di Giancarlo Liuzzi

La storia del Palazzo della Motta: il discusso e iconico grattacielo che svetta nel cuore di Bari
BARI – Un edificio discusso che rappresenta però da quasi 70 anni un incontestabile punto di riferimento di Bari. È il “Palazzo della Motta”, immobile di 12 piani che svetta sulle basse abitazioni che lo circondano dal lontano 1955, anno in cui fu costruito nel cuore di Bari, all’angolo tra corso Cavour e corso Vittorio Emanuele. (Vedi foto galleria)

Un colosso di cemento che venne eretto anche per ospitare la sede della famosa ditta di dolciumi milanese da cui prende il nome. Proprio la sua “zuccherosa” vocazione (portata avanti sino agli anni 90), unita al fatto che fu il primo (e per molto tempo l’unico) grattacielo della città, lo hanno trasformato nel tempo in un simbolo del capoluogo pugliese. Del resto anche la posizione in cui si trova, all’incrocio tra due delle principali arterie del centro, non fa che rimarcare la sua strategica importanza.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Certo, va detto che l’edificio costituisce uno degli “sfregi” perpetrati ai danni della Bari Ottocentesca. Il “Motta” fu realizzato infatti al posto della più antica dimora del murattiano (Palazzo Barbone), non tenendo conto, anche nell’altezza, del contesto architettonico circostante.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma andiamo con ordine.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il grattacielo dalla curiosa forma a L (un corpo di fabbrica più basso si estende sino in via Melo) e dai colori grigio, ocra e bianco, fu disegnato dagli ingegneri Vincenzo e Luigi Rizzi. Erano anni in cui gli amministratori parevano ossessionati dalla voglia di rendere Bari una città moderna e monumentale: un desiderio che spinse molti tecnici a proporre grandiosi progetti di alti e sontuosi palazzi che però rimasero perlopiù irrealizzati.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per innalzarlo venne demolito il succitato Palazzo Barbone, la prima palazzina costruita al di fuori della città vecchia nel 1816, sul suolo dove il 25 aprile del 1813 il re Gioacchino Murat aveva posto la pietra iniziale della “nuova” Bari. Assieme all’edificio fu distrutta anche la lapide affissa nel 1913 in occasione del centenario della fondazione del borgo. Quest’ultima verrà poi ripristinata nel 1963 con una più nuova, ancora oggi visibile sulla parete ad angolo tra corso Cavour e corso Vittorio Emanuele.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La sede della Motta fu così inaugurata il 5 settembre 1956, con tanto di maestosa insegna luminosa posta sul tetto del fabbricato. Il logo comprendeva la scritta dell’azienda e sopra un’enorme “M”, i cui resti arrugginiti sono stati smantellati soltanto nel luglio del 2019.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

