Letto: 6305 volte | Inserita: venerdì 19 ottobre 2012 | Visitatore: claudio

Cassano è ritornato a giocare perché il suo problema al cuore, la persistenza del forame ovale pervio (PFO), non pregiudicava la concessione dell’idoneità allo sport, anche agonistico. E’ bastato chiudere il piccolissimo forellino tra l’atrio sinistro e l’atrio destro del cuore, per permettere ad Antonio (dopo sei mesi di terapia antiaggregante) di riprendere gli allenamenti e la competizione.

In definitiva il riscontro occasionale di PFO, in tutte le persone, non deve pregiudicare l’idoneità allo sport, soprattutto se non ci sono forme cliniche PFO correlate. L’attività sportiva potrà essere concessa dopo l’esecuzione di ecg da sforzo al cicloergometro e monitoraggio elettrocardiografico per 24 ore, meglio coincidente con una seduta di allenamento. Nei rari casi di riscontro occasionale il messaggio da dare agli atleti ed ai lori genitori, se minorenni, deve essere di assoluta tranquillità. Credo che il non concedere l’idoneità, al contrario creerebbe non pochi problemi di natura psicologica specie nel bambino. L’unica controindicazione, anche negli asintomatici, sono le attività subacquee per il rischio di embolia paradossa.

Niente cure speciali o viaggi della speranza. A Bari esistono le professionalità e le competenze tecniche e scientifiche per diagnosticare, trattare e risolvere questa problematica.
Un forame piccolo non dovrà generare una paura grande.

Risponde

RICCARDO GUGLIELMI – Medico cardiologo sportivo Specialista in malattie dell’apparato cardiovascolare e cardioangiochirurgia, è stato Direttore della Cardiologia Ospedaliera “Luigi Colonna” del Policlinico di Bari e docente di cardiologia presso la Scuola di specializzazione in medicina dello Sport dell’Università di Bari.

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