I "bottini" di Irsina: quelle gallerie medievali scavate nella roccia per raccogliere acqua sorgiva
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mercoledì 10 giugno 2026
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di Eufemia Galgano
Siamo quindi andati a visitare questo labirinto sotterraneo, chiamato così perché sostenuto da volte a botte. Ad accompagnarci, il 67enne Giacomo Silvano, presidente della Pro Loco di Irsina. (Vedi foto galleria)
I bottini si trovano a poche centinaia di metri fuori dal centro abitato, per l’esattezza in Contrada Fontane, lungo la statale 96. Ci si può arrivare in auto, oppure tramite un sentiero pedonale caratterizzato da una scalinata che conduce direttamente all’ingresso del sito.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Ci ritroviamo così davanti a un muro di tufo in cui è incastonata una porticina in legno che, una volta aperta, conduce all’interno dei bottini. Di fronte all’entrata si staglia una fontana settecentesca da cui, attraverso dodici bocche, fuoriesce l’acqua raccolta nelle vasche sotterranee.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Oggi dalla fontana fuoriesce acqua filtrata e potabile mentre prima si trattava di acqua sorgiva che comunque, prima dell’arrivo dell’Acquedotto lucano, veniva utilizzata per lavare i panni, irrigare i campi e abbeverare gli animali.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Facciamo ora la conoscenza di Giacomo, che ci spiega l’origine di questo luogo. «Il sistema nasce grazie alla porosità della roccia che caratterizza il territorio di Irsina – spiega l’esperto –. L’acqua raccolta in falde acquifere all’interno delle colline circostanti, filtra nella pietra e scorre seguendo la pendenza del terreno. Gli antichi ingegneri hanno quindi scavato dei canali per condurre l’acqua in vasche di raccolta. Il tutto sfruttando solo gravità e geologia, senza tecnologia meccanica».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Non ci resta ora che entrare. Giacomo ci apre la porta predetta e una volta scesi ci addentriamo nella prima delle tre gallerie scavate per permettere il passaggio nei bottini.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Camminiamo su una passerella in legno di recente realizzazione. Il cunicolo è stretto e l’altezza non supera i 180 centrimetri. Sotto di noi si dirama un lungo canaletto in cui scorre l’acqua che letteralmente cade dalla roccia. È un flusso talmente regolare che il rimbombo delle gocce finisce per generare un’unica, costante, nota musicale. (Vedi video)
Una prima vasca di accumulo permette di ascoltare il vivido movimento dell’acqua, che dal canale scende a mo’ di cascatella, mentre alle sue spalle si apre una seconda galleria, più bassa ma più lunga.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Proseguendo lungo il percorso si raggiunge la galleria maggiore, che nel suo tratto finale si allarga sino a tre metri. A dividere a metà questo ambiente è un arco a sesto acuto che rende l’ambiente ancora più suggestivo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Avanzando incontriamo altre due cisterne. La prima è più capiente ma al momento della nostra visita è vuota. «Un tempo era utilizzata a pieno regime – spiega la nostra guida –, ma in seguito fu bloccata per lavori fatti da privati nei campi sovrastanti. Di recente però il flusso è ripreso e la vasca sta pian piano tornando a “bagnarsi”».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Subito dopo una seconda cisterna più piccola pone fine al tragitto. È proprio fermandosi davanti a quest’ultima che si può osservare da vicino il fenomeno della captazione. L’acqua filtra copiosa attraverso delle fenditure nella roccia, per poi fermare la sua corsa sullo strato impermeabile della pietra. I canali poi la convogliano nella cisterna.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
In alto dei pozzi di aerazione permettono la ventilazione e la regolazione della pressione dei bottini. In origine erano quattro, ma ad oggi ne sopravvivono solo tre che emergono in superficie come piccoli caminetti.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Non ci resta ora che tornare sui nostri passi e uscire da questi affascinanti tunnel. Prima di lasciarci però Giacomo ci rivela che i Bottini di Contrada Fontane potrebbero essere in realtà ancora più estesi. «Per questo motivo - dice - sono in programma nuove campagne di studio finalizzate a mappare la reale dimensione di questo antico reticolo sotterraneo».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
(Vedi galleria fotografica di Giacomo Silvano)
Nel video la nostra visita ai bottini di Irsina:
© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita


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