di Giulia Mele - foto Christian Lisco

Chiese barocche e torri medievali: alla scoperta di Canneto, l'altra "anima" di Adelfia
ADELFIA – Un borgo millenario impreziosito da chiese e palazzi vegliati da un’antica torre normanna. È Canneto, quartiere che assieme all’adiacente Montrone costituisce il comune di Adelfia, in provincia di Bari. Una cittadina quest’ultima divisa in due "anime" distinte, ognuna delle quali caratterizzata da un proprio centro storico, un proprio patrono e persino un proprio cimitero.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

I due paesi vennero infatti uniti tra di loro
il 29 settembre 1927, “grazie” a un Regio decreto firmato da Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III. E da allora sono costretti a una convivenza forzata e mai accettata del tutto. Per questo se si visita Adelfia, non si può che scindere il “viaggio” in due passeggiate diverse. Oggi siamo andati alla scoperta di Canneto (vedi foto galleria).

Meno estesa di Montrone, Canneto sorse nel 1067, ai tempi dell’invasione normanna guidata da Roberto il Guiscardo. Il suo nome deriva da un vicino campo di canne che l’ufficiale Giosuè Galtieri, poi nominato signore del posto, scelse per il riposo e il rifornimento dei suoi soldati.

Il modo più veloce per arrivare ad Adelfia partendo da Bari è percorrere la Statale 100 per una decina di chilometri per poi prendere l’uscita Adelfia/Valenzano/Rutigliano. Dopo circa tre chilometri ci ritroviamo così sull’arteria principale del paese: via Vittorio Veneto. Questo è però il “territorio” di Montrone: per raggiungere la nostra meta bisogna infatti oltrepassare il ponte che divide i due rioni.

La prima tappa è la scuola elementare di Canneto, dove è stato posto il confine simbolico tra i due ex paesi: una stele sormontata da una sfera sopra la quale si erge una croce. «Questo luogo è legato ad un drammatico episodio del 1799, epoca della Repubblica Napoletana – ci racconta lo storico locale Gerardo Torres –. Un montronese filoborbonico si scagliò contro due uomini delle truppe francesi che chiedevano il libero passaggio: sparò e ne uccise uno. La rappresaglia fu terribile, con saccheggi e incendi».

Poco più avanti attira la nostra attenzione l’ottocentesco Palazzo Conte Sabini, sede del Municipio fino al 1927 e ora gestito da diversi enti tra cui la ProLoco. «La sua costruzione - riferisce il nostro accompagnatore - è attribuita a un certo Giacobbe Gervasio: lo edificò dopo aver trovato un tesoro sepolto in campagna». A sormontare la cornice della finestra centrale del piano superiore, scolpito a bassorilievo, spicca lo stemma in pietra di Canneto raffigurante tre leoni con un campo di canne sullo sfondo.


Arriviamo quindi davanti all’arco d’ingresso del centro storico, all’incrocio con Piazza Roma. Chiamato Porta Gironda in quanto eretto sotto il dominio di questa casata nel 1554, sfoggia tra le raffinate decorazioni lo stemma famigliare affiancato a quello di Canneto. Lo corona la torre dell’orologio, risale invece al 1899: entrambe le date sono indicate da iscrizioni e incisioni.

Prima di attraversarlo ci concentriamo su una chiesa che si trova a pochi metri di distanza. Intitolata a Maria Santissima della Stella, sorse nel 1186 per volere di Alfonso Balbiano dopo la miracolosa guarigione di sua moglie Stella Beatrice Galtieri da una grave malattia. Esternamente semplice, all’interno custodisce cinque monumenti settecenteschi in memoria di esponenti della famiglia Nicolai, la cui arma è anche impressa su un’acquasantiera. Sull’altare è esposto un dipinto di Madonna con bambino.

Torniamo adesso a Porta Gironda e accediamo alla città antica. Subito veniamo accolti, su piazza Giosuè Galtieri, da vari edifici. Il primo è l’imponente Torre Normanna del XII secolo, anch’essa commissionata da Alfonso Balbiano. Accanto si trova il Palazzo Marchesale dei Nicolai, le cui stanze sono attualmente divise tra proprietà private, esercizi commerciali e locali appartenenti alla parrocchia. E in fondo ecco la Chiesa Matrice di Canneto, intitolata all’Immacolata e risalente al 1761.
 
Realizzata in conci di tufo e rappresentata dai tipici caratteri del barocco, la facciata è caratterizzata da un fastigio lunettato con arco a tutto sesto affiancato da due pinnacoli dalla forma di una fiamma. A dominare è il grande finestrone centrale dal profilo mistilineo, decorato da una vetrata istoriata raffigurante appunto l’Immacolata.

La sua pianta a croce latina presenta due cappelle laterali per ciascun lato e un’abside a terminazione rettilinea. Il soffitto è affrescato e colpisce in particolare la splendida cupola con cielo stellato sorretta da quattro pennacchi con gli evangelisti. Nel presbiterio è presente un affresco dell’Ultima Cena, opera dei fratelli Prayer, mentre sull’altare è posta una statua della Madonna.

Nella prima cappella a destra sono custodite in un reliquiario le ossa del patrono di Canneto, San Vittoriano, oltre a una sua piccola scultura con una palma nella mano racchiusa in una nicchia.

Usciti dal tempio terminiamo il nostro viaggio in cima alla Torre Normanna. Strutturata a pianta quadrata, si articola su quattro piani ed è alta complessivamente 19 metri. «Aveva una doppia funzione, di controllo del territorio e di richiamo di soccorsi in caso di assedio – spiega la guida –. Dalla sommità infatti i soldati accendevano un fuoco che poteva essere visto dai paesi confinanti».

Accediamo all’interno passando per un’anticamera e saliamo una ripida scalinata a chiocciola la cui modernità contrasta con l’ambiente medievale. Dopo esserci “arrampicati” su un’altra scala più stretta e ripida, arriviamo in alto per ammirare il panorama circostante. E qui, dopo aver contemplato la chiesa matrice e il suo campanile, spostiamo il nostro sguardo sulla vicina Montrone, l’altra anima di Adelfia che attende di essere svelata.

(Vedi galleria fotografica)


© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Giulia Mele
Scritto da

Christian Lisco
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  • Michele Iannone - Un ottimo servizio con valide foto. Complimenti !
  • Antonio Colavitti - nn ho letto commenti su Montrone, ma il nome Adelfia, chiaramente derivante dal greco "adelphos", fu dato da Mussolini a mo' di unificazione dei "campanili".


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