di Redazione

La Bari che non ti aspetti

Bari ha una faccia solare, rumorosa, quasi sfacciata: il lungomare, le orecchiette nei vicoli, San Nicola, il vento che arriva dal porto e mette in riga anche i pensieri. Poi c’è l’altra Bari, quella che si intravede sotto le pietre, dietro un arco, in una cripta, accanto a una colonna che sembra decorativa e invece porta addosso una memoria più ruvida. È una città che sa raccontarsi in pieno giorno, ma conserva le sue storie migliori nelle zone d’ombra, anche nell’epoca di Spinando live Casinò Italia.

La città sotto la città

A Bari il mistero non ha bisogno di fantasmi inventati. Gli basta scendere di qualche metro. Il percorso di Bari Sotterranea parte dal Castello Svevo e attraversa ambienti archeologici che raccontano strati diversi della città, dall’età romana al Medioevo. Nel succorpo della Cattedrale di San Sabino si conservano resti di grande interesse, tra cui un mosaico policromo attribuito alla basilica paleocristiana di Santa Maria, legato alla figura di Timoteo e datato intorno al VI secolo. 

Sotto la città compatta dei vicoli esiste un archivio materiale, che non ha nulla di scenografico e proprio per questo convince. 

San Nicola e il furto che cambiò Bari

La storia più celebre della città nasce da un gesto che, raccontato senza devozione, somiglia parecchio a un colpo di mano. Nel 1087 alcuni marinai baresi portarono via da Myra le reliquie di San Nicola e le condussero a Bari. La Basilica stessa ricorda che quel trasferimento cambiò la storia della città, rendendo Nicola non più soltanto il santo di Myra, ma San Nicola di Bari. Le spoglie furono collocate nella cripta della nuova chiesa, consacrata nel 1089 da papa Urbano II.

Intorno a Nicola, poi, la storia documentata convive con una materia più sottile. C’è la devozione orientale e occidentale, c’è il santo dei bambini che contribuirà alla lunga genealogia culturale di Santa Claus, c’è la manna che secondo la tradizione stilla dalla tomba. Bari, con quel santo venuto dal mare, diventa porto anche dell’immaginario. Non serve aggiungere nebbia, basta pensare a una cripta romanica, al sale addosso ai marinai, alle ossa custodite sotto l’altare, e il mistero arriva da sé.

Archi, innamorati e famiglie nemiche

Bari Vecchia ha angoli che sembrano nati per confondere il passo. Uno dei più curiosi è l’Arco delle Meraviglie, o Arco Meraviglia, un passaggio sospeso tra due palazzi medievali. La leggenda racconta di due giovani innamorati, ostacolati dalle famiglie, che vivevano in case una di fronte all’altra. Per raggiungersi, il ragazzo avrebbe fatto costruire un piccolo ponte tra le due abitazioni. 

È una leggenda urbana nel senso più concreto del termine: nasce da un elemento architettonico reale e gli cucisce addosso una spiegazione affettiva. Forse non sapremo mai quanto ci sia di vero. Perché una città abbia deciso di conservare proprio quella versione, quella di due ragazzi separati, un varco costruito in alto, l’amore che trova un passaggio dove la strada lo nega.

La colonna che metteva vergogna

In piazza Mercantile, la Colonna della Giustizia, detta anche Colonna Infame, porta un altro tipo di memoria. Secondo la tradizione, era usata come luogo di esposizione pubblica per debitori insolventi, falliti e bancarottieri, anche se alcuni aspetti della sua datazione e funzione restano discussi dagli studiosi. Il leone di pietra che la accompagna sarebbe materiale di reimpiego di epoca romana, dettaglio che aggiunge un ulteriore strato a un monumento già abbastanza inquieto.

Oggi la piazza vive di tavolini, passi turistici e chiacchiere serali. Eppure, quella colonna rimane lì, a ricordare una giustizia spettacolare, fisica, fatta per colpire il corpo e la reputazione. Bari non nasconde tutto sotto il tappeto. A volte lascia i segni in piena vista, contando sul fatto che molti passeranno oltre senza chiedere.

Il fortino e la città che guarda il mare

Sul margine della città vecchia, il Fortino di Sant’Antonio racconta una Bari difensiva, abituata a controllare il mare prima ancora di celebrarlo. Le fonti storiche attestano un fortilizio medievale in quell’area, con ristrutturazioni importanti nel Quattrocento legate a Giovanni Antonio Del Balzo Orsini. Oggi il fortino è luogo culturale e punto panoramico, ma la sua funzione originaria parlava di assedi, porte, mura, pericolo.

È forse questa la Bari meno attesa: una città stratificata, pratica, devota, severa quando serve. Sotto il sorriso del porto conserva cripte, gogne, racconti d’amore sospesi e pietre difensive. Basta guardarla un po’ meglio. Bari non si concede subito, e fa benissimo.



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