieto totale di pesca, imposto dal 2001 al 2005, il ripopolamento dei fondali è stato massiccio e oggi i pescatori professionisti sono autorizzati a pescare una volta a settimana. «A Torre Guaceto peschiamo più del triplo che in altre zone: un giorno di pesca nella riserva equivale a una settimana altrove», afferma il 20enne.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La passione di Dino per il mare ha radici profonde. «Sono “figlio d'arte” – racconta – ho imparato il mestiere dai miei parenti che mi hanno tramandato i trucchi appresi dai nostri nonni in tanti anni di lavoro. In famiglia siamo alla quarta generazione di pescatori, anche se la nostra rischia di essere l'ultima che potrà vivere di solo mare, anche perché sono sempre meno i giovani pescatori».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il mestiere del pescatore è infatti molto duro. «Ci sono giorni in cui sto in mare dalle 2 di notte fino alle 13 e poi di nuovo dalle 16 alle 23. Non è per tutti – sottolinea il giovane -. Però io sono contento così, non faccio un'attività monotona come le altre, ogni giorno per me è un’avventura nuova: il mare va vissuto intensamente e tiene in serbo sempre qualche sorpresa».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tra le tante sfide affrontate da Dino ce n'è una in particolare che ricorda con fervore. «Una volta una razza gigante di 60 kg rimase incagliata nella rete con l'aculeo – racconta - dovetti prenderla a pugni in testa per stordirla, altrimenti non sarei mai riuscito a tirarla sulla barca, pesante e agitata com'era. Fu una grande lotta».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)


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  • Tina Camardelli - Interessante, bravo in bocca al lupo Lorenzo

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