di Francesco Sblendorio - foto Francesco De Leo

La grande arte in un negozio di vestiti: nell'Ovs un'opera degli anni 50 racconta la storia di Bari
BARI – La storia del capoluogo pugliese raccontata per immagini all’interno di un negozio di vestiti. Si può riassumere così lo strano connubio che da sei anni a questa parte caratterizza un locale di via Abate Gimma 87, a Bari. Qui, infatti, all’interno della catena di abbigliamento “Ovs”, tra pantaloni, giacche e magliette, si staglia imperioso un enorme bassorilievo dell’artista salentino Francesco Barbieri. (Vedi foto galleria)

Ma che ci fa una scultura di pregio all’interno di una multinazionale della moda? È presto detto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’opera (dal nome “Allegorie Pugliesi e della Storia della Puglia”) è lì dal 1951, anno in cui fu ultimata dall’allora 40enne Barbieri dopo essergli stata commissionata dalla Banca Commerciale Italiana, la cui nuova sede era stata aperta in quel punto di Bari nel 1949 in un edificio progettato da Saverio Dioguardi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Insomma l’istituto di credito volle fare un regalo a sé stessa e alla città, chiedendo al famoso artista (autore tra l’altro dell’Orologio delle Meraviglie di piazza Sant’Oronzo a Lecce) di rappresentare le fasi salienti della storia del capoluogo pugliese. Ne venne fuori un bassorilievo di 36 metri quadri che rimandava alla vita di San Nicola, alla cacciata dei Saraceni, all’edificazione della Basilica e del Palazzo del Sedile.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E dopo aver assistito per più di sessant’anni a transazioni in denaro e richieste di prestiti, il grande pannello in ceramica si è adeguato al cambiamento di destinazione del locale in cui alloggia dal Dopoguerra. Nel 2016 infatti, come detto, in via Abate Gimma ha aperto l’Ovs, la catena di abiti veneta che, rispettando il luogo in cui stava per essere ospitata, ha deciso di restaurare il lavoro di Barbieri donandogli nuova forza e bellezza, seppur in un contesto che nulla ha a che fare con la “classicità” dell’opera.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Per ammirare la scultura ci dirigiamo quindi in via Abate Gimma, all’incrocio con via Andrea da Bari. All’interno del grande magazzino, mentre il personale passa il bancomat ed emette scontrini, rivolgiamo lo sguardo in direzione delle casse, verso la parte alta della parete frontale. E qui ci troviamo sorprendentemente di fronte al bassorilievo di 12 metri per 3, nel quale si presentano, in rapida successione, molteplici figure che, tra terreno e divino, tradizione pagana e cristiana, passano in rassegna i tratti caratteristici della città e della sua terra.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Da uno sguardo d’insieme, emerge subito la volontà dell’artista di collocare, nella propria opera, tutto ciò che è umano all’interno di una cornice costituita da richiami al sacro. Osservando il bassorilievo da sinistra a destra notiamo come il pannello si apra con l’episodio biblico dell’Arca di Noè e si chiuda con la figura di San Nicola, protettore dei baresi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A un esame più attento, vediamo comparire in realtà due volte il Santo di Myra. La prima, accompagnato da un angioletto che gli porge la tiara vescovile, mentre compie il miracolo della resurrezione dei tre bambini. Un po’ più al centro, in alto, ritroviamo il patrono barese in un altro celebre episodio della sua vita: quello in cui dona tre sacchetti pieni di monete ad altrettante fanciulle povere in prossimità delle loro nozze.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


«La presenza dell’Arca di Noè in apertura e di San Nicola in chiusura, simboleggiano rispettivamente l’inizio della storia e l’intercessione di tutti i santi alla fine dei tempi», evidenzia Simone De Bartolo, esperto di arte novecentesca.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il legame tra Bari e il suo Patrono lo ritroviamo ancora nella facciata della Basilica eretta a gloria del santo, la cui struttura è chiaramente riconoscibile nel bassorilievo, al pari di altre architetture cittadine, prima fra tutte il Palazzo del Sedile, che si individua facilmente all’interno di una veduta di Bari, posta dall’artista salentino al centro del lavoro.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Messa in evidenza la spiritualità della città, Barbieri dedica tutta la parte centrale del manufatto alle attività umane che ne rappresentano le plurisecolari fonti di ricchezza. «Ecco così un ulivo – spiega De Bartolo – vero “albero della vita” per la Puglia, e una donna ai suoi piedi con una giara per l’olio. Quest’ultimo rappresenta la prosperità del territorio e quindi il commercio, a voler anche omaggiare l’istituto di credito che qui aveva sede ai tempi della realizzazione dell’opera».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma non è finita. «In rapida successione, possiamo notare altre figure che rimandano alla viticoltura, al lavoro dei campi e soprattutto alla pesca – dice l’esperto –, simboleggiata dalla presenza di un pescatore. Qui è ammirevole il virtuosismo con cui lo scultore ha modellato la rete che imprigiona i pesci».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Da evidenziare anche la donna addormentata con il suo bambino, evidente riferimento al riposo che segue le fatiche del lavoro.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A contrapporsi al buio, ripreso anche dalla figura della dea della caccia Diana, che dorme in una falce di luna, in alto si scorge la presenza di Apollo mentre conduce il carro del sole. Non mancano infatti riferimenti pagani, come i riti rappresentati nella parte centrale e il “Monachello”, spiritello burlone che qui staziona su un albero.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tornando sulla destra del bassorilievo, notiamo infine tre navi. «Una, vicina a san Nicola, è senza dubbio una “caravella” – precisa De Bartolo – e rinvia non soltanto al santo, ma anche al celebre logo simbolo della Fiera del Levante, qui trasposto in scultura».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma i vascelli potrebbero richiamare anche un altro importante momento della vita barese: la nave con la quale il Doge di Venezia, nel 1002, liberò la città dall’assedio dei Saraceni. Un pezzo di grande storia che è possibile “ripassare” andando semplicemente a fare shopping nel centro di Bari. 

(Vedi galleria fotografica)


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