Letto: 7082 volte | Inserita: mercoledì 16 luglio 2014 | Visitatore: Nicola

Ho 35 anni e sono un runner assiduo (percorro una media di 30-40 km alla settimana da qualche anno ormai) e dopo tre mesi di stop ho da poco deciso di riprendere a giocare a calcio a livello amatoriale. Pensavo di essere abbastanza allenato, ma la prima partita è stata una tragedia tra dolori muscolari alle gambe avvertiti già in campo, fiato che mi ha abbandonato subito dopo i primi scatti e mancanza di forza nelle conclusioni e nei contrasti. Già  altre volte in passato ho smesso di giocare a calcio per poi riprendere dopo qualche tempo, ma è la prima volta che mi capita una cosa del genere. Come si spiega?



Il calcio e l’atletica sono due sport apparentemente simili ma sostanzialmente differenti. Non è anormale quindi che lei abbia avuto queste conseguenze. La corsa è un’attività ciclica (come il nuoto): il movimento è sempre lo stesso ed è ripetuto nel tempo, quindi teoricamente è più facile allenarsi. Il calcio è uno sport di situazione in cui bisogna adeguare costantemente il corpo a nuove circostanze che si vengono a creare minuto per minuto. Questo comporta un cambiamento repentino che riguarda non solo la muscolatura ma anche il sistema neuronale che deve essere in grado di modificare il gesto atletico nel brevissimo tempo.

Anche il fiato che manca rappresenta la normalità. Nella corsa la frequenza cardiaca aumenta in base allo sforzo: si inizia con un innalzamento blando dei battiti nella fase di riscaldamento fino a un innalzamento deciso man mano che si procede. Ciò vuol dire che il cuore pompa in maniera graduale e soddisfa il fabbisogno dei muscoli di ricevere sempre più ossigeno in maniera equilibrata. Non ci sono sbalzi a meno che non si sbagli l’allenamento.

Nel calcio questa gradualità cardiaca non è possibile . Il cuore è costretto a compiere degli sforzi inaspettati perché deve soddisfare i muscoli per un dribbling o un assist improvviso e poi abbassare la frequenza di botto perché la palla è ai piedi di un altro giocatore. Per poi ricominciare. Nel calcio non c’è la soluzione di continuità tipica della corsa di resistenza.

Se è poi la prima volta che le capita bisogna in questo caso farsi qualche domanda. C’è sempre stato uno stop di tre mesi tra una partita e l’altra?  Perché tre mesi di interruzione sono troppi affinché l’organismo si riabitui in fretta alle condizioni che per esso sono diventate nuove. E ancora: le sue condizioni psico-attitudinali sono sempre le stesse? Si diverte come prima a giocare a calcio? Perché sappia che la “voglia” aiuta a percepire di meno la stanchezza.

 

Risponde

MARIA SERENA POMPILIO - Docente di Fitness
Laureata in scienze motorie, docente di educazione fisica, istruttrice fitness, personal trainer, è dal 2006 DOCENTE DI FITNESS E WELLNESS presso la facoltà di Scienze Motorie dell'Università di Bari

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