di Salvatore Schirone

San Giorgio Martire, il gioiello abbandonato nelle campagne di Bari
BARI - Bari custodisce un prezioso gioiello architettonico dell'XI secolo. No, non è la Cattedrale né la Basilica di San Nicola e il gioiello non è incastonato tra le gloriose mura medievali della città vecchia. La pietra preziosa di cui parliamo si trova extra noemia a solo un chilometro dalla città e giace abbandonata in una discarica a cielo aperto, tra immondizia e sterpaglie, inghiottita lentamente dalla vegetazione che cerca di occultarla agli sguardi dei suoi ingrati cittadini. Stiamo parlando della chiesetta di San Giorgio Martire (vedi foto), una delle più belle chiese rurali disseminate in Terra di Bari.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
«Un immane disastro storico e ambientale - commenta l'architetto barese Eugenio Lombardi -. Mi occupai della chiesa anni fa, quando mi misi in testa di recuperarla. Incontrai più volte l'anziano proprietario l'avvocato Scattarelli che per anni aveva inutilmente tentato di cedere la chiesa al Comune a condizione che ne prendesse in mano le sorti per ristrutturala. Ma questa volta - aggiunge l'architetto - ho deciso di alzare il tono: inoltrerò denuncia formale al sindaco di Bari, alla Sovrintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici, alla Polizia Provinciale, al Ministero dei Beni Culturali e alla Commissione Europea»
 
Siamo andati a visitarla (vedi il video e le foto in galleria).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La chiesetta sorge nella strada omonima di San Giorgio Martire: si tratta della prima traversa a sinistra di via Glomerelli, venendo dal centro di Bari. Dopo aver percorso la strada per un centinaio di metri, troviamo sulla destra un'antica casa padronale di colore rosso: di fronte ad essa, nascosta dalla fitta vegetazione, c'è l'entrata per la chiesa, la cui facciata si scorge dopo aver percorso un piccolo viale. 
 
San Giorgio Martire è un tipico esempio di romanico rurale pugliese a croce greca contratta, avente cioè i due bracci orizzontali terminanti ad archi ciechi. C’è un'unica navata coperta da una cupola centrale, ormai completamente invasa dalle radici degli alberi cresciuti accanto all'edificio, che hanno fatto cadere stucchi e intonaci sul pavimento divelto e coperto di ogni tipo di rifiuto. Dalle nicchie laterali sono stati asportati tutti gli arredi. L'altare è sparito e nell'abside si intravedono i pochi segni colorati di quello che resta del magnifico affresco di San Giorgio che uccide il drago.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

 
La chiesa è inserita all'interno di un complesso padronale, tipico delle masserie suburbane del 17esimo e 18esimo secolo. Esploriamo la struttura camminando su detriti ed erbacce e proviamo anche a salire al piano superiore. Nel giardino attiguo troviamo i resti dell'antico chiostro monastico e l'entrata di un ipogeo (vedi galleria fotografica), indizi chiari di quello che doveva certamente essere uno di quegli insediamenti monastici rurali che si svilupparono  tra il IX e XI secolo proprio intorno ai vecchi casali ricavati modificando grotte naturali, gravine e lame. 
 
Malgrado la scarsa documentazione e i vuoti storici delle varie epoche, la chiesa di San Giorgio è stata meta di pellegrinaggi continui, almeno fino agli anni Sessanta, come abbiamo raccontato in un precedente articolo. I restauri e gli adattamenti strutturali si sono susseguiti nei secoli sovrapponendo strati di storia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Ultimo quello effettuato dalla famiglia che ancora oggi ne detiene la proprietà. Una lapide commemorativa, ancora perfettamente leggibile all'interno della chiesa, ricorda con enfasi patriottica il restauro realizzato da Nicola Scattarelli nel 1920. Ma da quella data nessun intervento significativo di manutenzione è stato eseguito. Non sappiamo perché improvvisamente il pellegrinaggio al santuario si sia interrotto, di certo ne è seguito il declino e il disfacimento progressivo  dell'intera struttura. Vandali e ladri hanno fatto il resto. I vincoli architettonici posti dai decreti ministeriali del 2 e del 4 maggio 1977 hanno poi contribuito a bloccare ogni possibile iniziativa da parte di privati. 
 
A questo si aggiunga che il progetto di raddoppiamento della linea ferroviaria Bari-Bitritto, i cui lavori già iniziati  stanno ulteriormente danneggiando questa estesa zona ricca di ipogei, grotte naturali e chiese. E tutto nel silenzio e nell'inerzia dei nostri amministratori, passati e presenti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Il video della visita alla Chiesa di San Giorgio (di Carlo Gelardi):
 


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Salvatore Schirone
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  • Giuseppe Dalfino - La chiesa la conosco bene, fa parte di una tipologia diffusa in Terra di Bari ma che ha origini orientali (Armenia e Georgia) al più tardi al VI secolo d.C. Tra gli storici dell'arte sono conosciute come Kuppelhalle, ovvero sale a cupola, e si diffondono in Puglia nell'XI secolo parallelamente alle cattedrali romaniche. S. Giorgio sorgeva nel casale di Lucignano ed è vicina alla chiesa di S. Felice di Lucignano attualmente parte della Masseria Madia Diana. Salvarla è un ordine!!! Ma dobbiamo essere in tanti. Ho creato una pagina su Facebook Le chiese a cupola di Puglia, per sensibilizzare i Pugliesi e gli amanti della architettura medievale.
  • silvio cellamare - Quello della Chiesa di San Giorgio Martire è solo un esempio dello stato di abbandono e distruzione di un favoloso tesoro. Ci sono per fortuna alcune persone come Nicola De Toma che conoscono perfettamente il territorio e sono pronte ad evidenziare e denunciare gli atti di vandalismo e sistematica distruzione dei NOSTRI beni materiali (e immateriali). Queste persone si espongono rischiando in prima persona sopratutto quando denunciano gli abusi della speculazione edilizia che non si fa scrupolo di sotterrare ipogei o colmare lame. La speculazione edilizia non si preoccupa neanche della distruzione dell'assetto idrogeologico procurando ingenti danni e talvolta anche morti. Aiutiamo le SENTINELLE DELL'AMBIENTE a difenderlo dall'incuria e dalla speculazione prima che sia troppo tardi.

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