di Mattia Petrosino e Gaia Agnelli - foto Christian Lisco

Le edicole, storiche "finestre" su Bari: «Combattiamo contro la crisi della carta stampata»
BARI – Sono nate più di cento anni fa come semplici bancarelle che vendevano i quotidiani assieme a uva e nocelle, per poi trasformarsi negli iconici chioschetti verdi che costellano le strade cittadine. Parliamo delle edicole, esercizi commerciali “affacciati” letteralmente sulla città e punti di riferimento di ogni quartiere.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ad “abitarle”, stretti in pochi metri quadrati, sono i giornalai: lavoratori che “vendono notizie” ai passanti sporgendosi dalla piccola finestra del loro locale. Anche se negli ultimi anni questo genere di negozi convive con la crisi della carta stampata e con la conseguente riduzione degli incassi. A salvarli sono i bambini, che continuano ad acquistare qui giocattolini, figurine e fumetti.  

A Bari si contano 102 di questi coloratissimi “street shop” ricolmi di riviste, quotidiani, settimanali, cruciverba e sulla cui facciata campeggia invariabilmente la scritta “Gazzetta del Mezzogiorno”. Siamo andati a visitare i più antichi, che caratterizzano la città sin dai primi decenni del Novecento. (Vedi foto galleria)

Il nostro viaggio comincia in corso Cavour: scendendo le scale del cavalcavia all’ombra del ponte XX settembre, troviamo la prima edicola del lungo viale, attiva dal 1910.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’attuale gestore, il 54enne Ciro Auriole, ci mostra subito delle foto degli anni 20: ritraggono il fondatore Arciuli davanti a quella che all’epoca era una bancarella dove, assieme ai quotidiani, si vendevano uva e nocelle. Solo negli anni 30 il titolare decise infatti di trasformare quei banchetti in una vera e propria rivendita di giornali.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Io sono qui dal 1996 – dice Ciro – e ho vissuto sulla mia pelle il declino di questo mestiere. Se prima si usava molto di più leggere il quotidiano e sfogliarlo, oggi a farlo sono rimasti solo gli anziani. Di fatto negli ultimi tempi la tecnologia ha soppiantato il piacere di “assaporare” su carta le notizie, ormai già diffuse a tempi record sul web».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Auriole ci svela però il segreto per sopravvivere e trascorrere le giornate con un sorriso. «Consiste nell’attirare i bambini, che rappresentano il motore della nostra attività – dichiara –. Dalle bambole ai supereroi, dagli album alle figurine, riusciamo ancora a colpire i piccoli clienti».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Proseguiamo su corso Cavour, strada che racchiude altre cinque edicole storiche, tutte degli anni 30. Tre di queste hanno saputo raccontarci la storia della loro attività e i segreti di questa occupazione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Mi sveglio ogni mattina alle 5 – ci dice il 52enne Remigio Cassano, proprietario del chiosco posto sull’isolato tra via Principe Amedeo e via Putignani, fondato dal signor Spizzico –. I giornali arrivano alle 6, per questo dobbiamo farci trovare sempre pronti. Siamo qui con la pioggia e con il sole e anche nei giorni festivi, perché i quotidiani non vanno mai in “vacanza”. Inoltre lavoriamo a orario continuato: non ci conviene sbaraccare tutto a pranzo per poi riaprire un’ora dopo».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Prima di andare via però, notiamo una vetrina piena di macchinine e motorini da collezione. «Ci si deve adeguare, perché di soli giornali non si riesce a vivere. Io porto “qualcosa a casa” soprattutto grazie alla mia passione per il modellismo», conclude salutandoci il titolare.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Pochi passi più avanti ci imbattiamo nell’attività del fratello, il 48enne Mimmo, che dal 1998 gestisce l’edicola compresa tra via Putignani e via Calefati. «Ho deciso di ampliare la mia offerta con lp e cd musicali – afferma –. D’altronde dall’inizio del nuovo millennio abbiamo registrato un calo drastico nelle vendite dei giornali. Le nuove generazioni non sono abituate a leggere: preferiscono smanettare sui cellulari».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E l’avvento di internet ha causato anche il declino dei bramati giornaletti porno, articoli che hanno resistito fino a una decina di anni fa. «Ora non si producono più visto il proliferare di video sul web – sottolinea Mimmo –. E a rassegnarsi sono stati anche i parenti dei detenuti, visto che i giornalini erano una delle poche cose che si potevano far passare tra le sbarre».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


