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I chiassi di Casamassima

Casamassima 25 foto 11 maggio 2024 993 visualizzazioni

Buongustai, Pollaioli, Carità: sono questi alcuni dei nomi dei pittoreschi “chiassi” di Casamassima. Parliamo di piccole piazze risalenti al Medioevo racchiuse tra i palazzi e i vicoli del centro storico del paese a sud-est del capoluogo pugliese. Simili alle corti di Bari Vecchia, si distinguono per le particolari denominazioni e per il fatto di essere tinti di azzurro, colore che caratterizza tutto il borgo antico della cittadina. Guidati dall’architetto Marilina Pagliara, socia storica della Pro Loco cittadina, siamo andati così alla scoperta di alcuni degli scorci del “paese azzurro”

Notizia collegata — I Chiassi di Casamassima: quelle pittoresche corti racchiuse tra i vicoli del "paese azzurro"
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Ritorniamo sull’arteria principale lì dove notiamo degli elementi tipici dell’edilizia contadina di Casamassima: i gattoni. Si tratta di sporgenze in pietra inserite vicino alle finestre dove venivano poggiate assi di legno utili per l’essicazione di fichi, legumi o altri alimenti
Ritorniamo sull’arteria principale lì dove notiamo degli elementi tipici dell’edilizia contadina di Casamassima: i gattoni. Si tratta di sporgenze in pietra inserite vicino alle finestre dove venivano poggiate assi di legno utili per l’essicazione di fichi, legumi o altri alimenti
Procedendo sempre dritto ci si imbatte poi in uno dei chiassi più conosciuti del borgo: il Molinari, così detto per via della famiglia di mugnai che l’abitava. Tutto colorato d’indaco, è anche conosciuto come chiasso dell’Amore perché ogni 14 febbraio viene allestito con decorazioni per celebrare la festa degli innamorati
Procedendo sempre dritto ci si imbatte poi in uno dei chiassi più conosciuti del borgo: il Molinari, così detto per via della famiglia di mugnai che l’abitava. Tutto colorato d’indaco, è anche conosciuto come chiasso dell’Amore perché ogni 14 febbraio viene allestito con decorazioni per celebrare la festa degli innamorati
Lì dove via Conservatorio incontra via Castello, ci infiliamo nella stretta stradina posta sulla destra, per ritrovarci davanti a uno spiazzo particolare, l’unico introdotto da un piccolo arco azzurro dotato di stemma
Lì dove via Conservatorio incontra via Castello, ci infiliamo nella stretta stradina posta sulla destra, per ritrovarci davanti a uno spiazzo particolare, l’unico introdotto da un piccolo arco azzurro dotato di stemma
É chiasso Buongustai che deve il suo nome particolarmente evocativo al forno seicentesco del duca di Napoli, rimasto attivo fino al 2006 anno in cui ha cambiato sede
É chiasso Buongustai che deve il suo nome particolarmente evocativo al forno seicentesco del duca di Napoli, rimasto attivo fino al 2006 anno in cui ha cambiato sede
Via Castello va pian piano stringendosi, prima di sbucare davanti alla seicentesca cappella di San Michele...
Via Castello va pian piano stringendosi, prima di sbucare davanti alla seicentesca cappella di San Michele...
...a cui è dedicato il chiasso San Michele, il più piccolo del paese
...a cui è dedicato il chiasso San Michele, il più piccolo del paese
Marilina ci conduce poi tra le strette strade del centro storico alla scoperta di altri chiassi dalle denominazioni particolari. Come chiasso Pollaioli, la cui toponomastica riguarda il mestiere di chi lo abitava: in questo caso mercanti e allevatori di polli
Marilina ci conduce poi tra le strette strade del centro storico alla scoperta di altri chiassi dalle denominazioni particolari. Come chiasso Pollaioli, la cui toponomastica riguarda il mestiere di chi lo abitava: in questo caso mercanti e allevatori di polli
Su via Don Liborio c’è poi chiasso Angelica, dal nome della pianta officinale che veniva lavorata qui come erba medica e che ci fa dedurre la presenza un tempo di qualche speziale
Su via Don Liborio c’è poi chiasso Angelica, dal nome della pianta officinale che veniva lavorata qui come erba medica e che ci fa dedurre la presenza un tempo di qualche speziale
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