Letto: 3691 volte | Inserita: venerdì 21 dicembre 2012 | Visitatore: gianluca

La morte improvvisa negli sportivi, per la maggioranza dei casi è secondaria a un arresto cardiaco per una grave aritmia, tachicardia o fibrillazione ventricolare.

Negli atleti che apparentemente sembrano godere buona salute, se giovani, le aritmie fatali sono prevalentemente dovute a cardiopatie congenite o acquisite, spesso sconosciute per non aver mai dato sintomi importanti. Negli adulti, atleti amatoriali, master e senior, la causa principale degli eventi drammatici è la malattia coronarica. Sforzi, allenamenti esagerati riducono la riserva coronarica in arterie già compromesse dall’aterosclerosi. Si genera ischemia, cioè la mancanza di ossigeno alle cellule miocardiche e la conseguenza sarà l’insorgenza di aritmie, angina pectoris o infarto fulminante.

La cronaca evidenzia spesso casi di morte improvvisa senza un’apparente causa, specie in atleti giovani. L’arresto cardiaco, in questi casi, è secondario a malattie cardiache di origine genetica, le miocardiopatie primitive, ipertrofiche, dilatative, displasia aritmogene, e le canalopatie. Sono malattie, per fortuna rare, come la sindrome di Brugada o del QT lungo o corto che i ricercatori italiani studiano con ottimi risultati. Infine anche l’uso di droghe, cocaina in particolare, o sostanze dopanti possono essere alla base di questi tragici eventi.

La tutela sanitaria dell’atleta agonista è garantita, nel nostro paese, da una legislazione risalente al 1981. Il rilascio della certificazione d’idoneità allo sport agonistico è subordinato a una serie di controlli clinici e strumentali eseguiti da medici dello sport e da cardiologi. Tuttavia esistono minimi margini di errore per le patologie rarissime, sopra elencate, di difficile riscontro nei controlli di massa. La morte improvvisa nello sport è sensibilmente ridotta in Italia rispetto agli altri paesi, Germania, USA e Regno Unito, dove non esiste l’obbligo della certificazione.

Bisognerebbe agire di più sul versante del non agonismo e sugli amatoriali con controlli medico-sportivi obbligatori, eseguiti da operatori esperti e qualificati, in servizi dotati di apparecchiature diagnostiche, elettrocardiografia ed ecocardiografia. Sono auspicabili maggiori verifiche anti doping, obbligo del defibrillatore e della presenza di operatori addestrati alle manovre rianimatorie durante tutte le competizioni sportive e nei luoghi dove si pratica sport a qualsiasi titolo. Queste sono le soluzioni idonee per considerare l’attività fisica elemento fondamentale per la prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari e della morte improvvisa.

Risponde

RICCARDO GUGLIELMI – Medico cardiologo sportivo Specialista in malattie dell’apparato cardiovascolare e cardioangiochirurgia, è stato Direttore della Cardiologia Ospedaliera “Luigi Colonna” del Policlinico di Bari e docente di cardiologia presso la Scuola di specializzazione in medicina dello Sport dell’Università di Bari.

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