di Ilaria Palumbo - foto Antonio Caradonna

Bari, alla scoperta di quell'enorme area inaccessibile dove un tempo sorgeva la Stanic
BARI – Un’area di 500mila metri quadrati inutilizzata e inaccessibile compresa fra via Bruno Buozzi, viale Europa e il Canale Lamasinata. Stiamo parlando della zona di Bari in cui un tempo sorgeva la Stanic, la gigantesca raffineria che fu attiva dal 1937 al 1976.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Creato dai gruppi italiani Agip e Aipa con sigla Anic, lo stabilimento cambiò denominazione  nel 1950, quando la società passò nelle mani dell’Eni e dell’americana Standard oil company. Per quarant’anni produsse benzina, paraffine e oli lubrificanti creati dal petrolio proveniente dalla vicina Albania e dagli anni 50 diede addirittura il nome al quartiere sorto proprio per dare una casa alle migliaia di dipendenti impiegati nella fabbrica.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma nel 1974 a causa di crisi petrolifera, processi di raffinazione obsoleti e decisioni politiche, si decise di mettere fine alla sua gloriosa storia. Così dopo due anni la fabbrica chiuse definitivamente i battenti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma oggi che cosa è rimasto di questo polo industriale? Un enorme territorio sterile, privo di edifici e campi coltivati, completamente circondato da un alto e lungo muro ben visibile da via Bruno Buozzi. Del resto si tratta di una zona inquinata da metalli pesanti e amianto, bonificata negli anni 90 e ancora oggi sottoposta a monitoraggio e controlli.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Eppure se si guarda l’area dall’alto, ad esempio attraverso il “satellite” di Google Maps, si noterà che qualche segno dell’antica fabbrica è ancora visibile. Ad esempio spiccano degli enormi cerchi disegnati sul terreno: l’impronta delle grandi cisterne per lavorazione del greggio.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Muniti di un drone siamo quindi andati a fare visita all’ex Stanic, entrando in una parte della città in cui pochi baresi hanno messo piede. (Vedi foto galleria)

Il nostro punto di partenza è via Zippitelli, strada della Zona industriale che costeggia la statale 16. Qui, alle spalle dei capannoni della Metro, si trova una grande superficie abbandonata ricoperta da cemento e vegetazione incolta che sorge proprio a ridosso del Canale Lamasinata, tratto della lama omonima rinforzato da argini artificiali.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Scarpiniamo per qualche metro fino a quando di fronte a noi non vediamo aprirsi una strada introdotta da due pilastri: è la misconosciuta via Argentieri. L’erba nel frattempo si è fatta alta e per proseguire abbiamo non poche difficoltà, vista anche la presenza di arbusti spinosi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Dopo pochi passi ci troviamo su un curioso ponticello invaso da muschio che attraversa il “fiume”. Lo superiamo e continuiamo sulla stradella che ci porta finalmente davanti all’area dell’ex raffineria. Ciò che vediamo è in realtà una lunga cinta muraria recintata con filo spinato, interrotta in un punto da un cancello arrugginito con su scritto “veicoli al passo”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci avviciniamo. Attraverso le maglie dell’inferriata riusciamo a scorgere un grande terreno desertico avvolto dal silenzio, dominato dall’erba inselvatichita. E grazie al drone riusciamo ad ottenere delle immagini panoramiche.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

In questo vasto territorio, dominato sullo sfondo dalle ciminiere della centrale Enel (anch’essa in via di dismissione) ci sono per lo più campi incolti attraversati da strade asfaltate e in alcuni punti anche viali alberati abbandonati all’incuria, ma sopravvissuti nel corso degli anni.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La vera singolarità risiede nei grandi cerchi che si rincorrono lungo il perimetro, bizzarre tracce superstiti degli impianti del passato: resti delle cisterne e delle torri cilindriche per il frazionamento del greggio. Alcune appaiono circoscritte da massi posti a spirale, altre ricoperte da teli neri lucidi che riflettono la luce del sole.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci pare quasi di avere davanti agli occhi questa fabbrica gigantesca. «Ciò che più colpiva – ci rivela Angela Campanella, storica ed esperta del territorio – era la fiamma luminosa sempre accesa e il fumo denso che fuoriusciva costantemente dalle sue ciminiere, accompagnato dal forte rumore delle sirene che suonavano due volte al giorno per avvisare del cambio dei turni».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Uno stabilimento ingombrante, ma che ha segnato la storia industriale di Bari e l’esistenza di un quartiere che ancora oggi convive con il suo “fantasma”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica con la collaborazione di Francesco Cocco-fkdrone)

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Ilaria Palumbo
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Antonio Caradonna
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