di Gabriella Quercia

I ''ferramatori'' di Bari: «Recuperiamo la memoria dell’antico mondo dei treni»
BARI – «Avete presente il ponte pedonale che da corso Cavour porta sull’Estramurale Capruzzi? Ebbene, negli anni 50 e 60 era preso letteralmente d’assalto dalle mamme baresi, che accorrevano lì per far respirare ai propri figli i “fumi” dei treni a vapore ancora in circolazione. Infatti si credeva che la combustione del carbone fosse un toccasana per la pertosse e quando la ciminiera non era in direzione del ponte, le donne sventolavano un fazzoletto bianco per intimare al macchinista di arretrare e posizionare meglio la locomotiva».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Questo è solo uno dei tanti aneddoti raccolti nella sede dell’Aisaf (Associazione ionico salentina amici ferrovie) di Bari, dove alcuni nostalgici ferrovieri si incontrano per condividere non solo storie e cimeli, ma anche per recuperare vecchi vagoni e mettere in piedi iniziative che possano ridare valore al vecchio e amato treno (vedi foto galleria). Loro sono infatti dei “ferramatori”, persone legate all’epoca in cui il treno era il mezzo di locomozione più diffuso e utilizzato. Li incontriamo nella piccola e accogliente sede in via Oberdan, nel cuore dello scalo merci della stazione di Bari Sud-Est, circondata da giganti vagoni dormienti e dal martellante suono del segnale acustico del passaggio a livello.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Siamo nati ufficialmente nell’aprile del 2014 - ci spiega il 60enne macchinista Dario De Simone -. Il nostro amore per le ferrovie è quasi genetico, visto che siamo cresciuti in famiglie di ferrovieri: abbiamo le rotaie nel sangue. Siamo una piccola realtà, nonostante Bari sia una delle poche città italiane a essere percorsa da ben quattro ferrovie: quelle dello Stato, Sud -Est, Bari nord e Appulo Lucane».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Anche mio padre e mio nonno erano ferrovieri- continua il 55enne Giuseppe Scannicchio, funzionario delle Ferrovie dello Stato -. Io ho anche vissuto in una casa cantoniera al nord. Prima di entrare in questo mondo ero stato assunto come pilota collaudatore nell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, ma quando seppi di aver superato anche il concorso nelle Ferrovie non ci pensai due volte e lasciai il mio lavoro per inseguire quello che era il mio sogno. Molti mi dissero che era una scelta da pazzi, ma io non me ne sono mai pentito».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma che fanno i nostri amici ferramatori? Prima di tutto sono dei collezionisti. Ci mostrano infatti foto d’epoca, vecchi libretti di circolazione, una “leopolda” degli anni 50 (una campanella che avvertiva il sopraggiungere del convoglio e ancora rintracciabile in alcune stazioni) e uno strano fischietto a forma di corno. «Questo risale agli anni 40– ci mostra fiero De Simone - e ha preceduto l’invenzione della paletta, entrata in vigore solo nel 1942. Il capostazione lo utilizzava per dare il segnale di partenza al treno. Se il numero del treno era dispari fischiava una volta, se era pari due volte. Il capotreno, che era sul convoglio, decodificava il segnale e la comunicava al macchinista che a quel punto poteva partire».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Ma la loro attività non si limita al collezionismo, questi amanti dei rotabili sono sempre alla ricerca di vecchi vagoni e locomotive nella speranza di dar loro nuova vita. «Uno dei recuperi più importanti è stato quello effettuato nell’ottobre del 2014 nello scalo merci della stazione di Gravina in Puglia – ci dice sempre De Simone -. Ci siamo trovati davanti a una draisina Fiat 500, una vecchia macchina gialla utilizzata per il trasporto dei dipendenti Fs. E’ stata utilizzata fino agli anni 60 e poi se ne sono perse le tracce. L’abbiamo caricata a mano su un veicolo da rimorchio e portata qui. Ora la stiamo aggiustando e vorremmo rimetterla in funzione. In Italia, in buone condizioni, ce n’è soltanto un’altra».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«E non solo - prosegue il 22enne Gabriele Lepore, il più giovane dell’associazione - . Ora stiamo provvedendo, assieme ai nostri soci tarantini, al restauro di quattro carrozze storiche, risalenti agli anni 40. Le abbiamo denominate “Valle d’Itria Express” perché vorremmo utilizzarle per esplorare gli incontaminati territori pugliesi di quella valle, passando per boschi e zone verdi e facendo riscoprire così il piacere di viaggiare in treno».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

I ferramatori vorrebbero però anche rappresentare una sorta di memoria storica della ferrovia italiana. Abbiamo citato il simpatico episodio della pertosse e dei fazzoletti, ma loro ricordano anche eventi più tristi, come tutti gli incidenti avvenuti in Puglia. Tra questi quello del 30 ottobre del 1927.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Era il quinto anniversario della marcia su Roma di Mussolini - racconta Gabriele -. Nella stazione di Triggiano c’era una moltitudine di simpatizzanti fascisti che si recavano a Bari in occasione dei festeggiamenti. Vista la grande affluenza, che impediva al treno di partire, si decise di aggiungere altri due carri. Ma mentre si svolgeva questa operazione, sopraggiunse un altro treno che tamponò quello fermo. Persero la vita nove persone e circa 200 rimasero ferite».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Di questo evento si è persa memoria, per questo motivo il 7 novembre l’Aisaf porrà nella stazione di Triggiano una targa in ricordo del più grande disastro ferroviario mai accaduto in Puglia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Il nostro scopo è proprio quello di far conoscere più cose possibili riguardo ai treni  - conclude Scannicchio -. Ma lo sapete che molte stazioni italiane hanno più di settant’anni? Sono beni che andrebbero tutelati. La stessa stazione di Bari Centrale ha delle architetture antichissime, risalenti a fine 800: la tettoia in ferro che la sovrasta è quella originale in stile liberty. Pochi però conoscono queste storie. Ma tranquilli, ora ci siamo noi: riusciremo a mantenere viva l’attenzione sullo storico e affascinante mondo delle ferrovie».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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Gabriella Quercia
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  • Francesco Cozzi - La mitica draisina Fiat!! Originata dal furgoncino stradale Fiat 600, divenuto Fiat 900 negli anni 80. Un pezzo ormai introvabile della storia Fiat che conta! Gran bella iniziativa!
  • giuseppe - bisogno ci sono ancora rastrelliere delle chiavi per scampi se avete

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