Dai telamoni dell’ex Palazzo della Gazzetta al fregio monumentale della Caserma Italia, dall’antica fontana di piazza Moro ai decori della Fiera del Levante. Sono queste alcune delle importanti sculture sparse per il capoluogo pugliese, disegnate e firmate da celebri artisti dell’epoca. In realtà però a realizzare fisicamente queste opere non furono i vari Brunetti, De Bellis e Taddeini, ma sapienti scalpellini baresi il cui nome si è perso nel tempo.
Sappiamo ad esempio che ci fu un certo Giovanni Di Gioia, originario di Ruvo di Puglia, che lavorò ai telamoni di Dioguardi. E poi ci fu certamente Umberto Campobasso, leccese di nascita ma barese d’adozione, che nei primi decenni del secolo scorso prestò le sue mani per la realizzazione di importanti manufatti.
Grazie ai racconti dei suoi nipoti, residenti a Roma, siamo riusciti a ricostruire la vita di questo maestro scalpellino, la cui figura è rimasta pressoché ignota negli anni. Basti pensare che quando in tarda età si dedicò alla pittura, riuscendo a esporre i propri quadri, venne presentato come il “pittore sconosciuto”