All’ultimo isolato del viale, tra via Abate Gimma e corso Vittorio Emanuele, troviamo il chiosco del 72enne Sabino Gelao: ci mostra alcune foto degli anni 80 che lo raffigurano all’interno dell’edicola fondata negli anni 30 dal fratello Vito.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Sabino, a differenza dei suoi colleghi, non offre giochi per bambini e preferisce puntare sull’editoria classica. «Ormai tanto è un mestiere che non ha futuro – spiega rammaricato –. Questo negozio vale zero e non converrebbe neanche riceverlo in regalo: sono più le spese che i guadagni. Prima invece un esercizio del genere arrivava a costare anche centomila euro».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A questo punto, superata su corso Vittorio Emanuele un’edicola di inizio secolo (di cui il giovane proprietario non sa raccontarci le origini), imbocchiamo via Sparano. Qui, ad angolo con via Piccinni, si trova il chiosco centenario gestito dalla 55enne Maria Genchi, più stretto e piccolo rispetto a quelli incontrati sinora. «La nostra è un’attività famigliare: fu la mia bisnonna Leonarda Rosa Nitti a fondarla a inizio secolo», ci racconta la donna.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Mentre nel vicino quartiere Libertà, in via Sagarriga Visconti, affonda le sue radici dagli anni 30 l’esercizio creato da Luigi Annoscia e oggi gestito dal 52enne Giuseppe Cinquefiori. A differenza degli altri è situato al piano terra di una palazzina. Una volta entrati sembra di catapultarsi in un’atmosfera da stadio: striscioni e gadget della squadra biancorossa campeggiano ovunque, persino sull’abbigliamento del proprietario.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«I clienti – ci dice Giuseppe – vengono a trovarmi prettamente per chiacchierare di calcio, anche perché l’acquisto dei giornali è sempre meno frequente. Se prima la domenica riuscivo a vendere 400 copie della Gazzetta oggi non riesco a raggiungere la cinquantina. Addirittura da qualche anno sono io a dover consegnare in prima persona i quotidiani a casa dei più clienti anziani e senza alcun supplemento».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Terminiamo il nostro viaggio in piazza Aldo Moro, dove di fronte alla Stazione centrale dal 1916 si staglia l’edicola del 66enne Antonio Cassano. A metterla su fu Giuseppe Caradonna, con il solito banchetto di giornali che si trasformò in un chiosco vero e proprio negli anni 50.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci troviamo dinnanzi alla struttura più grande e accogliente tra quelle visitate: riesce a ospitare anche un frigo per le bevande, una stufetta per ripararsi dal freddo e un climatizzatore per difendersi dal caldo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Fino a dieci anni fa – spiega Antonio – la posizione strategica di questo chioschetto mi permetteva di vivere senza problemi economici, anche grazie ai numerosi turisti che venivano qui per acquistare mappe, calamite e cartoline».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ora invece, come per i suoi colleghi, anche Antonio sta accusando i colpi della crisi dell’editoria: persino le figurine Panini, tanto amate dai bambini, si vendono meno. «Per non parlare dei fumetti – conclude – che rimangono a marcire sugli scaffali. Che dire? Ormai non resta che rassegnarsi alla fine degli edicolanti, un tempo vere e proprie istituzioni cittadine».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)


