di Eva Signorile

A Noicattaro il più piccolo teatro all'italiana del mondo: abbandonato
NOICATTARO - Noicattaro, comune a sud-est di Bari, ospita un piccolo tesoro architettonico unico e sconosciuto ai più: si tratta del teatro all'italiana più piccolo al mondo, ovvero il "Teatro cittadino nojano", situato nella centralissima via Carmine, a pochi passi dall'omonima chiesetta barocca. Siamo andati a visitarlo, in compagnia dell'assessore alla Cultura, Vito Di Donna e delle guide turistiche Viria Rescina e Massimo Guastella (vedi foto galleria)

Il teatro all'italiana più piccolo al mondo è una struttura ipogea, cioè sotterranea, ambientata in un antico trappeto, il "trappeto del Carmine". La sua storia è un tribolato percorso fatto di divulgazione della cultura, dissesti finanziari e numerose "altre vite". Nel corso della sua breve esistenza, il teatro è stato infatti anche un cinema, un deposito e persino un'abitazione di fortuna per alcuni sfollati.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Il Teatro nasce ufficialmente con la delibera comunale del 20 marzo 1869 - ci dice ancora Vito Di donna - ma già nel 1863, l'assessore Sturni aveva proposto di trasformare il vecchio trappeto in teatro, sulla spinta delle famiglie dell'alta borghesia locale, legate all'imprenditoria agricola, che erano desiderose di offrire uno svago ai cittadini e ai contadini. Per la riconversione della struttura, un privato aveva devoluto al Comune nojano la somma di 1700 lire». Cifre che oggi fanno un po' sorridere, ma che allora costituivano un ingente stanziamento. Il progetto di conversione della struttura in teatro fu curato dal regio ingegnere Francesco Paolo Nitti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Una volta giunti in via Carmine, non è difficile individuarlo, perché su un portone posticcio in metallo è ancora visibile la scritta, in stampatello: "Teatro cittadino". Dall'ingresso, parte una breve scalinata che conduce giù, dove troviamo due spazi ben distinti: a sinistra l'area destinata al pubblico e a destra quella utilizzata dagli attori. «Il teatro all'italiana si caratterizza innanzi tutto per la netta separazione tra platea, cioè lo spazio per il pubblico, e proscenio, vale a dire la zona riservata agli attori», ci spiega l'assessore Di Donna,  che indica sulle nostre teste, il cosiddetto "arco di proscenio", cioè quella struttura, qui in legno, che separava visivamente i due ambienti, sulla quale sono ancora visibili gli stemmi del Comune nojano.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A sinistra dell'arco di proscenio, si stende la platea e, sul fondo, si innalzano i due ordini di palchi, destinati rispettivamente all'alta borghesia e nobiltà locale il primo, alla plebe il secondo. «Un'altra caratteristica del teatro all'italiana - ci spiega la guida Viria Rescina, mentre ci accompagna in un cauto sopralluogo sulla prima balconata, quella destinata ai potenti del luogo - è proprio la netta separazione delle classi sociali all'interno della struttura: popolo e famiglie facoltose dovevano evitare ogni contatto e così, l'accesso ai due ordini prevede due ingressi diversi: a destra quello dei ricchi, a sinistra la scalinata che conduce al secondo ordine, detto anche piccionaia». Il primo ordine contava 10 palchi, il secondo nove. 

Il legno dei palchi geme un po', sotto i nostri piedi e ovunque è evidente che il tempo non ha risparmiato il piccolo teatro, che in totale ospitava fino a 200 persone, che potevano stare sedute o in piedi, in barba a quelle che oggi consideriamo imprescindibili norme di sicurezza. Le autorità cittadine avevano un palco a parte, cui si accedeva da una scala in legno e di cui oggi restano visibili i segni lasciai dai pioli nel tufo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


A destra della scalinata d'ingresso, l'esperto Massimo Guastella ci indica l'area destinata agli attori. Ancora oggi sui lati del quadrilatero che costituiva la base del palcoscenico sono visibili i fori delle travi che reggevano la struttura, mentre al di sopra, alcune travi di legno conservano le giunture che servivano a mantenere le varie scenografie.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

I camerini si trovavano sotto il pavimento, sul quale si aprivano tre botole: una per gli attori, l'altra per le attrici, una terza, infine, destinata al gobbo. E c'è un buffo aneddoto che si tramanda di generazione in generazione, che racconta di quando l'attore Lorenzo Scarfò, che impersonava il diavolo, per esigenze di scena si buttò nella botola del suggeritore, sicuro che qualcuno lo avrebbe afferrato, secondo accordi preventivi. Ma qualche burlone pensò bene di non far trovare nessuno all'appuntamento: il malcapitato precipitò giù facendosi molto male e protestando con urla che furono ben uditi da tutto il pubblico presente.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il teatro ebbe vita breve ma intensa e fu chiuso definitivamente intorno agli anni 60 del secolo scorso, successivamente murato per questioni di igiene pubblica. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare l’anziano signor Di Pierro, che ha voluto raccontarci di quando, da ragazzino, frequentava il teatro. «Sono stato anche a una delle ultime rappresentazioni - ci racconta con orgoglio - era "La Genoveffa"». "La Genoveffa di Brabante" era un'opera a sfondo religioso, annoverata tra le ultime messe in scena prima del lungo sonno in cui precipiterà negli anni a seguire questo luogo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Attualmente il vecchio edificio appare piuttosto compromesso, tanto che dobbiamo indossare tutti dei caschetti antinfortunistici per proteggerci la testa, ma la pietra in cui è scavato conserva la sfumatura dorata del tufo locale. Nel 2006 il Fai (Fondo italiano per l'ambiente), ha commissionato il progetto di recupero del teatro all'architetto Sylos - Labini, lo stesso che ha curato la ristrutturazione del Petruzzelli di Bari. Da un'indagine comparativa effettuata dallo stesso Sylos-Labini, su un teatro simile, a Perugia, è emerso che la struttura nojana ruba lo scettro di teatro più piccolo del mondo per pochi metri quadri (circa una ventina) alla struttura umbra. L'architetto ha realizzato un piano di recupero (donato al Comune di Noicattaro) per il quale è previsto lo stanziamento di un milione di euro (fondi regionali ed europei) che serviranno a ristrutturare non solo la struttura, ma anche alcuni spazi attigui, come una corte esterna che diventerà il foyer.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’edificio, ora provvisto di una sola finestra e privo di scarichi fognari, sarà ristrutturato in modo tale da rispettare le attuali norme di sicurezza. Ma i fondi tardano ad arrivare e la sua sorte è ancora incerta. E’ vero che si tratta di un teatro, ma la speranza è quella di non assistere all’ennesima farsa all’italiana.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Nel video il nostro sopralluogo nel Teatro cittadino nojano (di Gianni De Bartolo):


 

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Eva Signorile
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  • lorenzo - Grande Vito con la tua tenacia saprai darci il vecchio teatro restaurato.
  • Ofelia pinali - Spero con tutto il cuore che un simile gioiello non faccia la fine di altre opere d'arte, che in questo paese vengono lasciate a se stesse. Buon lavoro!
  • Walter - Complimenti a tutti gli artefici della rinascita di questo gioiello..!!

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