di Giancarlo Liuzzi

Mare color smeraldo e spiaggette nascoste: sono le sorprendenti grotte di Capitolo
MONOPOLI – Spiaggette appartate e acque limpide di un intenso verde smeraldo si celano all’interno delle grotte marine di Capitolo, frazione di Monopoli . Così come quelle più famose e grandi di Polignano a Mare, queste cavità naturali sono raggiungibili solo via mare, rivelando ai fortunati frequentatori scenari sorprendenti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Disseminate lungo circa un chilometro e mezzo, le grotte si estendono nella zona nord della località balneare, caratterizzata da una costa più rocciosa, frastagliata e meno frequentata dai bagnanti rispetto a quella meridionale. Un tratto di litorale che, seppur meno “turistico”, appare però più selvaggio e ricco di storia, grazie anche alla presenza di chiese rupestri e antiche torri. (Vedi foto galleria)

Iniziamo la nostra escursione nei pressi del ristorante Elia, struttura che si affaccia su una piccola insenatura sabbiosa. Ci tuffiamo in mare, affianchiamo il costone sulla destra, per trovarci di fronte alla nostra prima cavità. Non ci resta quindi che inoltrarci al suo interno, prima nuotando e poi camminando grazie alla bassa altezza dell’acqua.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ed ecco che qui, con sorpresa, ci ritroviamo su una piccola spiaggetta che ricorda quella della Grotta “dei due ingressi”, gioiello situato tra le calette di Monopoli sud. Si tratta in effetti di un vero e proprio arenile al coperto, circondato da rocce modellate dalla forza delle onde che invadono l’insenatura durante l’alta marea.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La caverna, illuminata unicamente dall’entrata e da un foro sulla parete superiore protetto da una grata in ferro, è dominata al centro da una piccola barchetta: un gozzo colorato di rosso e blu “attraccato” alla parete attraverso una lunga catena. Alle sue spalle, fra macigni appuntiti e scogli levigati, notiamo anche un muretto in pietra e cemento. Ci sembra dunque di trovarci in un piccolo porticciolo “privato”: tra l’altro pare che in passato la cavità fosse collegata da un cunicolo sotterraneo a una delle numerose ville che si trovano in superficie.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ritorniamo a terra e ci incamminiamo verso a nord fino a raggiungere dopo qualche decina di metri la scogliera chiamata “Punta d’oro”. Al centro del costone scorgiamo una lunga frattura nella pietra: decidiamo di esplorarla. Avvalendoci dell’appoggio di alcuni massi scendiamo così in un antro più basso che si rivela lambito dall’azzurro dell’Adriatico, assumendo le fattezze di una vera e propria piscina.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Da qua ci muoviamo a nuoto sulla sinistra della scogliera, dove ci imbattiamo in un’altra grotta dotata di due “bocche”, una delle quali però risulta ricolma di pietre, rifiuti e tronchi. Ci basta però spostarci di poco per accedere al secondo e più piccolo ambiente, collegato al primo da uno stretto cunicolo dove il mare non supera l’altezza del mezzo metro e che possiamo dunque esplorare a piedi. Qui la roccia con sfumature che vanno dal verdone al viola si riflette sull’acqua cristallina e limpidissima.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Riprendiamo il viaggio alla scoperta del tratto di litorale situato ai piedi della Torre di San Giorgio, antica struttura ormai quasi del tutto scomparsa. Anche qui la costa custodisce una serie di piccole grotte. La prima in particolare è caratterizzata da un ingresso ad arco e nasconde al suo interno un passaggio che conduce a una caverna più grande completamente isolata e silenziosa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Le successive sono piccole cavità gemelle semibuie che si susseguono una accanto all’altra, in cui a spiccare è l’acqua verde smeraldo in contrasto con l’ocra e il viola delle pareti rocciose.

Ritorniamo in superficie e percorriamo a piedi circa 250 metri, fermandoci di fronte alla medievale chiesa rupestre di San Giorgio. Ci troviamo in corrispondenza della baia di “Porto Giardino”, la cala più grande di Capitolo, dominata da un ristorante recentemente crollato a causa dell’erosione della scogliera sulla quale era stato costruito. L’accesso alla spiaggia è infatti vietato e per poterci immergere nuovamente in mare dobbiamo calarci con non poca difficoltà su una “scala” ricavata da grossi massi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Raggiungiamo la maestosa grotta su cui si affacciava il locale: qui le pareti, affollate da decine di piccioni a riposo, sono caratterizzate da tanti piccoli anfratti e da “pilastri” in pietra che sembrano sorreggerne la volta.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma le meraviglie non finiscono qui. La roccia cela sulla sinistra uno stretto valico che ci conduce in un secondo antro situato alle spalle del primo, dove l’alta scogliera va a incorniciare il mare creando una piscina al coperto, remota e silenziosa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Scoviamo altri due piccoli varchi fra gli scogli aguzzi. Con un po’ di timore ma spinti dalla curiosità ci addentriamo nel primo cunicolo sottomarino sulla destra, lungo e buio, che attraversiamo muovendoci sulle ginocchia e andando controcorrente nell’acqua fredda. Il corridoio però si stringe sempre più e ci costringe a fare marcia indietro.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ritorniamo quindi sui nostri passi per fare visita alla seconda “bocca”, che ci regala l’ultima sorpresa di questo avventuroso viaggio. Da un ambiente angusto e claustrofobico ci ritroviamo infatti in un attimo in una imponente e monumentale cavità alta oltre 15 metri, sviluppata su due livelli.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci arrampichiamo sugli scogli e arriviamo così sino al secondo “piano”, dove a dominare la scena c’è un inaspettato e altero albero di fico che si staglia verso l’alto fuoriuscendo da una grande apertura sul soffitto, da cui filtra la luce del sole. E per un momento ci pare di trovarci in un rifugio segreto: in una caverna dall’aspetto primordiale e immacolato, al riparo dalla forza delle onde dell’Adriatico.

(Vedi galleria fotografica)


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