di Gaia Agnelli

La storia di Michele, il giovane che raccoglie i rifiuti negli angoli dimenticati di Bari
BARI – Un paio di guanti e qualche busta sono i suoi strumenti, l’amore per la città e il senso civico le sue motivazioni. Oggi vi parliamo di Michele Danese, 22enne barese che ogni giorno raggiunge in bicicletta una zona adibita a discarica abusiva per ripulirla da rifiuti di ogni genere. (Vedi foto galleria)

L’area in questione è quella adiacente alla foce di Lama Balice, in una parte di Bari situata tra Fesca e Palese e compresa tra la statale 16 e il mare. Un “quartiere” caratterizzato dalla presenza di rimessaggi, qualche villetta e tanta campagna. Michele ha cominciato la sua opera di pulizia da una complanare della tangenziale, che prende il nome dalla vicina via Napoli.

Troviamo qui questo “eroe delle strade dimenticate”, tra bottiglie, lattine, cibo in scatola, plastica, fazzoletti, cerchioni e coperte che accompagnano tutto il tracciato della lingua d’asfalto. «Vengo due volte al giorno con la mia bicicletta nera, sia di mattina che di pomeriggio, da più di un anno – ci dice salutandoci sorridente -. La considero la mia pausa studio».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Gli chiediamo come mai abbia scelto proprio questo posto, tra l’altro lontano diversi chilometri dalla sua abitazione situata nel murattiano.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Questa è la strada che percorro per andare a trovare mia nonna a Santo Spirito – ci dice -. Tempo fa guardandomi intorno mi resi conto di quanta immondizia abbandonata ci fosse in giro. Mi dissi “che peccato vedere la mia città in questo stato” e capii che dovevo fare qualcosa per migliorarla. Se fino a quel momento nessuno si era accorto di quel posto malandato, avrei potuto cominciare io. Mi sono sentito in dovere di intervenire laddove non è mai intervenuto nessuno, nemmeno l’Amiu».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


In effetti in molti punti della strada si avverte a vista d’occhio l’opera di Michele: di fatto non c’è più sporcizia. «Ho cominciato dal vetro – ci dice – e ora sto finendo con la plastica. Poi sarà il turno della carta. Anche se c’è chi continua a venire qui a buttare di tutto: una cosa che mi spiace perché a volte mi sembra di agire inutilmente».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma è arrivato il momento di mettersi all’opera. Michele indossa prima un guanto, poi l’altro e infine apre la tasca della sua giacca per prendere una busta. «Ne porto sempre sette di plastica e una di carta – ci spiega – ma solitamente ne riempio tre o quattro, altrimenti non riuscirei più a pedalare».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Estrae anche un bastone, con il quale si aiuta a raccogliere gli oggetti più lontani gettati oltre il guardrail. «In realtà lo uso anche per un altro motivo – confessa  -. Un giorno un serpente passò proprio vicino alla mia mano: mi spaventai così tanto che da allora mi tengo a una certa distanza di sicurezza».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

In un attimo il primo sacchetto è già colmo di piatti, posate, bicchieri. Poi il giovane passa alla seconda busta e infine alla terza. Il suo lavoro è così completato. Si avvia allora verso la bici e poggia l’immondizia sul manubrio, in modo che resti stabile durante il viaggio.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A Michele non resta ora che percorrere prima un viottolo che attraversa Lama Balice, poi strada rurale del Torrente, per giungere infine in via Napoli, lì dove può depositare i rifiuti nei cassonetti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Ammetto che è molto stancante – ci confida prima di salutarci-. Ma lo faccio con piacere perché amo Bari e mi rattrista vedere che ci sono angoli della città completamente abbandonati al loro destino. A volte è come se li sentissi chiedere aiuto».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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  • ELISA PASCALE - considerato che si sa dove gli incivile buttano i loro rifiuti, perchè la polizia non mette una telecamera per immortalare tale indecenza? L'incivile diventa educato solo per causa di forza maggiore, In questo caso sarebbe quella di fargli pagare una bella, salata multa con la speranza che gli sia di lezione e che non la "scarichi" successivamente altrove
  • Natalino - Bravo Michele! Bravissimo tutti dovremmo agire ed essere come te. Grande Michele.
  • Maria - Bisogna che il comune impieghi i ricettori di reddito di cittadinanza a fare questi lavori. Bravo Michele
  • Armando Nicastro - Purtroppo Michele non è un nome molto diffuso....in Italia! Ma se i centri di raccolta e le società di pulizia offrissero anche una ricompensa poco più che simbolica x l'onere che gli viene risparmiato .....forza Michele: dove ti trovo???

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