di Federica Calabrese e Vito Attolico - foto Valentina Rosati

Bari, la storia della sede della Croce  Rossa: dal 500 all'800 fu il convento degli Agostiniani
BARI – Per secoli Bari è stata sede di grandi e piccoli monasteri, collocati in diversi punti della città. La vita di questi luoghi di culto terminò però nell’800, quando gli ordini religiosi furono soppressi e gli edifici che li ospitavano vennero espropriati e riconvertiti.

Ancora oggi tra le vie del capoluogo pugliese sono presenti numerosi ex conventi che hanno trovato nel tempo diverse destinazioni. Ad esempio il cenobio domenicano è sede della Prefettura,  quello delle suore di Santa Scolastica è stato riadattato a Museo archeologico, il monastero di Sant’Antonio è diventato Comando dei Carabinieri e quello di San Benedetto ospita la Fondazione Petruzzelli.

C’è poi il cinquecentesco monastero degli Agostiniani che si erge tra piazza Mercantile e la stretta via Corsioli: sopravvissuto a secoli di rimaneggiamenti e persino a un terremoto, è divenuto dal 1938 “casa” della Croce Rossa. Siamo andati a visitare lo stabile (vedi foto galleria).

L’ex convento è situato nei pressi della cosiddetta “colonna infame”, accanto alla caserma della Guardia di Finanza.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La sua facciata ocra, squadrata e dall’aspetto sobrio, appare segnata dagli anni.
I tre livelli sono ben evidenti, scanditi da finestre e stretti balconcini in ferro. Elementi che si susseguono nell’adiacente via Corsioli, stradina sulla quale si staglia anche un arco che separa l’edificio da un’abitazione privata. Al piano terra si apre infine il portone d’accesso sovrastato dalla grande insegna lignea con l’emblema della Croce Rossa.

Le vicende del luogo si legano a quella della non lontana chiesa di Sant’Anna, sita in strada Palazzo di Città. Originariamente intitolato a Santa Pelagia, il tempietto dell’XI secolo fu ampliato e consacrato a Sant’Ambrogio nel 1507 dai milanesi giunti a Bari con Isabella d’Aragona.


Fu in questo contesto di rimodernamento che venne fondata la comunità religiosa in piazza Mercantile, presto affidata agli agostiniani. Proprio la presenza dei frati decretò inoltre la nuova intitolazione della chiesetta al santo d’Ippona.

Nel 1576 il monastero fu sottoposto a ristrutturazione, seguita da nuovi lavori nel 1601 e da un più consistente rimaneggiamento 75 anni dopo, quando inglobò fabbriche di case attigue. In questa circostanza finalmente venne dotato di chiostro, refettorio e nuovi dormitori.

Nel febbraio 1743 però un devastante terremoto lo rese inabitabile. Nonostante un parziale recupero il suo destino risultò però segnato: il 15 febbraio del 1807 Giuseppe Bonaparte soppresse l’ordine agostiniano e di lì a 3 anni il complesso divenne demaniale.

La Croce Rossa vi arrivò come affittuaria nel 1938 per poi divenirne effettiva proprietaria nel 1978, destinando i 45 vani disponibili a uffici e magazzini. Fondata a Milano nel 1864, l’associazione conta più di 150mila volontari in tutto il territorio nazionale. Il “ramo” barese è uno dei più antichi della Penisola essendo stato costituito nel 1886 da Moisè Maldacea, ex ufficiale dei garibaldini che riposa nel cimitero monumentale di Bari.

Grazie alla disponibilità dell’attuale presidente Consiglia Margiotta entriamo finalmente nello storico edificio. Internamente l’ambiente è sobrio e quasi spoglio: pilastri bianchi sorreggono una copertura con volte a crociera, mentre qua e là fotografie in bianco e nero sui muri ripercorrono la storia dell’organizzazione.

In un piccolo spazio di fronte a noi sono esposte le divise dei corpi civili e il busto di Ferdinando Palasciano, ottocentesco chirurgo considerato uno dei precursori della Croce Rossa.

Nel pavimento anni 80 notiamo delle botole ormai chiuse. Si trattava originariamente di vasche di raccolta dell’acqua piovana che correvano intorno al grande atrio colonnato avente funzione di accesso al convento.

Una leggenda vuole che una di queste caditoie nasconda un passaggio segreto che collega il palazzo con la cripta della chiesetta di Sant’Anna, anche se i diversi sopralluoghi susseguitisi negli anni non hanno potuto confermare le voci.

Per salire al piano superiore superiamo un arco sormontato da un cuore scolpito nella pietra, simbolo agostiniano che attesta l’antica presenza dell’ordine. Giunti al primo livello svoltiamo a destra attraversando uno stretto corridoio e approdiamo in un ampio e alto spazio chiuso da un soffitto con quattro lucernari moderni. Intorno a noi si affacciano stanzette adibite a uffici.

Da qui riusciamo a scorgere la balaustra sovrastante: sebbene molte colonnine in pietra che caratterizzano la balconata siano state risarcite, in alcuni punti mostrano un consunto aspetto secolare, restituendoci l’immagine di quello che nel Cinquecento doveva essere l’area aperta frequentata dai frati.

Raggiungiamo quindi l’ultimo piano attraverso un’altra scala interna. Spessi pilastri bianchi che reggono candidi archi segnano il profilo del lungo corridoio e, alla nostra destra, dietro una scaffalatura metallica vuota, scopriamo con sorpresa la sagoma circolare di un antico rosone, probabilmente appartenente alla chiesa medievale poi inglobata nel complesso.

Torniamo nell’atrium a piano terra e da lì accediamo attraverso una porticina laterale ai depositi della Croce Rossa, dove ci imbattiamo in diverse volontarie intente alla preparazione di pacchi alimentari. Farina, pasta, legumi e biscotti vengono prelevati da alti scaffali metallici per essere registrati, inscatolati e portati all’esterno, pronti per la distribuzione ai senzatetto.

Con il sottofondo indaffarato delle donne lasciamo quindi quest’edificio, che pur avendo abbandonato il suo carattere monastico continua a mantenere la vocazione all’aiuto dei bisognosi.

(Vedi galleria fotografica)


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Federica Calabrese
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Valentina Rosati
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