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Mattia Petrosino
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Gaia Agnelli
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Christian Lisco
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  • Vito Petino - LE NOSTRE EDICOLE A BARI Mio nonno è nato nel 1884, tre anni prima che nascesse il Corriere delle Puglie (foto 1), oggi Gazzetta del Mezzogiorno, dunque sin da giovane se ne andava a passeggio con il giornale sottobraccio. Negli anni 44/51, tornato a Bari prima dal nord e da Taranto dopo, per compare giornali si serviva direttamente dall’Agenzia Lo Buono in corso Vittorio Emanuele. Il mio Babbo, invece, dal 43 al 53 si recava a comprare la nostra amata Gazzetta nell’edicola più vicina a casa vecchia, ubicata nel quartiere Madonnella in via Abbrescia proprio ad angolo con via Carulli, dove abitavamo. Non era la tradizionale edicola a sgabuzzino su marciapiede, ma un vero locale alla strada, a piano terra del sovrastante edificio (foto 2 civico 4, ora chiuso). Trasferiti dopo la disgrazia momentaneamente in viale Orazio Flacco, la comprò per le due settimane di fine giugno del 53, dall’edicola davanti alle case popolari del Picone (foto 3 angolo Petrera). Poi ci furono i nove mesi nel villaggio di Torre Tresca, dove c’era un emporio che vendeva di tutto, compreso giornali. Il 21 marzo del 54, finalmente avuta casa popolare nel nuovissimo quartiere di Japigia, la sua edicola divenne quella di Ciccio Triggiani sul viale omonimo (foto 4 edicola in un locale col solo piano terra indicata dall’icona del giornale sulla serranda, anche questa attività chiusa per la crisi), sino al luglio del 64, quando purtroppo Babbo ci lasciò. Negli anni mio fratello Michele e io, 6 anni dopo sposato, ci siamo serviti della stessa edicola a Japigia, di Ciccio prima e del figlio Marco fino alla chiusura avvenuta qualche anno fa. Dal 65 appena sposato sono tornato alla Madonnella, abitando in via Addis Abeba, Egnazia, Dieta di Bari e Durazzo sino al 71, e la mia edicola divenne quella di via Addis Abeba angolo corso Sonnino del mio caro amico di calcio, Vito Arciuli, un terzino tosto (foto 5 via Addis Abeba), che poi si spostò sempre ad angolo Sonnino ma in via Pisani. Ritornato ad abitare a Japigia, logico il ritorno da Ciccio e Marco Triggiani. Dal 71 al 73 lavoro per ditte private. E dal 74 al 79 ho avviato attività di rappresentanze di manufatti edili e relativo montaggio in cantiere. La sede dell’attività nei primi due anni è in via Mauro Amoruso, trasferita dal luglio 76 in via Putignani 150, un grande locale alla strada con piano interrato per il laboratorio. Con i miei operai collaboratori eseguiamo lavori in tutta la Puglia e la parte confinante di Lucania e Molise. In questo periodo i giornali li acquisto dove mi trovo, sia in città che fuori. Da una edicola nel quartiere Paolo VI di Taranto mi servo spesso nel 75 per aver preso un appalto durato da febbraio a dicembre. Al terzo piano di via Putignani 152 aveva attività di edilizia residenziale mio fratello Michele, che mi dette una grossa mano a inserirmi nel campo d’edilità pura. E dunque per i nostri giornali ci siamo rivolti all’edicola di via Putignani angolo Cairoli (foto 6) dal 76 all’80, anno in cui vi fu il trasferimento in via Calefati 83. E sull’isolato prima del nuovo studio, proprio davanti alla ex Banca d’America e d’Italia c’era l’edicola di Nicola (foto 7), che per buona parte dell’83 ci fornì quotidiani e riviste in duplice copia giù al Diurno, che gestivamo con una nostra cooperativa. E anche Nicola, dopo qualche anno, dovette chiudere quell’edicola ereditata dal padre per la crisi inarrestabile che ancora oggi si protrae. Eppure non avevano molte spese con quello sgabuzzino ristretto e stracolmo, e con l’abitazione a quattro passi nella città vecchia. Dal 1985 e a tutto il 2009, anno della pensione, per i rotocalchi necessari all’attività d’ufficio ci rivolgemmo da Tonino, che ancora oggi ha un’edicola fornitissima in via Abate Gimma, di fronte all’ex Banco di Napoli e affianco alla Cartoleria del compianto Costanzo Ranieri oggi gestita dalla figlia (foto 8). Uno dei pochi, Tonino, a non sentire i morsi della crisi in quel suo locale al coperto. Personalmente i quotidiani e alcuni mensili ho continuato a comprarli da Marco Triggiani a Japigia, passando ogni mattina prima di andare in ufficio. Vicissitudini successive, con cambi continui di abitazioni, mi hanno spinto per comodità a servirmi dell’edicola più vicina. In un primo tempo dalle tante edicole di Noicattaro, successivamente dall’edicola di fronte al Bar Moderno, via Papa Pio XII angolo Favia (foto 9), edicola di cui mi sono servito sporadicamente anche quando avevamo sede aziendale in via Mauro Amoruso, come detto dal 74 al 76; e infine da alcuni anni dell’edicola di Michele Stragapede, gestita dal figlio Fabio, nella piazzetta antistante il piccolo palazzotto della delegazione municipale di Torre a Mare. In questa edicola nel 2016 un anonimo signore ha vinto 27 milioni di euro al Superenalotto (foto 10). Storia a parte meritano le tre edicole ultime, due per la vendita di giornali e una semplice chiosco per i fiori. Edicole per le quali si sono ribaltati i ruoli, e miei clienti sono stati i tre titolari, servendosi della mia professione per la necessaria documentazione ad avviare le loro attività. Dell’edicola nella foto 11, della signora Rosa Macchia in via Caldarola angolo Salapia, una delle più ampie a Bari; di quella nella foto 12, di Pasquale Corsi, fioraio e compagno di calcio, egregio portiere, in corso Cavour angolo Calefati, di fronte alla fontana della Banca d’Italia; e dell’ultima edicola nella foto 13, di un giornalaio a nome Corsi, parente di Pasquale, in via Lucarelli a Poggiofranco, vi racconterò le storie in un post ad hoc. Naturalmente, dei miei 77 anni meno due trascorsi a Bari, ho messo piede e consumato soldi per giornali, riviste, video, libri, giocattoli ai miei figli e altro, in ogni angolo della città, dalle edicole storiche elencate nel servizio di Barinedita, a quelle di Tribunale, Regione, Comune e Catasto per la professione, dalle due interne alla stazione in ogni partenza, a quella del Policlinico quando ero costretto a un ricovero. Nei due anni mancanti, trascorsi a Milano, solo il martedì mi recavo all’edicola vicina al posto di lavoro, in viale Fulvio Testi, per comprare il Milaninter e leggermi i commenti del calcio minore. Mi mangiavo con gli occhi soprattutto il risultato della squadra in cui io avevo giocato e se avessi segnato la domenica precedente… (le foto relative sono sul gruppo Fb BARINEDITA, AGAPE DEI BARESI)


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