C’è da dire che i dolciumi dell’azienda milanese erano in realtà già acquistabili in questo punto grazie alla presenza della celebre pasticceria “Sem” (acronimo dei proprietari Semeraro e Messinese): un locale commerciale che dagli anni 30 aveva trovato posto all’interno di Palazzo Barbone.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tra i prodotti più famosi ricordiamo il piccolo panettone Mottino, i gelati da passeggio Mottarello, la coppa del Nonno, le colombe di Pasqua e le uova di cioccolato.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Ma l’intento della Motta era quello non solo di smerciare ma anche di produrre alcune delle sue golosità a Bari, entrando così in concorrenza con altre industrie dolciarie presenti in città, quali Sica, Aida e Alemagna. Per fare questo occupò buona parte dell’edificio appena innalzato per dedicarsi alla creazione di leccornie zuccherate.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Ben tre livelli era infatti occupati dalla ditta – ricorda l’80enne Benito Ladisa, uno dei primi pasticcieri a lavorare per la Motta -. Al piano terra c’erano i banconi del bar-caffetteria e dei dolci, inseriti in locale decorato con legno, cristallo, pareti a specchio e tende. Al primo piano era posta invece la sala da tè, mentre al secondo gli uffici e il laboratorio per la preparazione delle tante varietà di dolci».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Bontà che si potevano gustare anche all’esterno. Lungo il marciapiede di corso Vittorio Emanuele erano infatti disposti tavolini, sedie con fioriere e tende da sole avvolgibili che proteggevano i prodotti posti dietro le vetrine espositive dominate dall’insegna dell’azienda.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E così in poco tempo il Motta divenne, soprattutto nel fine settimana, il luogo più ambito dove assaporare ricchi aperitivi e acquistare dolci. «Alla fine degli anni 50 la domenica con mio nonno andavamo sempre lì per acquistare le paste», ricorda la barese Melina. «Stupenda pasticceria e piccola rosticceria con le sue deliziose tartine: quante ne ho mangiate», aggiunge Mariella. «Si consumava l’aperitivo preparato da barman straordinari e di una gentilezza unica. C’era anche una sala ricevimenti appena sopra il bar», racconta Antonio.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Motta che aveva anche un chiosco di vendita in Fiera, rimodernato nel 1956 su progetto dell’architetto Melchiorre Bega (che aveva anche curato gli interni del bar del centro). Il nuovo edificio, tuttora esistente, aveva la forma di una cappelliera di un panettone ed era adornato da pennoni con bandiere a guidone.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La fama barese della Motta continuò per diversi decenni, superando anche crisi finanziarie, cessioni e acquisizioni, sino a quando nel 1993 l’azienda (nel frattempo diventata statale) venne venduta alla multinazionale svizzera Nestlé.

Questo portò alla chiusura della storica sede barese, i cui locali vennero prima ceduti alla catena di ristorazione Spizzico, poi a Burger King e in seguito al negozio di abbigliamento Imperial. E infine, dopo essere stato vuota e sfitta per diversi anni, nel 2019 il gruppo di fast food americano Mc Donald ha firmato l’accordo per l’apertura lì del suo nuovo punto vendita.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Così oggi l’antico odore di dolci, paste e cioccolate è stato sostituito da quello di hamburger e patatine fritte. Ma nonostante ciò, pur senza la sua iconica insegna, quel grattacielo non ha cambiato nome nemmeno per un giorno, continuando a essere chiamato da tutti i baresi “Palazzo della Motta”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

Con la collaborazione di Mariano Argentieri

Foto di copertina di Adriano Di Florio


© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Giancarlo Liuzzi
Scritto da

Lascia un commento
  • Carmine Panella - Grazie Gianfranco per il ricordo della annosa polemica che all'epoca vide il prpotere dei capitali dell'onnipotente meneghino.
  • Emanuele Zambetta - L'abbattimento del Palazzo Barbone fu un atto vergognoso.
  • Antonio Colavitti Arkydesign - quello sfregio alla Storia con tutto quanto comporta è stato, e lo è tutt'oggi, l'inizio del depauperamento cittadino: nel nome di una presunta modernità si è cancellato un passato testimone della Bari "Murattiana" che tanto volle Gioacchino Murat. La lapide ivi posta non è che un insulto, una excusatio non petita.
  • Mariano Argentieri - Come detto, l'edificio doveva occupare l'intero isolato e nel portone della sezione su via Piccinni n.11 c'è un'opera a graffito su superficie rossa e nera con raffigurati soggetti pugliesi ed al centro San Nicola l'opera porta la firma del decoratoe Lorenzo Perrelli nato e vissuto a Bari tra l'800 e il '900. Decorò La chiesa di S. Maria della Pietà di Ceglie del Campo


Powered by Netboom
BARIREPORT s.a.s., Partita IVA 07355350724
Copyright BARIREPORT s.a.s. All rights reserved - Tutte le fotografie recanti il logo di Barinedita sono state commissionate da BARIREPORT s.a.s. che ne detiene i Diritti d'Autore e sono state prodotte nell'anno 2012 e seguenti (tranne che non vi sia uno specifico anno di scatto riportato)