di Salvatore Schirone

La storia della "Ciclatera", lo sbuffante treno a vapore che univa Barletta a Bari
BARI – “La Caffettiera ci lasciava davanti a una casetta ombreggiata da un enorme gelso, dopo aver attraversato un ponte di ferro con grande fracasso. Nella nostra fantasia di bambini era il nostro far west. Il trenino attraversava il deserto, tra carovane, indiani e cowboy”. Sono le parole dello scrittore Vito Maurogiovanni, che nel suo “Come eravamo” ricorda quando da piccolo, assieme ad altri coetanei, viaggiava su un lento veicolo ferroviario che lo portava in una colonia situata sulle coste del rione Fesca di Bari. Quel treno era la “Ciclatera”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Si trattava del convoglio a vapore che collegava Barletta a Bari passando per tutta la città e affiancando edifici e marciapiedi. Fu attivo dal 1882 fino al 1959, riuscendo a sopravvivere anche in un’epoca in cui i mezzi elettrici avevano ormai avuto il sopravvento. (Vedi foto galleria)

La storia di questa prima tramviaria leggera ha del leggendario, a partire dal suo curioso nome. Nel suo libro “Bari in carrozza” il demologo Alfredo Giovine spiega che l’appellativo non sarebbe altro che la traduzione barese di “caffettiera”, per via del suo sbuffare fumo e fischiare come il bricco sul fuoco. Tra l’altro il termine deriverebbe da “cioccolatiera”, perché la macchinetta prima di essere adattata al caffé eruttava cacao caldo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il treno, che nella sua prima versione ottocentesca collegava solo il capoluogo pugliese a Bitonto, percorreva tutta via Napoli facendo infine capolinea in piazza Disfida di Barletta, lì dove ancora presente l’edificio bianco e rosso della stazione in disuso. Il fabbricato è oggi occupato dall’engineering della società Ferrotramviaria, ma continua a mantenere un fascino retrò, grazie all’orologio che fa capolino sulla sua cima e le finestre al pianoterra che tra giochi geometrici sono marchiate con le lettere “F” e “T”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Su quello slargo, un tempo denominato del “Pennacchio” perché nel giugno 1863 vi venne giustiziato il brigante omonimo, scendevano ogni giorno decine di persone provenienti dalla provincia alla ricerca di un affare in città. Ma non solo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Come infatti racconta Maurogiovanni, il treno ritornando verso il nord barese faceva tappa al quartiere Fesca, lì dove in epoca fascista erano presenti delle colonie gestite da suore: permettevano ai bambini di bagnarsi nel mare, visto che un tempo in quella zona erano presenti della spiagge sabbiose.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ancora oggi su via del Baraccone, in una zona difficilmente raggiungibile situata nei pressi della foce di Lama Balice, è possibile ammirare la sagoma perimetrale di una di quelle colonie, trasformata in una scuola di surf. 

La gloriosa storia della Ciclatera ebbe però fine all’alba degli anni 60. Il boom economico aveva d’altronde portato alla crescita della motorizzazione privata e quel treno, che a malapena raggiungeva i 30 chilometri orari, risultò tutt’a un tratto obsoleto e pericoloso, visto che intralciava il traffico cittadino.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La sua ultima corsa si ebbe il 30 maggio del 1959: una foto mostra la locomotiva tutta inghirlandata salutata dai cittadini al termine del suo viaggio di congedo. I binari vennero rimossi da via Napoli e da quel momento Bari non udì più il fischio stridulo della sua “Ciclatera”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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Salvatore Schirone
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  • carbone michele - io abitavo invia Napoli a circa 50 metri da piazza disfida di Barletta dal 56 al 61e quindi vedevo arrivare tutte le mattine la ciclatera però ricordo che fino a quando ci ho abitato il trenoera ancora in attività comunque un ricordo bellissimo il cinema Manzoni l 'Arena moderna il falo in piazza disfida di Barletta il giorno di San Giuseppe le carrozze parcheggiate in piazza durante la Fiera del Levante il passaggio dei ziazi coloratissimi in bicicletta che andavano al monte san michele
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  • rino cataldo - Abitavo in via Pietro Ravanas angolo via Napoli e ricordo perfettamente quanto raccontato da Salvatore. Aggiungo il Bar Venezia e la tintoria Turi. Un ricordo bellissimo. Grazie per la condivisione.
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  • Nicola - i miei nonni abitavano a Bari a ridosso della stazione. I treni, alla partenza, emettevano il solito fischio di consenso, tale fischio scandiva l'orario della giornata dei miei nonni. Inoltre: mio nonno, poichè aveva alcuni terreni a Barletta, riceveva dai suoi contadini, tra l'altro, profumatissimi fioroni che venivano spediti, in abbondantei cassette, tramite uno zio che all'epoca era capostazione allo scalo di Barletta. Noi bambini, e non solo noi, aspettavamo con ansia la ciclatera con il prezioso carico.(naturalmente nel periodo opportuno)
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  • Letizia - Grazie per questo bellissimo viaggio nella storia del nostro amato quartiere, un'emozionante rievocazione.
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  • Silvana - Mio nonno, Savino Patruno, era il richiesta della "ciclatera" e anche lui con la sua famiglia abitava in via Napoli, a Bari
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  • Tarquinio - Pure mio nonno era macchinista di quellaciclaters quanti ricordi
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  • Luigi Carnicella - Tra i ragazzini, a quei tempi avevo 8 anni si era sparsa la voce che mettendo un pezzo di ferro sulle rotaie il treno schiacciandolo lo avrebbe trasformato in calamita. ogni volta che passava mettevamo un pezzo di ferro, mai riuscito a trovarlo dopo il suo passaggio. Una volta ricordo che ci hanno fatto scendere alla salita di Ruvo, non ce la faceva ad andare su.
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